LIBERAL BIMESTRALE di Alberto Mingardi Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005
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La morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI hanno riacceso l’attenzione anche sulla Dottrina sociale della Chiesa, con un’improvvisa fioritura di commenti e analisi sulle pagine dei giornali. Uno strumento utile, per capire l’intreccio possibile fra dottrina sociale cattolica ed economia di mercato, è l’ultimo lavoro di Thomas E. Woods Jr. The Church and the Market: A Catholic Defense of the Free Economy è un saggio veloce (poco più di duecento pagine), che rimodella una serie di scritti d’occasione senza eccedere nel lavoro di lima, lasciando intatto il piacere di una lettura sapida e fresca. Il libro di Woods è particolare, anche nel genere ormai discretamente frequentato della pamphlettistica catto-capitalista, perché cerca di andare all’osso dei problemi e non si fa scrupolo di toccare tasti sensibili, né gioca a incravattare un approccio radicale. In queste pagine c’è il mercato vero, non un zuccheroso «capitalismo democratico». La tesi è suggestiva. Se non si può parlare di un’economia cattolica esattamente per il motivo per cui non c’è una «fisica cattolica», nondimeno nella visione grandiosa della scuola austriaca dell’economia si può ritrovare un’assonanza col punto di vista sul mondo che un cattolico tende a far suo. Il primo capitolo, In defense of economics, svolge il tema, fermandosi non solo sull’intreccio storico, caro a Schumpeter come a Rothbard, per cui l’economia «prima di Adam Smith» vede sul palco i filosofi della scuola di Salamanca, autori di scoperte dimenticate che riafforano carsicamente solo con l’opera di Carl Menger. Ma accennando una prospettiva più ariosa, per la quale in fondo la credenza nel laissez faire è il riflesso dell’idea di un ordine naturale, le cui leggi si spingono a governare i fenomeni sociali. Il ruolo della ragione umana, scandagliatrice di questi abissi spesso misteriosi, è un’altra saldatura, visto che gli austriaci di ordine «misesiano» ne sono i corazzieri nel recinto dell’economia, dove soffiano iper-razionalismo e scetticismo assieme. Di Giovanni Paolo II, Woods loda la Centesimus Annus, per la sua «comprensione del ruolo dei prezzi, dell’imprenditorialità, dello scambio di mercato». Rimprovera alla Laborem Exercens l’utilizzo di una silhouette storica della rivoluzione industriale anacronistica e ideologica, nonché la sostanziale acquiescenza nei confronti dei fondamentali pilastri dello Stato sociale. Ma, sempre nella Centesimus Annus, ritrova un’eccezionale lucidità nella critica alla burocratizzazione dell’assistenza, che ha lucidato il venerabile principio di sussidiarietà, dandovi rilevanza nuova. Particolare e preziosa è poi la parte conclusiva, in cui Woods si dedica alla demolizione del «distributismo», improvvisata scuola d’economia alla quale sono legati i nomi di Chesterton e Belloc, in cui sono condensati tutti i pregiudizi non dei cattolici ma della piccola borghesia, l’odio per i «grandi» e le concentrazioni, lo smarrimento innanzi alla vocazione internazionale del capitalismo, e così via in un catalogo di paure che ricordano da vicino la grettezza dell’«anti-mercatismo» della destra di oggi. Woods districa la matassa dei pregiudizi, gli uni e gli altri figli dell’incapacità di capire che la ricchezza viene creata, giorno dopo giorno, in un processo dinamico (per padre Sadowsky, lo stesso termine «distributismo» è fuorviante: non esistono «distributori»), mentre il «fissismo» economico è già un’ideologia del declino.
Thomas E. Woods Jr., The Church and the Market, Lexington Books, 280 pagine, 19.95 dollari
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