In un’Italia dove tanti pensano che per una ragazza sia meglio farsi fotografare abbracciata a un calciatore, piuttosto che laurearsi a pieni voti, e dove l’icona della fortuna è la Velina, due giornaliste di Mediaset hanno deciso di viaggiare controcorrente. Stanche dell’universo televisivo, che definiscono «consolatorio e crudele insieme», hanno voltato le spalle al mondo virtuale popolato di belle ragazze e mamme assassine, di gladiatrici pronte a farsi «sbranare» mettendo in piazza i dettagli più intimi della loro vita, di signore capaci di farsi succhiare la cellulite o rifare il seno in diretta, e si sono messe in ascolto del non-mostruoso, del non-edulcorato, del non-stupefacente. Il risultato è che ci mettono davanti a uno strano paradosso contemporaneo, secondo il quale il «banale» è ormai l’unica materia inesplorata e non non scontata, insomma se si vuol trovare qualcosa di davvero «inedito» bisogna andare a cercarlo lì. Nella materia vivente che non conosciamo né vediamo più perché sistematicamente scartata dalle telecamere, in quanto non sufficientemente televisiva e non abbastanza forte da superare il già visto. La scommessa delle autrici di questo libro è invece che, proprio in questo territorio, si possono ancora fare delle «scoperte», ascoltare altri linguaggi, trovare storie non scontate.
Andando in giro per l’Italia, Alice Werblosky e Carla Chelo hanno costruito un taccuino di storie «scartate» dalla tv: dal Nord al Sud, hanno messo insieme istantanee di donne anziane o giovani, sposate o sole, sofisticate o semplici, raccontando la loro ricetta per sopravvivere, la passione attorno alla quale ruota il loro equilibrio, il loro modo di affrontare la vita e come abbiano saputo inseguire i loro desideri con tenacia e determinazione. Sono donne che hanno goduto di una libertà di scelta impensabile per le loro madri, ma che l’hanno pagata a un prezzo altissimo. Il risultato dell’indagine si trova in Siamo così. Un giorno nella vita dell’Italia attraverso le storie di ventiquattro donne, che è un ritratto intimo, ma più moderno e civile di quello riflesso sui giornali e in tv, delle italiane di oggi. Il libro è sostenuto da una bella idea narrativa, ogni storia è legata a un’ora del giorno, e la prefazione è di Gabriella Parca che, nel 1959, con Le italiane si raccontano, svelò con grande scalpore una faccia allora sconosciuta del Paese. A quasi cinquant’anni di distanza, la prima differenza che salta agli occhi è che la condizione delle donne di allora era sconosciuta perché totalmente in ombra e le lettere che le lettrici inviavano ai settimanali femminili, chiedendo consigli, erano la punta di un iceberg totalmente sommerso; oggi, invece, si può dire che le storie raccolte da Chelo e Werblowsky segnalano un altro tipo di sommerso, quello generato dall’«eccesso di esposizione». Il mondo di allora era schiacciato dall’indicibile: il suo tratto dominante era il silenzio. Sopportare in silenzio, abortire in silenzio, ubbidire in silenzio…. Il tratto dominante del mondo di oggi è invece il clamore, la frammentazione, il conflitto tra mondi e culture diverse: la nostra è una società certamente più libera, ma - e questa è la percezione che si ricava dalla lettura, come se fosse l’ordito nascosto di questo piccolo libro - la ricerca profonda di ognuna delle intervistate è nella composizione di un difficile equilibrio intimo, che dal rumore non resti travolto.
Alice Werblosky-Carla Chelo, Siamo così, Tea, 214 pagine, 8,00 euro