Prima di tutto gli odori, gli odori del luogo, habitat unico e straordinario della terra di Liguria, rosmarino, salvia, basilico. Poi i colori, l’intenso blu del mare, del cielo, il verde o il rosso delle piante, insomma il paesaggio come personaggio. Ma poi anche i rumori, il frusciare degli alberi, il mare di sottofondo e l’urlo terribile e bestiale che apre il romanzo. Troverete tutti i sensi allerta (anche il tatto) nell’ultimo romanzo di Nico Orengo La curva del latte, sensi vivi e pulsanti per una storia costruita sull’intreccio di tante vicende diverse che fanno un mirabile microcosmo dell’Italia post-bellica. Verrebbe da dire dell’«Italietta», tanto lo sguardo del narratore si è avvicinato a uomini e donne di un’Italia di provincia con indulgenza e ironia. È l’ironia, che abbassa i toni fino a scene di vera comicità, la protagonista del romanzo, l’ironia del narratore vigile sulla «pochezza», potremmo dire, dei personaggi, tutti presi dai loro intrighi di provincia. Il narratore onnisciente va tracciando così su un formidabile scenario, dove la storia del Paese (siamo nel 1957) si avvia velocemente verso gli anni del boom economico, un quadro realistico di figure minori, uomini e donne che tra loro intrecciano rapporti non privi di maliziosità, vizi e cattiverie.
È anche, questa, la Storia di un Paese in crescita pronto a divenire potenza mondiale, che si manifesta nelle figure minori ma emblematiche dell’umanità. Come dire niente di nuovo sotto il sole, l’essere comunisti, per esempio, non dà passaporti di riscatto culturale particolare: quando si è immersi in un clima da strapaese anche l’ex partigiano si scandalizza e freme di rabbia di fronte alla maternità fuori dal matrimonio di una signorina della comunità. Si direbbe che la molla di tanta passione che muove i personaggi di Orengo sia proprio il sesso, una sorta di gioco sociale e scarico di tensioni, ma anche una grande forza liberatrice capace di far compiere atti di eroica libidine (l’ultimo amplesso consumato da Luciana e Luisò sulle traversine del treno in arrivo) e grandi salti di qualità nei rapporti tra le persone. Insomma il sesso come felicità e vera liberazione dei costumi (in contrapposizione alle altre spinte modernizzatrici che guastano la natura e l’uomo) è la traccia sotterranea che svolge la trama del romanzo, poiché il principio del libro è l’urlo di un bambino che nasce e di cui non si conosce il padre ed è anche l’urlo metaforico degli uomini del paese che si chiedono «chi ha messo incinta la Iolanda?». C’è un giallo dietro questa domanda che farà entrare in gioco altri personaggi in bilico tra leggenda e realtà, e che fa di questo romanzo un libro non solo ben costruito ma con punte di vero divertimento.
Nico Orengo, La curva del latte, Einaudi, 215 pagine, 14 euro