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Tiffany tradito dagli anni Sessanta

LIBERAL BIMESTRALE
di Marina Pinzuti Ansolini
Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006

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Tiffany by design, una mostra itinerante negli Stati Uniti, organizzata dal Neustadt Museum di New York, rappresenta, oltre alla rara occasione di vedere raccolti cinquanta autentici oggetti realizzati tra il 1900 e il 1925 dalla Tiffany Studios, anche il pretesto per ripercorrere la storia di quelle famosissime lampade di vetro piombato e colorato che hanno imperversato nei salotti borghesi d’inizio secolo, in America e in Europa. Louis Comfort Tiffany nasce a New York nel 1848 dal gioielliere Charles Lewis, raffinato commerciante di grande inventiva. Alla fine dell’Ottocento, la Tiffany & Co. è la più rinomata gioielleria americana, prediletta dalle regine di tutto il mondo. Il destino di Louis sembra essere segnato come successore a capo della ditta di famiglia ma l’erede di quel piccolo impero è più portato per le arti decorative. Studia pittura a Parigi, e ben presto sposerà gli ideali del movimento «Arts and Crafts», fondato da William Morris in Inghilterra, intento a sostenere e rivalutare l’artigianato in opposizione ai principi allora dilaganti della rivoluzione industriale. Nel 1879 fonda un’azienda che produce eclettici arredamenti in stile neo bizantino e moresco, avvalendosi ampiamente dell’uso di marmi, mosaici e soprattutto vetrate policrome a piombo. Nel 1892 apre le Tiffany Fournaces dove realizza i meravigliosi mosaici della cappella in stile neomediovale esposti a Chicago nel 1893. 
Nello stesso anno sperimenta e brevetta il vetro favrile, opaco e iridescente. I sali contenuti nei colori, come l’oro, il blu, il verde e il rosso, applicati sull’oggetto quando è ancora incandescente, ne corrodono la superficie ottenendo quel caratteristico effetto metallico e madreperlaceo. Il termine da lui brevettato, deriva dal latino faber, e vuole sottolineare la caratteristica artigianale del materiale. Vengono realizzati vasi, calici e bicchieri dalla forma sinuosa spesso ispirata a motivi floreali. Mirabile esempio di favrile glass è il Peacock Vase, conservato al Metropolitan Museum, ispirato alla ruota del pavone. L’avvento e il rapido diffondersi della luce elettrica stimolano in Louis Comfort l’invenzione di quelle lampade che diventeranno un’icona assoluta dell’Art Nouveau. L’effetto della luce naturale, filtrata dai vetri colorati e opalescenti delle grandi vetrate, viene riproposto con la creazione di paralumi realizzati con la stessa tecnica. Cascate di glicine, sciami di libellule, tralci di uva e mazzi di fiori, avvolgeranno la nuova luce, creando, nell’ambiente, atmosfere di grande effetto. 
Il successo è straordinario e la Tiffany Studios produrrà migliaia d’esemplari in centinaia di variazioni. Il modello apparentemente più semplice è, in realtà, il risultato di uno studio ricercato di disposizione geometrica dei tasselli e di precise sfumature cromatiche. Nate come oggetti unici d’altissima qualità artigianale sono state copiate, imitate, riprodotte sempre più in vasta scala, generando, tra l’altro, complicate diatribe sul tema «vero o falso?», imperversando sia nel settore dell’antiquariato, sia nel mercato di basso livello economico. Basti pensare agli anni Sessanta, quando ci fu una vera e propria invasione di quelle lampade riprodotte in quantità tale da farle scadere in un prodotto cheap. La mostra Tiffany by design, ospitata in diversi musei americani fino al 2007, è un’occasione speciale per rivalutare quella raffinata produzione, vittima, in fondo, della sua stessa fortuna. 

Tiffany by design, a cura del Neustadt Museum di New York, mostra itinerante negli Stati Uniti fino al 2007
 

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