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Elis (Regina) & Tom (Jobim) il maestro e “Pimentinha”

LIBERAL BIMESTRALE
di Stefano Bianchi
Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005

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Sublime voce di Porto Alegre, Elis Regina Carvalho Costa (1945-1982) è stata un’interprete cardine della musica brasiliana. Il suo dolce viso, sorridente o imbronciato che fosse, incorniciato da corti capelli alla Mia Farrow (il suo primo marito, il compositore e produttore discografico Ronaldo Boscoli, le aveva suggerito di acconciarli così) contrastava con l’effervescente energia del suo temperamento che la portava a dare in escandescenze per un nonnulla, soprattutto in sala d’incisione. Per tutti, amici e nemici, Elis Regina era Furaçao (uragano) e Pimentinha (peperoncino). Artisticamente si faceva chiamare Elis, punto e basta: come il titolo della gran parte dei suoi dischi incisi dal 1961 all’80; quasi come Elis & Tom, l’album del ’74 da poco ristampato che la vede duettare con Antonio Carlos Jobim, maestro della moderna popular music brasiliana e già protagonista nel ’67 di un disco in coabitazione con Frank Sinatra. Figlia di un brasiliano e di una portoghese, Elis comincia a cantare a 7 anni, a 9 impara a suonare il pianoforte e a 12, autentica forza della natura, partecipa al concorso radiofonico per ragazzi Clube do Guri e lo vince. A 13 anni firma un contratto discografico con Radio Gaucha e a 15 pubblica il primo long playing. Si esibisce dal vivo: croce e delizia, panico da palcoscenico. Fino alla fine dei suoi giorni soffocherà in scena il terrore di sbagliare, di non essere più che perfetta. Ma il pubblico, ogni volta, non si accorgerà delle sue insicurezze sommergendo di ovazioni la sua innata bravura. Nel ’66 vince il più importante festival del Brasile interpretando Arrastao, canzone che verrà censurata dal regime militare. Vive con passione gli ultimi versi del brano, a braccia spalancate come il Cristo Redentore, con le lacrime agli occhi e un disarmante sorriso. Nel ’79, al Montreux Jazz Festival, viene accolta da una standing ovation: la commozione le scioglie il make-up impedendole di vedere. Spaventata, trasforma la prima parte del concerto in un mezzo fiasco, poi si riscatta con orgoglio ma ricorderà quella sera come una delle esperienze più frustranti della sua carriera. 
Una carriera comunque straordinaria che ha in Elis & Tom (considerato dai critici fra i migliori 10 dischi brasiliani di tutti i tempi) il suo vertice assoluto. Registrato negli studi Mgm di Los Angeles dal 22 febbraio al 9 marzo ’74, l’album è la perfetta fusione di due esplosive personalità; la materializzazione musicale della rosa rossa offerta a Elis da Antonio Carlos Jobim quel 20 febbraio al suo arrivo all’aeroporto losangeleno. Lei e lui si alternano al canto nella bossanova jazzata di Águas de março, nella solennità orchestrale di Soneto de separação, nel brio swingante di Chovendo na roseira. Jobim pizzica per lei la chitarra acustica (Corcovado) e le regala romantici accordi di pianoforte (O que tinha de ser; Inútil paisagem). Elis accarezza il ritmo tranquillo di Só tinha de ser com você, sottolinea le malinconie di Modinha e di Retrato em branco e preto, insegue la morbidezza di Triste, si identifica nelle accelerazioni jazz di Fotografia, sublima la bossanova di Brigas, nunca mais. Elis & Tom rispecchia in toto una dichiarazione dell’artista: «Ho dedicato l’intera vita al canto. E non c’è uomo, padre, madre o figlio che possa cancellare tutto ciò». Elis & Tom, quasi per magia, ricorda un ritratto della cantante affettuosamente disegnato a pochi giorni dalla sua morte per una rivista locale: c’era lei, la grande Elis Regina Carvalho Costa, al microfono. Alle sue spalle, un’ombra proiettata sul muro: non la sua, ma i contorni del Brasile che tanto l’aveva amata. 

Elis Regina e Antonio Carlos Jobim, Elis & Tom, Trama, 22,00 euro
 

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