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Tutto era falso meno la repressione

LIBERAL BIMESTRALE
di Giuseppe Bedeschi
Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005

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Dopo Martello e compasso. Vita, agonia e morte della Germania comunista, Alberto Indelicato ha dedicato un altro libro alla Ddr (presso la quale fu l’ultimo ambasciatore italiano): Memorie di uno Stato fantasma. Berlino 1987-1990. E, come il primo, anche il secondo è un libro molto bello. «L’autore - scrive Mario Cervi nella prefazione - ci accompagna nei saloni e nelle cucine del potere teutonico marxista. Spettatore privilegiato, Indelicato ha potuto assistere alla scena commovente e trascinante del popolo di Berlino Est che, spalancati i varchi del Muro, si precipitava in Occidente, verso la democrazia, verso la libertà. Sobrio nell’esprimere i suoi sentimenti, Indelicato indugia più sui fatti che sul loro riverbero personale. Ma la sua emozione fu senza dubbio fortissima, come quella di noi che da lontano seguivamo il miracolo». Dobbiamo essere grati a Indelicato per questi suoi libri di ricordi e di analisi della Ddr che tanto ci aiutano a capire la realtà del potere sovietico nei Paesi dell’Est europeo, e che contribuiscono a contrastare una tendenza sempre più diffusa negli ultimi anni: la tendenza (come ricorda Cervi) a dimenticare, e a valutare con benevolenza quei sistemi, a considerarli un prodotto inevitabile e tollerabile della guerra fredda. Del resto, nella vasta opera di Eric Hobsbawm Il secolo breve (1914-1991), che tanto successo ha mietuto in Italia (e non solo), non si legge che la principale responsabilità della «guerra fredda» è stata degli Stati Uniti, poiché «l’Urss non era espansionista e ancor meno aveva intenzioni aggressive», cosa comprovata anche dal fatto che nei suoi Paesi satelliti Mosca aveva dato la direttiva di «non edificare Stati sul modello dell’Urss, bensì Stati con economia mista in regime di democrazia parlamentare multipartitica»?
Indelicato non è solo storico rigoroso, ma anche scrittore limpido, ironico, distaccato eppure appassionato. Dalle sue pagine esce un quadro impressionante della vita sociale, politica, culturale della Ddr, e il lettore prova quasi la sensazione di essere vissuto per qualche tempo in quello Stato fantasma, dove tutto, assolutamente tutto era falso: la celebrazione dei successi economici e del livello di vita, l’esaltazione del pluralismo politico e culturale, l’adesione degli intellettuali, degli scrittori, degli artisti. Sotto tutte queste falsità, c’era la realtà amara e terribile: un enorme, incredibile, mostruoso apparato repressivo per impedire le fughe in Occidente e per individuare per tempo qualunque germe di dissenso. La Stasi (la polizia politica) disponeva in tutta la Ddr di duemila sedi; i suoi dipendenti diretti erano 85 mila; vi erano inoltre 109 mila collaboratori regolarmente retribuiti, ai quali si aggiungevano migliaia e migliaia di collaboratori «occasionali», ricompensati con avanzamenti di carriera, vacanze privilegiate ecc. «Un dato impressionante riguardava il numero dei fascicoli personali o famigliari esistenti negli archivi: almeno sei milioni, per una popolazione di diciassette milioni di persone, bambini e ragazzi compresi». Questo era il «mondo nuovo» che veniva glorificato ogni giorno dai partiti comunisti occidentali. 

Alberto Indelicato, Memorie di uno Stato fantasma. Berlino 1987-1990, Lindau, 265 pagine, 23,00 euro
 

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