Potrà sembrare strano, ma il miglior osservatorio sull’industria italiana dell’automobile risiede nella città che con le quattro ruote non ha nulla da spartire. Nella veneziana università di Cà Foscari, affacciata sul Canal Grande, opera infatti l’economista Giuseppe Volpato che, da oltre vent’anni, studia le sorti della nostra industria automobilistica. Di fatto coincidenti, da svariati lustri, con quelle di un gruppo Fiat al quale, già nel 1995, lo stesso Volpato aveva dedicato un ampio lavoro. Ora integrato con le vicende dell’ultimo decennio, dopo la morte di Giovanni Agnelli e del fratello Umberto, sino alla nomina di Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza del gruppo torinese; in una fase tanto delicata da mettere a rischio la stessa possibilità, per Fiat, di operare come costruttore indipendente e di mantenere, al tempo stesso, nel nostro Paese un ruolo di primo piano all’industria dell’auto. Ecco perché il libro di Giuseppe Volpato (Fiat. Auto, crisi e riorganizzazioni di un’impresa simbolo, edizioni Isedi, 524 pagine, 20,90 euro) rappresenta una chiave di lettura importante, per capire a che punto sia arrivata Fiat Auto e verso quali prospettive si possa evolvere l’attuale situazione. In un percorso di ricerca che, dalla fondazione del primo stabilimento ai giorni nostri, si svolge attraverso un’analisi del contesto storico italiano e internazionale, con ampio corredo di informazioni economiche e di dati statistici. Per aiutare a comprendere i motivi del successo e del declino, poi, della più grande azienda privata italiana la cui capacità di fronteggiare la grave situazione finanziaria, emersa in tutta la sua evidenza nel corso del 2001, è fondamentale per le sorti dell’intera industria automobilistica italiana.
Fatta non solo della Fiat, ma anche di innumerevoli produttori di componenti e di rinomati progettisti di carrozzerie che, pur essendosi da tempo affermati anche sui mercati esteri, hanno assoluto bisogno di solidi collegamenti con un costruttore nazionale nuovamente in grado di fronteggiare la serrata sfida che si gioca, a livello mondiale, tra grandi gruppi automobilistici; in una competizione sempre più accelerata, basata sullo sviluppo di avanzati contenuti tecnologici e sull’incessante rinnovo dei modelli. Con la necessità di giganteschi investimenti finanziari, per mantenere e conquistare una clientela che ha saputo, nelle scelte maggiormente sofisticate e nelle forti pressioni esercitate per l’abbattimento dei prezzi, trarre profitto dall’eccesso di capacità produttiva accumulato dal settore automobilistico.
«È in grado, l’attuale Fiat, di realizzare il salto di qualità capace di assicurarle una storia di sviluppo indipendente anche nel Terzo millennio? Ce lo auguriamo tutti - afferma Giuseppe Volpato - nell’interesse del Paese; ma ciò indica la disponibilità a ragionare sulla storia della Fiat con serenità, ma soprattutto con coraggio, per riconoscerne i meriti, ma anche i limiti e gli errori, come condizione necessaria al loro superamento. Questo libro, senza pretendere di essere il depositario della verità, vuole essere un contributo in questa direzione». Come sottolinea l’autore di un lavoro che, oltre a quello degli addetti al settore, merita l’interesse di un pubblico più ampio, messo anche in condizione di capire come, nella sua secolare storia, Fiat di crisi ne abbia attraversate tante; in un clima da «ultima spiaggia», superato con un processo riorganizzativo capace del recupero di competitività ancor oggi richiesto.