
Nella galleria ormai secolare dell’automobile, ac-canto a personaggi ben noti, sfilano protagonisti di apparente minor rilievo. Ma che meritano migliore conoscenza, per la singolarità della loro opera: come per chi seppe creare l’inconfondibile stile Ci-troën contribuendo non po-co, a partire da-gli anni Trenta e sino ai Ses-santa, a consolidarne le fortune di mar-ca. Grazie a una serie di vetture la cui linea fu merito dell’italiano Flaminio Bertoni, nato a Masnago nella provincia varesina il 10 gennaio 1903 e morto a Parigi il 7 febbraio 1967; dopo essersi trasferito in Francia all’inizio del 1931 per lavorare in Citroën. Non abbandonando mai, tuttavia, la passione che sin da ragazzo l’aveva portato a praticare la scultura, anche se la morte prematura del padre lo obbligò a occuparsi presso la Carrozzeria F.lli Macchi, un’azienda varesina che produceva vetture e autocarri. Nella quale il giovane Bertoni lavorò prima a modellare le lamiere, poi come disegnatore nel reparto progetti e accumulando l’esperienza che gli permetterà di farsi rapidamente strada in terra francese. Trovando in André Citroën un estimatore che lo impegna nel definire la livrea di una vettura tecnicamente rivoluzionaria: una trazione anteriore, realizzata a monoscocca invece del tradizionale telaio, con varie ipotesi di carrozzeria.
Ma il pregio di Flaminio Bertoni è di saper scolpire più velocemente che disegnare, ed ecco che un sabato sera piazza su un cavalletto un blocco di plastilina che comincia a lavorare a due mani dando forma alla vettura che sarà poi conosciuta come la «Traction». Quando, il lunedì mattina, il bozzetto sarà visto da André Citroën il gradimento è immediato ed è l’inizio del successo per il trentenne Bertoni, che per la prima volta al mondo aveva dato corpo a una nuova automobile con uno sviluppo progettuale in volume e non in disegno.
Il 24 marzo 1934 la vettura verrà presentata ai concessionari e l’accoglienza è tale che, in quel solo giorno, le azioni Citroën guadagnarono il 10% per l’entusiasmo suscitato da un’automobile di forme e contenuti originali e piacevoli; tanto da restare in produzione sino al luglio 1957, per oltre 23 anni e con molte modifiche meccaniche ma fedele alla linea originaria. Ancora maggiore sarà il successo di un’altro straordinario modello plasmato, più che disegnato, da Bertoni: la 2 Cv il cui progetto, interrotto dalla guerra, venne ripreso dopo la liberazione di Parigi per entrare in produzione dal luglio 1949 e restarvi fino al febbraio 1988: per quasi quarant’anni e con 7 milioni di esemplari venduti. L’ultima geniale creazione dello scultore varesino sarà poi la DS 19, presentata nell’ottobre 1955 e costruita sino al giugno 1975, le cui linee avveniristiche consacreranno Flaminio Bertoni nell’Olimpo dei creatori di automobili. Seguendo un singolare connubio fra arte scultorea e realizzazione industriale, che ben ci racconta il figlio Leonardo in una biografia paterna, ricca di notizie e immagini (Flaminio Bertoni: la vita, il genio, le opere, Macchione editore, 136 pagine, 20 euro). Un libro che ci permette anche di conoscere come un’automobile sia stata esposta quale opera d’arte alla Triennale di Milano, nell’edizione del 1957, quando una filante scocca della DS 19 su un piedistallo valse a Flaminio Bertoni il premio d’onore per la scultura.