La storiografia inglese ha sempre riservato un ruolo importante alla storia militare, mai considerata, come accade altrove, un'ancella della storia politica. Lo studio della seconda guerra mondiale, in particolare, continua a impegnare per diversi motivi le energie di validi studiosi. Iniziò Churchill, a guerra appena finita, con la pubblicazione di The second world war, che, nel 1953, ottenne anche il premio Nobel per la letteratura. Da allora il lavoro di Churchill ha rappresentato un punto di riferimento essenziale per tutti gli studiosi di storia militare che sono seguiti. Ci sembra di poter affermare che anche il lavoro di Richard Overy si inserisca a pieno titolo nel solco della migliore tradizione storiografica inglese. Egli aveva già pubblicato ottimi lavori, tra i quali una citazione merita Interrogatori.
In La strada della vittoria, una esemplare ricostruzione dell'ultimo conflitto mondiale, partendo da una premessa in apparenza ovvia e facilmente condivisibile nella formulazione e nella sostanza, cioè che la vittoria degli alleati non fu una conclusione scontata della guerra, Overy esamina le cause che resero possibile alle forze alleate in due anni di rovesciare radicalmente la loro situazione bellica; dall'estate del 1942, quando apparve imminente la vittoria delle forze dell'Asse, a quella del 1944, quando iniziò a delinearsi la loro sconfitta. Overy ne individua alcune. Quelle più convincenti richiamano la maggiore accelerazione da parte degli anglosassoni dei processi di modernizzazione della tecnologia di guerra rispetto ai Paesi dell'Asse, soprattutto per quanto riguarda i riflessi che essa ebbe sulla guerra navale, a cui l'autore dedica alcune pagine di grande suggestione. Fu resa infatti possibile la neutralizzazione dell'attività dei sommergibili tedeschi U-Boote, i «branchi di lupi» in agguato nelle profondità della «fossa atlantica», che permise ai convogli alleati, a partire dal secondo semestre del 1942, di attraversare l'Atlantico con poche perdite. Un'altra causa fu l'andamento delle vicende belliche sul fronte orientale, con l'inaspettata capacità di resistenza da parte dell'Armata Rossa. A tal riguardo, interessante, anche se non nuova, risulta la considerazione sul ruolo decisivo svolto dagli americani nel far giungere all'esercito sovietico provvidenziali e copiosi aiuti in mezzi e derrate alimentari. E qui lo storico suggerisce un'altra causa, tra quelle che permisero la vittoria, rappresentata dalla capacità dei sistemi produttivi americano e sovietico di adattarsi alle nuove condizioni di guerra, con un'interessante osservazione relativa a quello sovietico, che non ebbe difficoltà a riconvertire la produzione grazie all'avvenuta centralizzazione della sua economia imposta dai piani quinquennali. Un'altra osservazione riguarda la maggiore efficienza mostrata dai vertici militare alleati nella conduzione della guerra per l'ampia autonomia che ebbero dal potere politico. Anche Stalin, osserva Overy, dopo alcuni errori iniziali finì per affidarsi completamente alla genialità del generale Zukov. Ma per Overy determinante fu, ci sembra di capire, la mobilitazione morale delle popolazioni la cui certezza di essere dalla parte della ragione non venne mai meno.
Richard Overy, La strada della vittoria - Perché gli alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale, Il Mulino, 515 pagine, 20 euro