
Da filosofo, e per di piùvicino a pensatori come Vico e Hegel, Biagio de Giovanni si pone unadomanda che sembra contraddittoria rispetto alla realtà: è possibile, ecome, l'esistenza politica dell'Europa nella forma dell'Unione europea?Doman-da in apparenza superflua, perché l'Europa politica esiste già, etuttavia inaggirabile per chi abbia una visione storica di lungagittata, sia in avanti sia all'indietro. Infatti, per rispondere aquesta domanda de Giovanni sceglie di analizzare la genesi dell'Europacome entità ideale e materiale, approfondendo la storia di quelprocesso che, nel confronto talvolta aspro tra le sue componenti, si èchiamato «integrazione europea». Per sapere come sarà l'Europa delfuturo bisogna aver ben compreso il suo passato. Lo svolgimento diquesta premessa metodologica porta a conclusioni di grande interesseper comprendere la situazione geopolitica attuale. Una in particolareposso qui sinteticamente evidenziare: il ruolo degli Stati nazionaliche, nelle vicende europee, non deve ridursi a quello di amministratorilocali di un potere centralizzato.
Gli Stati europei sono moltodi più di una struttura legislativa: esprimono una coscienza culturalee civile che non deve andare dispersa, se si vuole conseguireun'autentica unità politica. L'allargamento a Est viene quindi vistocome applicazione di una «geometria variabile» che corrisponde non soloa quella variabilità geografica che caratterizza il nostro continente,ma anche al fatto che l'Europa è «una forma di coscienza», un sistemadi pensiero e di valori che si fonda sulle idee di diritto e libertà.Di qui la tesi che sul tema dei diritti si giochi tutta la questionedell'integrazione e dell'allargamento. De Giovanni pensa a un'Europaculturalmente illuministica, ispirata a Rousseau e a Kant, in cui peròl'universalismo e il cosmopolitismo trovino una mediazione nelleidentità particolari di cui l'Europa è composta. Il collante di questaauspicata sintesi consisterebbe nell'affermazione dei diritti comeprincipio politico fondamentale. Di qui la critica all'ipotesi diinserire nella Carta fondamentale europea la menzione della religionecristiana come cardine della nostra civiltà, perché, basandosi sullaconsiderazione che «l'invocazione di Dio, in Europa, ha spesso diviso,non unito», de Giovanni ritiene che oggi «la questione della religioneè quella delle religioni» e della necessità della loro coesistenza, inuno spazio che può essere garantito, appunto, solo dall'affermarsidella coscienza del diritto. Ma poiché non si tratta di dirittiastratti, essi vanno incarnati in organismi statali viventi.
Nemmeno la spinta globalizzante deve distruggere la forma-Stato, anzi,alcune forme negative della globalizzazione la rendono necessaria. L'11settembre 2001, «il 1914 del nuovo secolo», ha amplificato una minacciaterroristica che rende di nuovo necessaria la funzione degli Stati. Inquesto scenario, de Giovanni sostiene «l'idea di una costruzioneorizzontale», nella convinzione «che l'Europa non possa perdere oggi laforza del proprio vario tessuto statale»: un edificio che da un latonon si cementifichi in un monolitico super Stato e dall'altro non sidisgreghi in una miriade di piccole patrie. Ancora una volta, dunque,l'Europa è chiamata a un esercizio di equilibrio, difficile eirraggiungibile forse per altri continenti, nel quale però essa eccelleproprio in virtù della sua ambiguità costitutiva, in virtù della suaambigua potenza.
Biagio de Giovanni, L'ambigua potenza dell'Euro-pa, Guida, 317 pagine, 17,04 euro