L’incontro fra Antonio de Curtis, in arte Totò, e Peppino De Filippo divenuto Peppino per sempre, ha generato un fenomeno cinematografico che oggi viene, finalmente, rivalutato. Dopo anni di purgatorio, quegli stessi che i due artisti hanno vissuto separatamente, nelle loro sfere, prima delle revisioni critiche che li hanno rispettivamente coinvolti.
Oggi, quello stesso tipo di revisione li riguarda entrambi, nella sfera di coppia che ha prodotto forme e contenuti cinematografici autonomi rispetto alle loro dimensioni singole; e che li impone su livelli adeguati alle straordinarie qualità espressive e creative. Cinema di insieme e di reciprocità, dove la coppia non vive mai in simbiosi e dove ciascuno dei suoi componenti mantiene intatte, all’interno delle complicità di gesti e linguaggi, le sue prerogative.
Totò, Peppino e… Quanti titoli di film hanno portato i loro nomi, associati a motivi parodistici - sempre rielaborati in modo personalissimo - o a soggetti originali. Adesso questa nuova combinazione editoriale, libro e videocassetta, li ripropone nel volume come Fratelli d’Italia e nel video con un Ho detto tutto fra parentesi, a seguire i punti di sospensione.
È un’opera di rilevo culturale, lineare ma profonda. Motivata dalla necessità analitica della pagina scritta e dalla dimostrazione visiva di quanto Totò e Peppino fossero capaci davanti alla macchina da presa, ragazzi irresistibili e parenti terribili a un tempo. Il senso del libro è davvero nel suo titolo. E nel capitolo, Giochi fraterni, che il curatore Alberto Anile dedica allo specifico aspetto. «Tutte le coppie comiche - scrive Anile sono legate dalla complicità, in alcuni casi (Lewis & Martin, Lemmon & Matthau) il connubio nasconde larvate unioni omosessuali; quella di Totò & Peppino è una complicità ancora più profonda, praticamente un fatto di sangue; la loro opposizione - quando c’è - è giocata su un’intimità che solo la parentela può dare. Il modello di Totò e Peppino non è il matrimonio ma la fratellanza».
Quattordici film girati insieme, da Totò e le donne (1952) a Totò contro i quattro (1963), passando per Totò, Peppino e la malafemmina (1956), Chi si ferma è perduto (1960), il «cult» Totò e Peppino divisi a Berlino (1962) e tutti gli altri, sui quali il lungo e bel saggio di Anile - con prefazione di Lello Arena e post di Roberto Escobar - vola rapido e attento; aggiungendo a queste riflessioni colte un’interessante serie di testimonianze chiamate «voci». Allo stesso Lello Arena va dato atto di aver realizzato uno splendido lavoro di selezione e montaggio dei materiali video, che esprimono conoscenza, capacità di sintesi, soprattutto amore sterminato. Ci sono scene, diventate celebri, da Totò e le donne, Signori si nasce, La banda degli onesti, Totò, Peppino e la dolce vita, Totò, Peppino e le fanatiche, Totò, Peppino e la malafemmina, Letto a tre piazze, La cambiale, Totò e Peppino divisi a Berlino, Totò, Peppino e i fuorilegge.
Diceva Totò: «Io posso far ridere, ma se ho vicino a me uno che fa ridere più di me, anch’io faccio ridere di più». E Peppino: «Io sto tutto nella farsa, o tutto nella tragedia: e la farsa sta gomito a gomito con la tragedia». In questi due punti di vista, o angolature prospettiche, sta il senso della loro unione. Fatta, oltre che di fratellanza, di intima solidarietà.
Alberto Anile, Lello Arena, Totò, Peppino e... (ho detto tutto), Einaudi tascabili, Stile libero/Video, 140 pagine con vi-deocassetta di 1h30, 35 mila lire