Sulla superficie terrestre sono stati individuati oltre 200 crateri da impatto con oggetti extraterrestri (comete, oggetti Apollo, asteroidi...). La maggior parte di essi risale a milioni di anni fa e alcuni dei crateri individuati, in particolare quello di Chixchulub che giace in parte nello Yucatan e in parte nella piattaforma continentale sommersa, sono associabili a grandi eventi di estinzione (il Chixchulub è datato 65 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri). Crateri più recenti sono più piccoli, come il Meteor Crater in Arizona, di datazione non sicura, forse 20 mila anni fa (quindi all'inizio dell'ultima epoca glaciale), e uno di recentissima scoperta, di circa 10 km di diametro, individuato fra India e Madagascar nell'Oceano Indiano, che è il primo importante cratere scoperto sul fondo oceanico. La sua datazione risale al 4.400 a.C., epoca neolitica, data che si correla bene con un evento catastrofico di cui parlano i testi sumero-accadici della Creazione: una grande epidemia avrebbe colpito uomini e animali quando erano trascorsi meno di 1200 anni dalla Creazione, evento che sulla base della cronologia interna di tali testi (in ottimo accordo con quella biblica della Septuaginta) è da porsi verso il 5.500 a.C.
In tempi recentissimi abbiamo il quasi impatto avvenuto nel 1908 nella Siberia occidentale, quando un corpo cometale esplose nell'atmosfera sopra il bacino del fiume Tunguska Pietrosa; e gli impatti sull'Oceano Pacifico, alcuni dei quali sull'isola meridionale della Nuova Zelanda dove formarono i crateri Tapanui, avvenuti assai probabilmente nel 1.178, quando frammenti di un oggetto che aveva colpito la faccia nascosta della Luna formando il cratere Giordano Bruno colpirono anche la Terra, nell'emisfero del Pacifico, dando luogo a discontinuità nella storia delle popolazioni locali. Impatti cometali possono dare luogo, oltre a terremoti, maremoti e perturbazioni climatiche, anche a epidemie, indotte da carestie causate da effetti climatici o anche da materiale virale o batterico presente nel corpo che colpisce la Terra, se è vera la possibilità di tale presenza, sulla quale hanno discusso scienziati come Hoyle, Wikramasinghe, Crick. Fra le epidemie che hanno colpito l'umanità negli ultimi duemila anni la maggiore non è stata la famosa peste nera del Trecento, ma la cosiddetta Epidemia di Giustiniano, che sappiamo colpì anche la Cina, portandola al cannibalismo, e che indebolì immensamente l'Impero bizantino, in termini sia morali che demografici, facilitando così, tre generazioni dopo, l'espansione dell'Islam.
I testi bizantini dell'epoca parlano di terremoti e di numerose comete viste nel cielo. L'analisi di annali cinesi e di Giava ha suggerito un'immensa eruzione vulcanica dove ora si trova il vulcano Krakatoa, eruzione che avrebbe portato alla separazione nelle isole di Giava e Sumatra di quella che un tempo era un'isola unica. In un recente lavoro tre studiosi inglesi - Rigby, Symonds e Ward Thomson - hanno sostenuto la possibilità di un impatto radente con un oggetto cometale, che fratturandosi e non dando luogo a cratere avrebbe provocato un immenso incendio delle foreste dell'Eurasia, con il conseguente raffreddamento del clima per alcuni anni, carestie ed epidemie dovute all'immissione nell'atmosfera di circa cento milioni di tonnellate di fuliggine degli incendi. Il loro modello si basa su un oggetto di soli 300 metri di diametro, quindi assai inferiore al chilometro prima considerato necessario per costituire un grave pericolo per l'umanità. Un motivo in più, quindi, perché venga realizzato un catalogo completo degli oggetti in orbita di collisione.