La traduzione italiana del titolo non renderebbe giustizia al tono del libro e porterebbe un sapore di stantia retorica o di tifo da stadio. Invece Magic people, ultima prova narrativa di Giuseppe Montesano, regala all'atmosfera descritta il sapore pop della grande arte americana degli anni Sessanta dove gigantismo e colorismo delle situazioni rappresentano l'epoca del boom economico col sarcasmo fumettistico di Lichtenstein o Oldenburg. Da allora sono passati più di quarant'anni e dal desiderio del consumo si è passati all'orgia delle merci, dai grandi affreschi metropolitani si è scesi a indagare un'umanità più minuta vista in primissimo piano. Intanto, prima di penetrare il mondo magico messo in scena da Montesano, vale le pena ricordare che questo libro che non è un romanzo, non è nemmeno una semplice raccolta di racconti, ma una raccolta di brevi squarci o istantanee, organiche tra loro e tenute insieme da un unico filo conduttore: la vita quotidiana di un enorme condominio dove gli abitanti vivono fastose e decadenti commedie umane per lo più rappresentate come su un proscenio. Un mondo grottesco dove il sapore pop dell'affresco alleggerisce una carnalità e una bruttura al limite del sopportabile (e del vivibile). L'affresco però fugge e rifugge il piano (inclinato) del folclorico visto che siamo nel cuore, anzi nell'intimità, della città di Napoli, fastosa e decaduta soprattutto nella parte sociale che emerge da questo chiassoso, fino all'innervosimento, condominio. Una borghesia piena e sazia che barcolla nei corridoi e nelle stanze traboccanti di oggetti di consumo. Una miseria non nuova agli scrittori napoletani, basti da sola la Ortese con i suoi racconti de Il mare non bagna Napoli, dove il riferimento sociale era certo ben altro e la povertà determinava i fatti.
Ora sono avvocati, notai, professori, cioè la classe medio-alta che fa fatica a trovare un'identità se non dietro l'abuso di merci e consumo, che non risparmia niente pur di fare il pieno di oggetti, feticci, status simbol e vacanze. Questi poveri uomini, a cui non manca la pietas dello scrittore per di più presente fisicamente nel libro, che sono spinti all'arricchimento facile, che sono turlupinati costantemente dalla leva dell'economia che gira se gira moneta, sono poveri cristi alla ricerca di un'identità sociale e materiale che li faccia emergere dall'anonimato e li salvi dalla povertà sempre acquattata dietro l'angolo. È vero che la lettura di queste cartoline dove tutti urlano, dove le donne in particolar modo fanno una brutta e misera figura di accaparratrici senza scrupoli, dove i bambini sono mostruosi per arroganza e avidità, dove il tasso di conflitto è proporzionale all'alta densità degli abitanti, lascia inquieti pur sapendo che il parossismo macchiettistico delinea tipologie possibili ma non sempre aderenti alla realtà. Eppure ti viene voglia di scappare, come fa lo scrittore presente in carne e ossa che ripete la coazione meccanica a spiare l'orrore e fuggire dal buio del condominio per cercare la luce. Già proprio la luce; come cercava l'indimenticabile personaggio della Ortese nel Mare non bagna Napoli, Eugenia, la bambina che ha bisogno degli occhiali per vedere nei bassi oscuri, lei che anela alla luce sarebbe felice soltanto di arrivare a cogliere il brulicare della vita fuori dai vicoli putridi di acqua stagna. Ma anche nel vicolo della cupa, come nel condominio di Montesano, il riscatto non è previsto da copione.
Giuseppe Montesano, Magic people, Feltrinelli, 136 pagine, 13,00 euro