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L’epopea di Freddy Nettuno metafora della Chiesa (e della vita)

LIBERAL BIMESTRALE
di Luca Doninelli
Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006

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Se in tanti parlano del modesto romanzo Sabato di Ian McEwan - un insopportabile troppo-pieno che ben poco deve, per fortuna, al modello cui s’ispira, il mitico Herzog di Saul Bellow - non è detto che quello sia il meglio che l’editoria ci offre. Per rimanere al mondo anglosassone, bisogna segnalare questi ultimi anni come gli anni, in primis, di Les Murray. È stato il poeta Davide Rondoni a segnalarmi, mesi fa, l’uscita di una splendida antologia poetica di Murray, curata da Adelphi, dal titolo Un arcobaleno perfettamente normale. Ma il capolavoro di questo grande poeta e scrittore australiano è il romanzo in versi Freddy Nettuno (traduzione di M. Morini). Metafora autobiografica, Freddy Nettuno è un’enorme, geniale epopea cristiana del corpo, è la storia di un corpo dapprima normale che diventa anomalo a causa di un’ingiustizia così universale - come direbbe Adorno - da apparire come la Nuova Normalità. Arruolato nell’esercito a fianco dei tedeschi (ossia dei perdenti), Freddy assiste al massacro delle donne armene per mano turca, e in seguito allo choc contrae una specie di lebbra dalla quale guarisce, dovendo nel contempo accettare due anomalìe: la perdita quasi totale della sensibilità e una forza prodigiosa che però Freddy vive come una sorta di maledizione. 
Lo straordinario sismografo poetico di Murray ci fa percepire tutte le stratificazioni del Tempo, tutte le vibrazioni della storia e della Storia. Come il Barney di Mordecai Richler, anche Freddy Nettuno è un uomo che sta dalla parte sbagliata, dalla parte del torto, ossia dalla parte degli uomini poco avveduti, diciamo pure sciocchi, che credono che il loro pensiero, la loro fede (o non-fede), la loro libertà debbano avere diritto di cittadinanza nel mondo per il fatto stesso che esistono, e non si accorgono perciò che il mondo è cambiato, che esitono regole, che c’è un teatro nel quale l’importante è avere una parte - una parte qualunque, non importa se tra i buoni o tra i cattivi - e da cui loro, con la loro ingenuità, sono estromessi. Ma l’enorme corpo erculeo di Freddy è, in qualche modo, anche il corpo della Chiesa cattolica, un corpo difficilmente eliminabile dal mondo ma estraneo al mondo, che non ne comprende le ragioni e ne ha paura, lo tiene fuori dal teatrino ma sa che, da dietro le quinte, lui lo legge benissimo. Freddy Nettuno sono ottocento pagine di poesia, di bellezza ma anche ottocento pagine di un giudizio duro e lucidissimo, un giudizio-corpo, un giudizio-carne. Questo è un vero capolavoro, di quelli rari, veri, inequivocabili, incatalogabili. La letteratura esiste ancora grazie a questi doni.

Les A. Murray, Freddy Nettuno, edizioni Giano, 2 voll. con testo a fronte, 850 pagine, 36,00 euro
 

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