archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Tom Dixon, l’arte di riparare la moto

LIBERAL BIMESTRALE
di Marina Pinzuti Ansolini
La vicenda artistica del designer inglese ora alla guida 
di Artek. Tutto cominciò per caso negli anni Ottanta, 
quando scoprì la tecnica di saldare i metalli...
Liberal Anno V numero 30

Torna al sommario
numero_30_big

 

Tutto, per Tom Dixon, inizia con un incidente di motocicletta. Siamo a Londra, nei primi anni Ottanta; il ragazzo, poco più che ventenne, ha poca voglia di studiare e passa le notti nei locali a suonare la chitarra con una band. Il suo mezzo di trasporto è la moto; un paio d’incidenti e la necessità di doverla riparare. Tom si mette all’opera e scopre la tecnica di saldare i metalli; un mondo nuovo si apre improvvisamente per lui. Passa il tempo a rovistare tra gli scarti di industrie metalliche e nei depositi di rottamazioni d’auto, raccogliendo pezzi di ferro, guarnizioni, tubi di scappamento, freni a disco. Ognuno di loro può essere una gamba, una seduta, uno schienale, un elemento di congiunzione; Tom taglia, riaggiusta, assembla, salda, crea. Un lunedì qualunque del 1984, affitta uno spazio per una settimana; l’evento è il Creative Salvage Show e la speranza è quella di vendere almeno alcuni di quei pezzi unici e bizzarri. Il venerdì successivo sono stati venduti quasi tutti! Crescere diventa inevitabile. Nel 1985 lascia la vita notturna e la rottamazione anche se l’industria resta sempre la fonte principale d’ispirazione e d’approvvigionamento d’elementi ready made per realizzare le sue composizioni. Tom, quando era a scuola non aveva voluto imparare il disegno ma sa usare le mani e, nel 1986, le sue sculture industriali saranno ospitate per una mostra nello spazio di Ron Arad; in seguito, cattureranno l’attenzione dell’illuminato e lungimirante Giulio Cappellini, il quale, nel 1989 vuole produrre la S chair, il cui prototipo risale all’epoca dei primi esperimenti. Il suo successo è immediato e presto il Museum of Modern Art di New York le farà spazio nella sua collezione permanente. Nel 1994, scopre le materie plastiche e fonda Eurolounge, per produrre in proprio le sue creazioni scaturite dal binomio plastica-luce. Nasce Jack, una «cosa» luminosa per sedersi, di forma vagamente molecolare; anche questa finirà in musei d’eccezione come il Victoria and Albert di Londra e il San Francisco Museum of Modern Art. 
Nel 1998, diventa direttore artistico di Habitat, la famosa catena inglese di arredi per la casa e le farà vivere il suo momento di maggiore successo. Nel 2001 scopre la macchina per modellare la plastica e dà il via a una collezione di pezzi unici, sotto il nome di Fresh Fat Plastic. La materia viene plasmata a forma di spaghetti, i quali, attorcigliati e lavorati a mano, formano sedie, sgabelli, tavoli. L’ultima tappa della brillante carriera di Tom Dixon è apparsa in modo sorprendente all’ultimo salone del mobile di Milano: il suo incarico di direttore creativo di Artek, la celeberrima società finlandese fondata da Alvar Aalto nel 1935. Da allora i mobili del maestro continuano a essere considerati dei grandi classici e la presenza del designer inglese non vuole essere rivoluzionaria contro la tradizione; la sua è una visione rispettosa e allo stesso tempo innovativa che spinge la produzione verso un’immagine sempre classica ma decisamente più trendy. Vengono riproposti i colori vintage degli anni Trenta e allora la seduta in legno curvato progettata da Aalto per il sanatorio di Paimio, diventa di un intenso blu petrolio, così come il carrello porta-vivande dalle grandi ruote e il conosciutissimo sgabello a tre gambe; quest’ultimo si avvale addirittura di una versione limitata in arancio fluorescente. Le poltrone si rivestono di nuovi tessuti e colori, la quercia dai toni caldi viene proposta in alternativa alla chiara betulla. Riappaiono pezzi da lungo tempo fuori produzione come letti, cassettiere e tavolini e la tanto attesa riedizione del Make up table, oggi pensato per il computer. Nei progetti futuri di Tom c’è anche qualcosa di più innovativo? Qualche perplessità, molta attesa e, come sempre, ai posteri…
 

web agency Done Communication