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Dal “Corpus Hermeticum” a Jung Ermete Trismegisto maestro di modernità

Liberal Fondazione
di Franco Cardini

Anno II n. 14 - Ottobre-Novembre 2002

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Il libro non presenta prezzo: che io conosco, ma che non vi dirò per non scoraggiarvi. Perché dovete comprarlo comunque, a qualunque costo. È una festa per gli occhi e per la mente; uno strumento indispensabile per comprendere l'Europa moderna e anche postmoderna, con il suo inestricabile nodo di nostalgie tradizionaliste e di tentazioni rivoluzionarie, di fede e di ragione, di «razionalismo» e «irrazionalismo». Parlo d'un catalogo (del primo volume) della mostra dallo stesso titolo (che si è tenuta alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia) e che si presenta come una folta serie di belle monografie, opera di specialisti tra i quali si distinguono - mi limito agli italiani - Marino Zorzi, Cesare Vasoli, Antonio Rigo, Federico Barbierato, Anna Laura Puliafito.
Hermes Trismeghistos: Ermete, il Tre Volte Grandissimo. Non sappiamo chi sia stato: e, come Omero, può darsi che non sia mai esistito nessuno chiamato dai suoi contemporanei con quel nome: tantomeno con quell'epiteto. Erodoto lo identificava con Toth, il dio egizio della scrittura e della scienza; e i greci dell'età ellenistica non ebbero dubbi a scorgere in lui i tratti del dio Hermes, la guida divina delle anime. Le sue opere, sotto forma di dialoghi e di trattati filosofici, ci sono giunte dall'antichità, specie attraverso i rinvii dei padri della Chiesa, e poi durante il Medioevo dall'Oriente arabo e bizantino incomplete e sotto forma indiretta, attraverso citazioni e traduzioni anche molto oscure. Esse sono comunque alla base della filosofia gnostica e del suo complesso cosmologico esoterico, destinato alla conoscenza di pochi eletti iniziati. Ma dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi, nel 1453, i profughi greci recarono la totalità (o comunque un organico insieme) degli scritti cosiddetti ermetici nella splendida Firenze di Cosimo de' Medici: Marsilio Ficino li tradusse in un latino di solare, struggente perfezione. Cominciava così l'umanesimo e con esso il Rinascimento. Il Corpus Hermeticum diveniva la base per quella divinizzazione dell'uomo che Pico della Mirandola avrebbe enunziato alla fine di quel mirabile secolo nel De dignitate. Senza ermetismo non si comprende la modernità occidentale, nella sua attrazione per la razionalità e la scienza e nella sua tentazione per la magia: non ambiti opposti, ma facce contrarie della stessa medaglia. Nel 1614 il filologo erudito svizzero lsaac Casaubon, cristiano-riformato, dimostrò che il Corpus Hermeticum non poteva risalire al Dodicesimo-Tredicesimo secolo avanti Cristo (cioè, più o meno, all'età mosaica), ma doveva appartenere al Terzo-Quarto secolo dopo Cristo. Il che non inficiò comunque l'incanto e l'autorevolezza dei testi ermetici, che restano alla base della cultura astrologico-alchemica fino ai giorni nostri. Neppure esoterismo e occultismo sette-novecenteschi esisterebbero senza l'ermetismo; e neppure, com'è noto, la psicologia del profondo di Carl Gustav Jung.
Al di là della sua funzione come viatico per la comprensione della modernità Agrippa di Nettesheim, Giordano Bruno, John Dee, Tommaso Campanella, Wolfgang Goe-the sono tutti, in differente misura, figli di Ermete -, questo libro dimostra una volta di più (e inutilmente, perché il pubblico anche «colto» non vorrà mai comprenderlo) che razionalismo e irrazionalismo sono due dimensioni altrettanto fraudolente della cultura bassoevoluzionistica: due mistificazioni che avevano fatto il loro tempo già alla fine del Novecento anche se sono, purtroppo, sopravvissute a se stesse nelle odiose semplicizzazioni e banalizzazioni massmediali tanto care, perché rassicuranti, alla cultura dei mass media.
AA. VV. Magia, alchimia, scienza dal Quattrocento al Settecento, edito da Carlos Gilly e Cis van Heertum, volume 1, Firenze, Centro Di, 588 pagine
 

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