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I mille libri del “buon cristiano”

LIBERAL BIMESTRALE
di Angela Pellicciari
Anno V n. 34 - Marzo - Aprile 2006

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cop34

 

Quattrocento pagine per ricostruire l'ambiente culturale e spirituale che caratterizza il mondo cattolico di fine Settecento inizio Ottocento. Il vicepresidente del Cnr, Roberto de Mattei, ha da poco dato alle stampe un testo che scheda «criticamente» i più di mille libri conservati nell'Archivio della Casa Generalizia degli Oblati di Maria Vergine, a Roma. De Mattei, con lavoro paziente e complesso, offre al lettore il panorama delle letture cui i buoni cattolici ricorrevano per vivere con cristiana sapienza e per rispondere alle sfide poste dal pensiero rivoluzionario. Gli autori sono elencati in ordine alfabetico e di ciascuno, anche di quelli che oggi sono praticamente sconosciuti, viene fornito un breve profilo biografico; al titolo, e all'edizione delle rispettive opere, vengono aggiunte segnalazioni «sul contenuto, carattere, meriti dell'opera».
Un lavoro insieme sapiente ed erudito. La notevole mole di libri - che riguardano tutti gli aspetti della vita culturale - predilige la letteratura di carattere pratico e pedagogico che caratterizza l'azione educativa della Compagnia di Gesù. Non a caso le «Amicizie» sono fondate tra il 1779 e il 1780 a Torino da un ex gesuita, il padre Nikolaus Albert von Diessbach. Clemente XIV, cedendo alle pressioni delle corti europee ormai sature del dispotismo illuminato delle società segrete, sopprime la Compagnia di Gesù nel 1773. La massoneria ha deciso di farla finita con la bravura e l'influenza dei gesuiti, agguerritissimi rivali, e la Chiesa, pro bono pacis, purtroppo acconsente al sacrificio dei figli di S. Ignazio.
Diessbach continua la propria missione dando vita a un'associazione che si fa carico «di raccogliere, pubblicare, diffondere un prezioso catalogo di libri "scelti", formandone un vero e proprio "arsenale" bibliografico per il cristiano che avesse voluto combattere la "buona battaglia" nell'epoca burrascosa della Rivoluzione francese». I libri sono catalogati in «otto classi a seconda delle categorie di persone a cui venivano distribuiti». Questo è forse l'aspetto che oggi più stupisce. Perché manifesta un patrimonio culturale il cui unico obiettivo è offrire un servizio: fornire alle persone delle più diverse condizioni socio-economiche, ugualmente sottoposte alle sirene del pensiero filosofico rivoluzionario, un antidoto appropriato. E così i libri sono suddivisi tenendo conto delle caratteristiche dei richiedenti (traduco dal francese):
1) alle persone che dubitano delle verità religiose, perché non le conoscono abbastanza;
2) alle persone che dubitano della religione perché hanno letto libri di persone empie o di massoni;
3) alle persone che lottano contro lo spirito del mondo o contro le passioni;
4) alle persone scrupolose o tentate dallo scoraggiamento;
5) alle persone che aspirano alla perfezione cristiana;
6) alle persone cui si vuole instillare a poco a poco il gusto della lettura;
7) alle persone che non si conoscono abbastanza;
8) alle persone che si appassionano allo studio.
Oggi si vive di corsa e la scuola è poco più che un centro di alfabetizzazione primaria. Dico la verità: magari si diffondesse la convinzione che il libro non è solo un oggetto da mercato. Magari oggi, nella stessa Chiesa, ci fosse qualcuno in grado di consigliare cosa leggere, a seconda delle necessità.
Roberto de Mattei, La biblioteca delle «Amicizie». Repertorio critico della cultura cattolica nell'epoca della Rivoluzione 1770-1830, Bibliopolis, 412 pagine, 30,00 euro
 

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