LIBERAL BIMESTRALE di Mauro Canali Anno V numero 30 - Giugno - Luglio 2005
Torna al sommario
Il lavoro di Biocca, Silone. La doppia vita di un italiano, rappresenta il felice risultato di una collaborazione tra diverse discipline e tra diversi strumenti di analisi, dal letterario allo storiografico, la cui assenza fino a ora ci aveva privato di una convincente ricostruzione della tormentata vicenda biografica del grande scrittore abruzzese. Partendo dalla documentazione già resa nota con un precedente lavoro, Biocca-Canali, L’informatore: Silone, i comunisti e la polizia, l’autore s’inoltra con sicurezza nell’analisi della «doppia» personalità di Silone, svelandone, tra l’altro, il complesso rapporto opera letteraria-vita vissuta, che pone fine, speriamo, alla polemica sulle personali fonti di ispirazione dello scrittore abruzzese; una questione del tutto ignorata, ad esempio, da Falcetto, il quale, nel curare l’opera dello scrittore abruzzese per la collana «I Meridiani», si limitava a una tradizionale e cauta esegesi testuale, trascurando, con una scelta di indubbio carattere ideologico, quanto la ricerca in atto andava rivelando vi fosse in essa di autobiografico. Silone dunque collaborò con la polizia fascista, e la sua fu una collaborazione di lunga lena, durata una decina di anni e interrotta solo quando le vicende giudiziarie del fratello minore Romolo, arrestato dalla polizia fascista e accusato di essere tra gli autori della strage di Milano dell’aprile del 1928, lo misero in una situazione morale insostenibile. Con la rottura dei rapporti con il regime fascista, inizia per Silone la seconda fase della sua straordinaria, tripla vita, cioè quella letteraria, nel corso della quale egli darà alla cultura italiana capolavori assoluti come Fontamara e Vino e Pane. L’esilio zurighese, il suo appartarsi dalla vita politica e la sua assoluta dedizione alla produzione letteraria servirono a far dimenticare alla polizia fascista il precedente Silone fiduciario. Solo alla fine degli anni Trenta, egli compiva i primi cauti approcci per un ritorno all’impegno politico tra le file del movimento socialista in esilio. Contemporaneamente o quasi prendeva l’avvio la sua collaborazione con i servizi segreti americani, l’Oss, grazie anche all’intermediazione del vecchio amico Vanni Buscemi, suo compagno di partito nel Pci degli anni Venti, e ora autorevole organizzatore sindacale, nonché collaboratore anche lui dell’Oss, con il nuovo nome di Vanni Montana. Il filo conduttore che segna il percorso di Silone, sia come fiduciario della polizia fascista sia come elemento dell’Oss, è dunque la sua invincibile ripugnanza per il totalitarismo comunista, che segnerà anche il suo impegno politico-culturale del dopoguerra, quando fonderà e dirigerà insieme a Nicola Chiaromonte, la rivista Tempo Presente, e lo indurrà a scrivere famosi pamphlet, come Uscita di sicurezza e Il dio che è fallito, i quali tuttavia, alla luce di quanto si comincia a sapere ora di Silone, necessiteranno inevitabilmente di una nuova e attenta rilettura critica. Il convincente lavoro di Biocca sulla «vera» vita di Silone non ci fornisce solo una chiave di lettura letteraria e politica di una travagliata fase della nostra storia, ma, al di là e al di fuori di qualunque falsa e melensa rappresentazione di precedenti biografie siloniane, e con buona pace di coloro che al riguardo, in tutti questi anni, hanno voluto alimentare contro il sottoscritto e Biocca una faziosa e pretestuosa querelle, fornisce una parola definitiva sui rapporti dello scrittore abruzzese con la polizia fascista.
Dario Biocca, Silone. La doppia vita di un italiano, Rizzoli, 400 pagine, 22,00 euro
|