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L’altra faccia della “Rechèrche” nella povertà di antigua

LIBERAL BIMESTRALE
di Luca Doninelli
Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005

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Devo a un suggerimento di Goffredo Fofi l’incontro fulminante con l’arte di Jamaica Kincaid, di cui Adelphi ha pubblicato numerosi titoli, a cominciare da Autobiografia di mia madre fino al recentissomo Mr. Potter (traduzione di F. Cavagnoli. Originaria dell’isola antillana di Antigua, Jamaica Kincaid compie nei suoi libri una ricognizione originale e drammatica sul mondo che l’ha generata. La sua opera si riallaccia da un lato alla Rechèrche proustiana e, dall’altro, ne è l’esatto contrario. Anche in questa straordinaria scrittrice la scrittura si presenta come una ricerca. Ma, dato il suo oggetto, sono altri i territori, altre le stratificazioni della storia e dell’anima che la scrittura è chiamata ad attraversare. 
Non è solo di un mondo senza voce, senza fama, senza onore che qui si tratta, ma di un mondo affondato nella più totale sconoscenza, un mondo analfabeta (tali erano i suoi genitori), poverissimo, perennemente umiliato, incapace di amare, di pensare a sé, di essere felice o infelice, di un mondo senza disperazione perché senza speranza. Uscita da quel mondo, Jamaica Kincaid ha poi dedicato la propria vita al tentativo di rientrarvi attraverso lo strumento della scrittura, per poterlo illuminare, per potervi rendere giustizia, per poterlo finalmente, totalmente amare. Per fare questo era necessario inventare una lingua apposta per parlare di queste cose, e la Kincaid l’ha fatto magistralmente: una lingua coltissima, dotata di un oscillatore poetico raffinatissimo, ma al tempo stesso robusta, pronta ad affrontare l’incubo di un mondo che non si sa e non si guarda, di uomini che nascono, vivono e muoiono nella più totale incoscienza di sé e del proprio destino. Troppo fatti di mondo per entrare nel mondo, troppo omogenei col mondo per avere un rapporto con esso. 
Leggete questo meraviglioso Mr. Potter. Ve ne offro le righe finali, il grido finale che è come la seconda nascita - feroce, urlante, per nulla soave - di una figlia: «Sentite Mr. Potter, che era mio padre; sentite le sue figlie e sentite le donne che hanno partorito quelle figlie; sentite la fine della vita stessa frusciare come un’onda prevedibile in un oceano conosciuto e inghiottire Mr. Potter. Sentite Mr. Potter morto e disteso su una fredda lastra di qualcosa e poi come il suo corpo viene messo in una cassa di legno ma la cassa di legno non può essere messa nella fossa perché la fossa si è riempita d’acqua. Sentite le grida di chi lo piange, che nell’apprendere del contenuto del suo testamento rimane deluso; sentite il grido dei becchini quando non riescono a mettere Mr. Potter, dentro la bara, nella fossa poiché la fossa si è riempita d’acqua. Sentite Mr. Potter! Guardate Mr. Potter! Toccate Mr. Potter! Mr. Potter era mio padre, il nome di mio padre era Mr. Potter».

Jamaica Kincaid, Mr. Potter, Adelphi, 155 pagine, 14,00 euro
 

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