Hayek fu realmente un teorico dello Stato «minimo»? Dopo tutto, egli pensava che noi avessimo bisogno dello Stato, non solo come protettore ma anche come fornitore di «beni pubblici». Questo risulta problematico, dal momento che ci lascia senza difesa contro il popolare mito dei «beni pubblici». Hayek inoltre non ha prodotto una compiuta teoria della tassazione. La sua posizione teorica potrebbe quindi generare conseguenze che lui stesso non avrebbe approvato. Per i nostri scopi è sufficiente definire lo Stato come l'ultima istanza del potere contro la quale non vi è altra istanza alla quale appellarsi; in breve, lo Stato è un monopolista territoriale della violenza. La volontarietà o la sua assenza (coercizione) non è una caratteristica sufficiente a definirlo. Lo Stato rimarrebbe lo Stato anche se, contrariamente a quanto accade, quella del contratto sociale fosse una teoria sostenibile. Le domande fondamentali da porsi riguardo allo Stato sono: è indispensabile per la sicurezza interna ed esterna? È una condizione necessaria per accordi vincolanti (come elemento che dà loro forza cogente)? (Jasay 1997, cap. 8; Radnitzky 1997, vol. 3, pp.41-46). Lo Stato ha la sua origine nel brigantaggio. Che il primo sistema statale sia stato il dispotismo può essere spiegato col fatto che per chi è militarmente forte è più difficile sviluppare un ordine cooperativo, volontario, piuttosto che sviluppare un ordine coercitivo. Una situazione di anarchia, o meglio di sinarchia (diversi gruppi ugualmente forti) è instabile. Presto o tardi un individuo o un gruppo dimostra la sua superiorità a tutti i rivali nella capacità di organizzare la violenza. Essi, allora, possono usare questo potere per esigere tasse dagli abitanti del territorio sul quale sono in grado di pianificare un potere militare o di polizia.
L'estorsione delle tasse è la caratteristaca saliente dello Stato. La funzione classica dello Stato, quella protettiva, discende direttamente dalla necessità di proteggere la base imponibile dai rivali esterni (altri governi) e interni (potenziali altri governi). La sicurezza esterna e interna (quest'ultima, almeno, quando minaccia la base imponibile) sono immediati sottoprodotti dello Stato. Certi altri «beni pubblici» (più correttamente, beni o servizi finanziati attraverso le tasse) sono sottoprodotti indiretti; per esempio, le strade necessarie alla mobilità militare e all'accesso a coloro che sono costretti a pagare le imposte. Ciascuno di questi servizi, se valutato utile o necessario da coloro che devono occuparsi di finanziarlo, richiede e legittima le tasse. Quali cambiamenti sono provocati dalla creazione di uno Stato? Nella misura in cui lo Stato si limita al suo mandato classico, la protezione della proprietà, la quale, in una prospettiva lockeana, include anche il corpo e la vita, l'efficienza aumenterà a causa della maggior sicurezza dei diritti di proprietà rispetto a un regime di anarchia, e quindi dei minori costi di esclusione. Gli individui saranno incentivati a investire in attività fruttifere come la produzione e il commercio. La principale differenza tra una situazione di anarchia e un ordine politicamente strutturato è che nell'anarchia si fa aperto ricorso alla forza o alla minaccia della forza, laddove in un sistema strutturato politicamente si fa ricorso a metodi più sottili. Ora, il principale veicolo per ottenere una forma di redistribuzione a proprio vantaggio è l'impegno nel processo politico. Gli individui colpiti dalla legislazione redistributiva hanno due scelte possibili. Possono impegnarsi nel processo politico al fine di modificare la legislazione o per ottenere una fetta maggiore dei «beni pubblici» che desiderano - il che ha per conseguenza una maggiore politicizzazione - o possono cercare di aggirare o violare la legge, per esempio lavorando nell'economia parallela o facendo un secondo lavoro (Seldon 1988).
Legge e legislazione
Grande economista e filosofo della politica, Friedrich Hayek attaccò lo Stato e mise in guardia contro l'intrusione della legge pubblica nell'area riservata alla legge privata. Studioso egli stesso della giurisprudenza, considerava la gran parte delle norme emanate dai Parlamenti semplice legislazione e non leggi propriamente dette. Una legge è essenzialmente una regola astratta che governa la disposizione della proprietà, in un senso latamente lockeano e la sua funzione è di garantire la libertà (legge privata). Un nuovo tipo di legge, comunque, emerge nelle democrazie occidentali contemporanee: la legge «pubblica» (che comprende la legge costituzionale e quella amministrativa). La legge pubblica non è semplicemente una legge, è una legge «più alta». Quando emerge, ne consegue la graduale erosione della legge privata, dal momento che quest'ultima è crescentemente rimpiazzata da quella pubblica. Un governo «regolato» dalla legge pubblica tende a utilizzare in misura crescente il suo potere per gli scopi della legislazione, vale a dire per la creazione di una legge civile «positiva». La distinzione tra legge e legislazione si fa allora sfocata. Il risultato è quello che Jasay ha chiamato la «società centrifuga» (che ridistribuisce all'interno della classe media cosicché gonzi e free riders sono in larga misura le stesse persone), la società dello Stato sociale e dell'elevata pressione fiscale. La legge diventa sempre più imprevedibile (non c'è certezza del diritto) e, allo stesso tempo, il rispetto per qualunque legge è sistematicamente indebolito. Il crimine è incentivato e non c'è alcuno standard immutabile di «diritto» e nessuna definizione immutabile di «crimine». Il Welfare State ha anche creato un nuovo tipo di individualismo: l'individualismo senza responsabilità. Rischio per la responsabilità del prodotto, rischio di malasanità e frivole contese rappresentano i più grandi pesi morti per l'economia americana. Questo è solo un esempio dei profondi effetti della giurisprudenza sull'efficienza degli assetti sociali. Altrettanto importante è l'influenza della legge sulla sicurezza dei diritti di proprietà - quindi l'utilizzo della politica per raggiungere obiettivi redistributivi favorendo una sezione della società rispetto a un'altra, o una generazione rispetto alla successiva. Infine, la natura della legge ha un effetto di feedback sui mezzi utilizzati per la sua applicazione. Laddove le convenzioni e i costumi poggiano su applicazioni informali e decentralizzate, le leggi parlamentari poggiano su applicazioni organizzate centralisticamente, con evidenti conseguenze sull'ordine politico e sociale che ne risulta. Recentemente, come reazione a questo stato di cose, le corti di arbitrato privato sono diventate un'industria in crescita, specialmente negli Stati Uniti. La globalizzazione darà ai «piccoli giocatori» la possibilità di dissociarsi, dal momento che la democrazia può funzionare in piccole unità, comunità e persino Cantoni. Comunque, l'internazionalizzazione dell'economia offre molta più speranza, per la libertà, che qualunque revisione dei processi decisionali. In una democrazia di massa, saturata dai media, lo Stato è - nella memorabile definizione di Jasay - «un meccanismo di enforcement che consente alla coalizione vincente di sfruttare la coalizione perdente senza far ricorso alla violenza» (Jasay 1997, p.2, corsivo mio). In molti casi, le persone sfruttate (i gonzi) e quelle che beneficiano della redistribuzione (i free riders o coloro che vivono di rendita) sono le stesse. Lo Stato, al tempo stesso, sfrutta i contribuenti ed è sfruttato dai gruppi di pressione che procurano voti ai politici.
Il problema dei «beni pubblici» e della tassazione: la soluzione coecitiva
Hayek è visto come un campione del governo «limitato». Tuttavia, l'espressione «limitato» ha poco, se non nessun significato, dal momento che solo uno Stato totalitario può essere onnicomprensivo. Stato «minimo» è accettabile, ma è un termine flessibile e il suo significato deve essere chiarito. Quale ruolo Hayek asssegnava allo Stato? Con l'eccezione dei più convinti libertari, i filosofi della politica sono dell'opinione che la socializzazione di alcuni mezzi di produzione è giustificata, soprattutto per la produzione della sicurezza esterna e della difesa nazionale. Essi sostengono che la produzione di questi fondamentali «servizi relativi all'uso della violenza» dovrebbe essere nelle mani dello Stato, e lo fanno affermando che in questo frangente i costi di transazione rendono necessario un controllo totale degli agenti. Hayek va molto più in là, affermando che lo Stato è necessario non solo perché garantisce la sicurezza esterna, ma anche perché ci sono argomenti che legittimano la socializzazione dei mezzi di produzione in riferimento a molti altri servizi «altamente desiderabili». Per Hayek, il compito dello Stato è la fornitura di beni e servizi «pubblici»: 1) per applicare quelle regole di «giusta» condotta come la protezione, la sicurezza della proprietà, ecc. (il classico esempio di un bene «pubblico»); 2) per fornire servizi aggiuntivi che sono «altamente desiderabili». Hayek considera questi servizi compatibili con i princìpi «liberali» nella misura in cui «i desideri soddisfatti sono desideri collettivi della comunità nella sua globalità» (Hayek 1978, vol. 1, p. 111, corsivo mio).
In che modo possiamo scoprire in che cosa consitono i desideri della comunità nella sua globalità? L'idea dei «desideri di una comunità come un intero» si avvicina pericolosamente al rousseauiano concetto di «Volontà Generale» (la volontà «del Popolo» quando non sia confusa con ciò che «il Popolo» vuole realmente). Questo approccio teorico presuppone che: 1) è possibile aggregare le preferenze individuali in un ordinamento collettivo; 2) vi è un metodo attraverso il quale «il Popolo» può esprimere e comunicare la varietà degli interessi e delle preferenze degli individui che lo compongono, come fossero un tutt'uno; 3) il sistema più ampiamente accettato per rilevare ciò che «il Popolo» realmente vuole è il metodo democratico, nel senso della regola della maggioranza in cui a ogni testa corrisponde un voto.
Qualcuno sostiene che questa è la regola decisionale che «il Popolo» ha liberamente scelto o avrebbe razionalmente accettato: tale è la soluzione del contrattualismo (Jasay 1993, p.85; 1997, cap.1). Le assunzioni 1 e 2, tuttavia, sono false, perché i diversi interessi, in una società, sono sempre conflittuali - gli individui, ciascuno dei quali è unico, non possono avere interessi identici. Se vi è unanimità, la scelta sociale ha mancato il suo obiettivo. L'assunzione 3 si basa sulla teoria contrattualistica, che è insostenibile. Dal momento che Hayek è scettico riguardo ai succitati metodi di praticare la democrazia, questo approccio stona con le altre sue opinioni in materia. Hayek crede a un'opportuna limitazione costituzionale della scelta sociale. Quanto è di aiuto questo approccio costituzionalistico? In un regime di sovranità popolare non si è mai risposto alla domanda fondamentale: chi controlla i controllori? Inventare una costituzione della libertà è relativamente facile. Ma come può essere risolto il problema pratico, il problema di trovare le condizioni, se ci sono, nelle quali le limitazioni costituzionali avrebbero buone probabilità di essere rispettate sufficientemente a lungo per fare qualunque bene? (Jasay 1993, p. 87). Hayek sembra eccessivamente ottimista riguardo a queste condizioni. Egli suggerisce che una seconda o terza camera, posta al di sopra delle coalizioni o di interessi particolari, rappresenterebbe tali limiti. Ma non fornisce alcuna ragione per la quale le opinioni o le regole di questa camera sarebbero accettate come vincolanti da qualunque significativa parte della società, in una situazione in cui altri potenti gruppi volessero usare l'assunzione collettiva di decisioni per rompere limitazioni costituzionali. In verità, inventare tali salvaguardie somiglia alla quadratura del cerchio (Jasay 1993, p. 87). I partiti politici se ne impossesserebbero rapidamente. Per inciso, James Buchanan e la maggior parte degli esponenti della Public Choice sono colpevoli della stessa ingenuità di Hayek riguardo alle regole create dall'uomo per contrastare il potere.
Chi pagherà per i beni «pubblici»?
Ovviamente, il contribuente. Molti o la maggior parte dei beni e dei servizi forniti dallo Stato saranno graditi da qualcuno, mentre altri saranno loro indifferenti o addirittura sgraditi. Eppure, tutti sono costretti a pagarli. Hayek ci avverte che la corrispondente azione del governo «non implica coercizione se non la crescita dei mezzi attraverso la tassazione». (Hayek 1978, pp. 111, 144; 1960, p. 222). Tuttavia, in un'epoca dominata da uno Stato predatore, che impone tasse elevate, «"nessuna coercizione tranne quella dei mezzi di coercizione" suona come una forma di imperturbabile umorismo nero [sic]» (Jasay 1989a, p.295; l993, p.84; Radnitzky 1994, pp.79, 95). Una volta che ha accresciuto i propri mezzi, il governo ha applicato tutta la coercizione di cui possa aver bisogno (Jasay 1993, p. 84). Se consideriamo siffatta coercizione come un'ammissibile «eccezione», a che cosa un liberale potrà muovere obiezione? Hayek ci lascia senza difesa contro le concezioni socialdemocratiche della democrazia. Dopo tutto, molta, se non tutta la redistribuzione ha luogo non apertamente attraverso trasferimenti, ma in modo surrettizio, attraverso beni e servizi «pubblici», o meglio finanziati dalle tasse, attraverso regolamentazioni e attraverso varie misure protezionistiche come i sussidi (una forma di tassa che lo Stato riscuote coercitivamente con l'obiettivo di beneficiare particolari gruppi di interesse, così che questi gruppi abbiano il diritto di funzionare come una sorta di para-ministero del Tesoro). Hayek non ha fornito una teoria compiuta della tassazione, né ha dato un criterio plausibile per identificare gli interventi statali di natura dannosa - in particolare l'«ipergoverno» di cui tutti siamo vittime. Hayek non si interroga sulla teoria classica dei beni pubblici: se i beni «molto desiderabili» non possono essere forniti in maniera sufficiente, o se i ruoli sociali dei contribuenti e dei beneficiari delle tasse sono imposti dallo Stato e legittimati da un annesso «contratto sociale». Egli non prende in considerazione le altre possibili soluzioni compatibili con una società libera, come quelle sottolineate da Jasay (1989), in particolare (per dirla brevemente e sinteticamente) il fatto che se la «produttività» della fornitura pubblica è sufficientemente superiore a quella dei sostituti privati, il rischio del suo fallimento potrebbe, per un numero ampio di persone, essere superiore all'attrazione di assicurarsene il successo personale con comportamenti da free-rider. In questo modo, il «dilemma del prigioniero», che è l'assunzione fondamentale alla base della teoria standard, può essere trasformato in un gioco in cui per qualcuno è razionale contribuire anche se altri «scroccano» il bene pubblico prodotto. Il nuovo gioco permetterebbe soluzioni di cooperazione volontaria. I ruoli del «gonzo» e del free-rider sono scelti dagli individui stessi. Allo stesso tempo, il gioco fornisce una verifica per l'affermazione secondo cui il bene in questione è valutato come «altamente desiderabile» da un sufficiente numero di persone per rendere possibile la sua produzione su base volontaria. Se, per sopprimere il free-riding, si sceglie come soluzione la coercizione di Stato, il free-riding è reintrodotto sotto forma di sovrasfruttamento (essendo il desiderio di beni pubblici sui generis insaziabile) e di redistribuzione dell'incidenza della tassazione (una sintesi degli argomenti di Jasay è offerta in Radnitzky 1989a). Elinor Ostrom ha presentato casi di studio in cui problemi relativi a specchi d'acqua considerati di proprietà «comune» sono risolti attraverso l'organizzazione volontaria (comunità d'irrigazione, zone di pesca, ecc.) anziché grazie alla coercizione dello Stato (Ostrom, 1990). La proporzione delle entrate medie sottratte dello Stato è un rozzo ma utile metro di misura dell'estensione della coercizione nella società. La coercizione resta coercizione anche se, come talvolta accade nel Welfare State, molti o la maggior parte di coloro che vi sono sottoposti sono consenzienti alla coercizione. Scegliendo sempre di più il dispotismo dello Stato sociale, le persone sembrano voler vendere se stesse alla schiavitù fiscale, mentre, nello stesso tempo, avvertono sempre più pesante il fardello delle tasse. Fortunatamente la giustificazione che viene addotta per le azioni governative, basata sulla fornitura di beni e servizi pubblici è stata ulteriormente ridotta, e continuerà a esserlo, dalle innovazioni tecnologiche (McKenzie & Lee 1991, p. 223).
Hayek e la tassazione
Hayek rifiuta la tassazione progressiva, non a causa dei suoi effetti economici, ma perché non è una regola generale, una legge, dal momento che discrimina un gruppo all'interno della società - quelli che «guadagnano di più», in generale quelli che hanno più successo e lavorano più sodo. Egli trova inaccetabile che questa tassazione abbia la redistribuzione come suo scopo dichiarato (Hayek 1960, p. 289). Tuttavia, come già osservato, ciò che conta non sono le intenzioni ma le conseguenze delle poliche di Welfare (Jasay 1990a, 539) quali l'impatto sulla morale e gli atteggiamenti, ovvero la sovrastruttura del capitalismo (come dimostrato dall'opera di Charles Murray, in particolare il suo Law of Unintended Rewards). Per di più, il fatto che si sottragga ad A con la forza per trasferire a B è un'ingiustizia di per sé evidente, anche quando sotto qualche aspetto può essere giustificata (se il denaro è preso con la forza dall'innocente Peter per darlo all'altrettanto innocente Paul, quest'ultimo cessa di essere innocente, e diviene un complice del furto). Non ci sono limitazioni sostanziali a quanto reddito il governo può sottrarre, o a qualunque specifica violazione delle libertà economiche. Come si spiega tutto ciò? Gli statalisti affermano che gli individui sono consapevoli (o, meglio, credono) che la sottomissione è nel loro stesso interesse. Questo, a dispetto del fatto che molti di questi «benefici» sono servizi che qualcuno, o, in molti casi, gran parte dei contribuenti non vogliono in nessun modo, e che la tassa «multiuso» è quindi necessaria per raggiungere una redistribuzione che molti non desiderano. Affermare che lo scambio politico è volontario, e giustificare la scelta collettiva coercitiva perché rende possibile lo scambio politico è autocontraddittorio. Così lo Stato funziona come un meccanismo di enforcement che consiste a una coalizione vincente di sfruttare la coalizione perdente senza ricorrere alla violenza. Jasay spiega questa sottomissione con il fatto che tale coercizione è un esempio di situazione in cui l'individuo «non ha letteralmente alternative» (Jasay 1997, p. 168). Se l'individuo resta nel territorio dello Stato, definito come monopolista territoriale della violenza, è costretto a pagare indipendentemente da ciò che fa. La tassazione è la principale raison d'être dello Stato. Determinati beni «pubblici» derivano da questo dato di fatto, come la sicurezza esterna (per proteggere la base imponibile dai potenziali rivali e da altri governi), l'interesse degli Stati nelle strade (per spostare l'esercito e dare accesso ai contribuenti), e il suo interesse in appropriate leggi fiscali (per dare legittimità, o una sua parvenza, alla coercizione di Stato di cui si è discusso qui).
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Durante l'operosa vita di Hayek, il problema dell'epoca era il socialismo strisciante. Egli diede un grande contributo a un forte cambiamento del clima intellettuale. I libertari hanno criticato Hayek per la «leggerezza» del suo liberalismo. In ogni caso, nessuno ha fatto di più per la rinascita del rispetto per la libertà nel nostro secolo di Hayek. Ha influenzato il corso della storia non solo attraverso la teoria, ma anche grazie il suo costante impegno «pratico». Fu di valido aiuto per la fondazione dell'Institute of Economic Affairs (Iea) di Londra nel 1957. Sarà ricordato per la creazione, nel 1947, della Mont Pèlerin Society, che mobilitò l'intellighenzia liberale di tutto il mondo («liberale» nel senso del liberalismo classico e del libertarismo) e fornì una rete di supporto per iniziative che condussero a circa ottanta think tanks favorevoli al libero mercato, ispirati allo Iea, i più recenti nell'Europa dell'Est. Fu una fonte di ispirazione per le battaglie di politici come Margaret Thatcher (attraverso Keith Joseph) e Ronald Reagan. Certamente, se fosse stato più coerente, come Mises e i libertari, non avrebbe mai potuto avere un tale impatto sul mondo intero. Riguardo alla teoria, dobbiamo continaure a lavorare su questi argomenti come Hayek si sarebbe aspettato da noi che facessimo. Hayek non ci ha regalato una teoria dei beni «pubblici». Ci lascia senza difesa contro il popolare mito dei beni pubblici. Quest'ultimo è specialmente virulento nell'abuso che gli eco-socialisti fanno della richiesta di aria pulita, foreste vergini, ecc., dal momento che pongono questa richiesta al servizio di un socialismo strisciante («Le esternalità sono l'ultimo rifugio dei dirigisti»). Egli non ha prodotto una teoria della tassazione, né ha sviluppato una teoria autonoma delle dinamiche della democrazia. Non ci ha fornito efficaci difese contro il popolare mito della democratizzazione, e il concomitante pericolo del socialismo strisciante rientra attraverso la porta di servizio della democrazia. In definitiva, la posizione teorica di Hayek - era un teorico dello «Stato minimo»? - potrebbe generare risultati politici che egli non avrebbe approvato.
(Traduzione di Giorgio Bianco)