Parigi, rue de Sèvres 35, 1927. La giovanissima Charlotte Perriand, appena diplomata all'Ecole de l'Union Centrale des Arts Décoratifs, varca la soglia dello studio di Le Courbusier, chiedendo di essere assunta come designer di mobili e sembra che il maestro, indicandole perentoriamente la porta, le abbia risposto laconico: «Qui non si ricamano cuscini!». Dopo alcuni mesi, al Salon d'Automne, la ragazza, affascinata più che dal ricamo, dalle forme e dai materiali di macchine e biciclette, è presente con una curiosa installazione, chiamata Bar sous le Toît. Di fronte a quei mobili in vetro, acciaio e alluminio, Le Corbusier si ricrede, chiede scusa e propone a Charlotte di entrare nel suo atelier. Fino allora i mobili che arredavano le architetture di Corbu erano accuratamente selezionati tra quelli esistenti in produzione: con l'arrivo della giovane Perriand, nasceranno mobili studiati espressamente. Per la Maison La Roche e per la casa dei coniugi americani Church, su richiesta di Le Corbusier, la Perriand progetta tre sedute. Per la conversazione, la B301, comoda sedia con braccioli formati da strisce di cuoio, seduta e schienale basculante in pelle di mucca; per il relax, la Grand Confort, inconfondibile gabbia in tubolare d'acciaio che contiene quattro cuscini in pelle nera; e infine, per il riposo, la B306, altrettanto popolarissima chaise longue reclinabile di forma ergonomica, sempre in acciaio e pelle. I tre modelli, diventati icone assolute di design, allora realizzati dai fratelli Thonet, sono ancora oggi prodotti da Cassina. Nel 1929, Charlotte Perriand fonda l'Union des Artistes Modernes, con il preciso intento di combattere l'accademismo. Continua la collaborazione con Le Corbusier e insieme lavorano al concetto di alloggio minimo; studiano ogni movimento del corpo, all'interno della casa, per ridurre al massimo lo spazio e renderlo il più funzionale possibile. Questa esperienza segnerà l'attività personale della Perriand che realizza il suo rifugio in montagna come una scatola di 8 metri quadrati, smontabile e trasportabile. Seguiranno, nella sua carriera, altre collaborazioni importanti, come quella con Jean Prouvé e Fernand Lèger, sempre caratterizzate dalla ricerca innovativa.
Costantemente interessata ai temi legati alla collettività, partecipa a diversi progetti di edifici prefabbricati, residenze modulari, cucine compatte, cabine-bagno e mobili salvaspazio accuratamente studiati in base a principi di avanguardia modernista. Soggiorna e lavora in Savoia, in Brasile, in Giappone. Di quest'ultimo conserverà sempre il ricordo di raffinata cultura dello spazio, equilibrio perfetto di funzionalità e poesia che la porterà, all'età di novant'anni, ad allestire la Casa del Tè, di fronte all'Unesco, a Parigi, nel 1993. Il Centro Pompidou di Parigi ha deciso di puntare i fari su questa figura, sempre rimasta all'ombra dei suoi celebri collaboratori e di portarne in luce vita e opere, con la prima mostra monografica a lei dedicata dopo la sua scomparsa, nel 1999. Fino al 27 marzo, saranno esposti, lungo un percorso di nove sale a tema, oltre ai pezzi celebri, documenti inediti, lavori personali, alcuni dei quali sconosciuti al grande pubblico, plastici di progetti non realizzati, allestimenti, scritti e foto d'epoca. La voce della Perriand, estrapolata da una trasmissione radiofonica, accompagna il visitatore, inevitabilmente assalito dal dubbio che poco a poco diviene certezza: «La chaise longue di Le Corbusier in soggiorno, è, in realtà, la chaise longue di Charlotte?».
Charlotte Perriand, Centre Pompidou, Parigi, fino al 27 marzo