archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Contro adorno in difesa di Strawinsky

LIBERAL BIMESTRALE
di Pietro Gallina
Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005

Torna al sommario
cop30ok

 

Personaggio delizioso, divertente - compositore, dissacratore, provocatore, pianista e saggista lucidissimo - Paolo Castaldi, nato a Milano nel 1930, ha partecipato in pieno campo di battaglia, da protagonista, alla nascita, vita e morte di tutte le nuove rivoluzioni e aberrazioni o riflussi delle avanguardie musicali europee durante gli anni postbellici, nel panorama della Nuova musica: ora viene presentato in libreria per i tipi di Adelphi il suo In nome del padre. Riflessioni su Strawinsky . Si tratta di un saggio diviso in tre Studi, «Programma di Sala», «Neoclassico» e «Nietzsche cum Strawinsky », di cui il primo è stato composto per presentare Ragtime e Ottetto - due pezzi di Strawinsky - al festival di Venezia del 1970, testo che poi è stato ripubblicato sulla rivista lo Spettatore musicale nel 1972 e che risulta essere una specie di disincantata apologia del compositore russo al suo ultimo anno di vita. Il secondo studio «Neoclassico», è stato scritto per presentare altri due brani di Strawinsky in una trasmissione radiofonica. Solo due pezzi dei tre scritti che formavano il saggio furono trasmessi nel 1971, ma appena terminata la lettura, la radio informava che si trattava di una «fantasmagoria» forse per prendere le distanze da termini come «delirio» o «pagliacciata» riferiti a Strawinsky di cui era preferibile, probabilmente, non assumersi alcuna responsabilità. Il terzo scritto, «Nietzsche cum Strawinsky », è pubblicato per la prima volta. Il problema, o l’ossessione che sta al cuore dei temi di Castaldi sin dal 1970 ma anche di tutta una generazione di esteti e musicisti fin dal 1949, quando uscì Filosofia della musica moderna, è di ribattere il pensiero di Theodor W. Adorno secondo cui la musica di Strawinsky rappresenta la cifra, l’emblema della restaurazione o del ritorno al dominio del potere repressivo e conservatore. Ciò in relazione solo a un piatto della bilancia, mentre sull’altro poggiava l’opera di Schoenberg, considerato invece paladino del «progresso», ovvero una specie di salvatore dell’arte musicale. Lungi dal confronto fra i due campioni della musica moderna, l’autore prende in visione tutte le asserzioni devastanti di Adorno su Strawinsky e le ribatte, ritrovandone contraddizioni lampanti sia nella stessa Filosofia che in altri scritti dello stesso Adorno, smentendo più volte alla base il monolitico impianto accusatorio. Dalla concezione oggettiva del comporre, al rifiuto dell’espressione, dall’opposizione al programma post-romantico, alla compresenza di modelli diversi, al consegnarsi e arrendersi dell’umano al mondo delle macchine. In sostanza si può dire che Castaldi si pone la questione di quanto e fino a che punto Adorno avesse capito la musica di Strawinsky per scriverne così male. Le pagine di Castaldi scintillanti, provocatorie e sottilmente ironiche nella difesa del «Padre», sono all’altezza di quelle smaglianti e accecanti del grande inquisitore musicale Adorno e ci sono di grande aiuto per «capire di che cosa e di come è costituita la musica del Novecento, dalle prime avanguardie fino a Cage».

Paolo Castaldi, In nome del padre. Riflessioni su Strawinsky , Adelphi, 169 pagine, 10,00 euro
 

web agency Done Communication