Narrare la realtà, uno dei maggiori compiti che la narrativa moderna ha sentito di assolvere, divenuto col tempo un canone, ha subito negli anni una sorta di sottrazione compensatoria: in tempo di emergenza, quando la realtà è sembrata mostruosamente incombente e pressante, la narrativa ha reagito escludendola o trasformandola al punto da non riuscire più a rappresentarla. La narrativa italiana ha spesso subito l’accusa di non saper rappresentare il reale preferendo altri linguaggi. È una notizia, allora, che una piccola casa editrice decida di farne un motivo di distinzione creando una collana dedicata al racconto della realtà contemporanea. La collana si chiama pop up, è diretta da Manuela La Ferla, la casa editrice è la Cadmo, che vive e respira nelle colline di Fiesole a Firenze. Per narrare storie contemporanee, l’editore si è messo alla caccia della generazione dei trenta-quarantenni e ha tirato fuori cinque o sei titoli di tutto rispetto di esordienti. Fra questi l’attenzione è caduta su quello più feroce e cattivo, che narra un mondo giovanile ripreso in diretta, con un live più vicino alla costruzione cinematografica che televisiva, nella geografia perimetrale della città (così pare) di Napoli. Il libro si intitola In the mood ed è l’esordio di un giovane nato nel 1973, Luigi Pingitore, che arriva non a caso dalla scrittura poetica e dal lavoro televisivo e cinematografico. Il titolo introduce a una sorta di stato d’animo del testo, iniziato il quale ci si cala in un mondo, agli inizi, non facilmente identificabile perché alterato da ogni sorta di trasgressione: alcool, droga e sesso. Molto alcool e tanta droga circolano liberamente nel romanzo che esso stesso si fa ubriaco e «fatto» per darci un resoconto quanto più aderente al vero. Ci si immerge - non è peregrino il termine perché il mare è un elemento primario del romanzo - in un mondo altro, parallelo a quello normale della vita quotidiana, un mondo a noi vicinissimo e per lo più, sconosciuto. Intanto parliamo di una generazione a ridosso dell’adolescenza che si affaccia al reale e lo percepisce come un incubo da attraversare: giovani studenti con la mitologia del gruppo tenuto insieme dai propri simboli, e giovani prossimi a una maturità anagrafica che non corrisponde al reale dei singoli percorsi di vita.
Il libro procede a scatti tra presente e passato dei protagonisti, non esiste, opportunamente, un protagonista ma più voci che si alternano alla terza persona del narratore. Anche qui la scelta dello scrittore di simulare una prospettiva corale che dia più corpo possibile al malessere, profondo e angosciante, di un gruppo, di una generazione. Un bel libro molto forte, che nella prima parte ci ricorda l’esordio di B. E. Ellis con Less than zero, il romanzo che aprì dall’America, nel 1985, la stagione del minimalismo, diversissimo per riferimento sociale, ma uguale nel desiderio di voler comunicare il vuoto delle coscienze che fanno il pieno attraverso feste, party perenni, roba e alcool senza limiti. E le analogie possono continuare, con un altro cantore di generazioni in via di dissolvimento come Pier Vittorio Tondelli, che (forse) viene «nominato» nella seconda parte del libro attraverso il personaggio Pier, e ricordato da un viaggio in macchina liberatorio così simile al viaggio del racconto che apre la raccolta Altri libertini. Un’ultima considerazione: una lingua mimetica più esasperata da idioletti e giovanilismi avrebbe dato maggiore ossatura e sostanza al libro, che invece soffre una «lingua media».
Luigi Pingitore, In the mood, Cadmo, 216 pagine, 11,00 euro