Il football è poesia. Nel gesto bello del campione, nel lampo del carneade, nel volo del portiere, nelle lacrime dello sconfitto. Tanti poeti celebrati hanno messo il pallone in rima, da Eugenio Montale a Maurizio Cucchi, da Vittorio Sereni a Giovanni Giudici, da Fernando Acitelli a Umberto Saba. A quest’ultimo dobbiamo Cinque poesie per il gioco del calcio: atti d’amore autentico per la squadra del cuore, la Triestina. Quello del portiere è il ruolo più poetico. Lo intuisce, subito, Saba, che in Tre momenti sottolinea: «Il portiere su e giù cammina come / sentinella. Il pericolo / lontano è ancora. / Ma se in nembo s’avvicina, oh allora / una giovane fiera si accovaccia / e allerta spia». Ma è nella celeberrima poesia Goal che il portiere raggiunge il suo momento più alto, la sua celebrazione definitiva. Da una parte, il portiere battuto; dall’altra, il portiere della squadra che ha segnato: nella sua solitudine, chiede di far parte della gioia collettiva. Umberto Saba, inconsapevolmente, dà vita a una vera e propria regia televisiva moderna. Divisa in tre fasi. «Il portiere caduto alla difesa / Ultima vana, contro terra cela / La faccia, a non veder l’amara luce. / Il compagno in ginocchio che l’induce, / Con parole e con mano, a rilevarsi, / Scopre pieni di lacrime i suoi occhi».
Il regista Saba ha fissato, con maestria, l’attimo fatale del gol. Il primo piano è per il portiere battuto. Non è riuscito nell’impresa, malgrado il tentativo disperato, il tuffo infine amaro. La telecamera del poeta è lì, sulla sua disperazione. Sul suo pianto. A niente serve l’affetto del difensore amico. A niente. Il pallone è in fondo alla rete, tutto è compiuto. «La folla unita ebbrezza par trabocchi / Nel campo. Intorno al vincitore stanno, / Al suo collo si gettano i fratelli. / Pochi momenti come questo belli, / A quanti l’odio consuma e l’amore, / E’ dato, sotto il cielo, di vedere». Ora la telecamera virtuale di Umberto Saba si sposta sulla festa del pubblico. Sui canti, suoi suoni, su quella allegria che non ha confini, che supera il cielo e la terra. Il marcatore della rete viene festeggiato. Sono attimi intensi. Effimeri. Ma cosa importa? Quel gol, per un attimo, per un solo attimo, cancella la malinconia. E’ consolazione. «Presso la rete inviolata il portiere / L’altro è rimasto. Ma non la sua anima, / Con la persona vi è rimasta sola. / La sua gioia si fa una capriola, / Si fa baci che manda di lontano. / Della festa egli dice anch’io son parte». Saba completa il suo giro d’orizzonte. La telecamera del poeta, come succede oggi nelle regie calcistiche, va a cogliere il portiere, l’altro. Ha assistito al gol dalla sua postazione. Da lontano. Ma non vuole restare lì, nella sua zona d’ombra. Nel suo rifugio. Vuole far parte di quella felicità collettiva. E la sua emozione è senza limiti.
Goal raggiunge la perfezione. Umberto Saba ha anticipato tempi, modi e «immagini». Così come impeccabile è la descrizione della rete, in prosa, dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano: «Il gol è l’orgasmo del calcio. Come l’orgasmo, il gol è sempre meno frequente nella vita moderna. Mezzo secolo fa era raro che una partita terminasse senza gol: 0-0, due bocche aperte, due sbadigli. Ora gli undici giocatori passano tutta la partita aggrappati alla traversa, dediti a evitare i gol e senza aver tempo per farli. L’entusiasmo che si scatena ogni volta che la palla bianca scuote la rete può sembrare mistero o follia, ma bisogna tenere in considerazione che il miracolo si concede poco. Il gol, anche se è un golletto, risulta sempre un goooooooooool nella gola dei radiocronisti, un do di petto capace di lasciare Caruso muto per sempre, e la folla delira, e lo stadio dimentica di essere di cemento e si stacca dalla terra librandosi nell’aria».