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Politica e idee secondo Arthur Seldon

LIBERAL BIMESTRALE
di Angela Pellicciari
Anno V n. 34 - Marzo - Aprile 2006

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cop34

 

L'influenza esercitata da Arthur Seldon è stata forse tanto silenziosa quanto profonda. È raro infatti che al di fuori del Regno Unito i suoi meriti siano apprezzati appieno. Con Ralph Harris, è stato il fondatore e per quasi quarant'anni l'animatore dell'Institute of Economic Affairs, il primo think tank d'ispirazione liberista, che ha ispirato e anticipato la «rivoluzione» thatcheriana. Scomparso lo scorso 12 ottobre, Seldon è ora ricordato da una imponente collezione di sette volumi, pubblicati dal Liberty Fund di Indianapolis. Non si tratta dei suoi selected works ma dei suoi collected works: per la cura di Colin Robinson, la fondazione americana ha deciso di ristampare ogni suo articolo mai pubblicato (con l'aggiunta di alcuni inediti). The Iea, the Lse, and the Influence of Ideas è l'ultimo volume della serie, e uno dei più interessanti: assieme al primo, che ripropone Capitalism, un'introduzione alle idee del mercato, di impressionante chiarezza, purtroppo ai suoi tempi snobbata a causa di infelici scelte editoriali, e al quinto, Government Failure and Over Government, dal quale emerge il Seldon teorico di public choice. Uno dei saggi inclusi in quest'ultimo, «The Dilemma of Democracy», è un'enunciazione davvero efficace di quel realismo politico cui obbliga la buona teoria economica. Per Seldon, democrazia non è governo of the people, by the people, for the people, come nella formula di Lincoln, piuttosto the government of the busy, by the bully, for the bossy.
In questo The Iea, the Lse, and the Influence of Ideas il lettore può trovare una selezione delle prefazioni che Seldon scrisse per anni agli Hobart Paper dell'Institute of Economic Affairs. Rappresentano quasi un genere letterario a sé. Nonostante si chiudano immancabilmente con un importante distinguo (quanto scrive l'autore di un particolare testo non rappresenta necessariamente le opinioni dell'Istituto), raccontano uno splendido lavoro di sintesi, la capacità di illuminare i punti più salienti di contributi sovente davvero originali, che per la prima volta gettavano sul piatto proposte di policy audaci per l'epoca, e spesso ancor oggi. Economic Scholarship and Political Interest è invece un saggio più strutturato, che dovrebbero leggere soprattutto quanti sono affascinati dalle conseguenze delle idee sul piano politico. Seldon indaga il tema con grande onestà intellettuale, coglie la triangolazione fra pensiero, interessi e persone capaci di far valere l'uno e gli altri, mette a disposizione non solo la passione ma l'esperienza di quarant'anni di lavoro in questa vigna. I suoi suggerimenti, ritagliati sulla storia dell'Iea, faranno storcere il naso sia agli intellettuali nostalgici della torre d'avorio (perché mescolano la vocazione a «sporcarsi le mani» e l'estremo rigore intellettuale), sia ai fanatici dell'impegno. Il filtraggio politico delle idee è inevitabile, e proprio per questo motivo chi voglia esserne sorgente non può accontentarsi del «monopsonio» di un solo partito, ma deve cercare acquirenti sia a destra che a sinistra. È una logica, questa, incomprensibile ai partigiani di questa o quella parte, ma inevitabile per chi ha care le idee liberali che, in una politica che comincia e finisce nella cornice dello Stato moderno, sono senza fissa dimora per definizione.
Arthur Seldon, The Iea, the Lse, and the Influence of Ideas, Indianapolis, Liberty Fund, 320 pagine