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Non sparate sul centravanti

LIBERAL BIMESTRALE
di Darwin Pastorin
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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Centravanti: questo è il ruolo che amo di più. Continuo a giocare al calcio (numero 9 della nazionale scrittori, la «Osvaldo Soriano F.c.») e da ragazzo perdevo le giornate dietro a un pallone, sino a quando, sul tintinnare del tramonto, le voci acute delle madri ci richiamavano a casa, e ai compiti. Ricordo le stagioni felici al Per-tusa e al Baciga-lupo, i tornei con la rappresentativa del V liceo scientifico di Torino, i tanti gol, e quel rigore sbagliato in semifinale per aver voluto, a tutti i costi, imitare il mio idolo, ovviamente un altro centravanti, e cioè Petruzzu Ana-stasi, bomber catanese dell'amata Juventus. Poi, il derby della Conti editori: Guerin sportivo contro Auto e Moto sprint. 1979. Io ero un giovane praticante del Guerino, Italo Cucci il mio direttore. Mi disse: «Ci tengo a questa partita, non dovete perderla, capito?». Sorriden-do, risposi: «Loro sanno di motori, non di football. Capo, non c'è match!». All'ultimo momento, ci venne a mancare il portiere. Chi gioca? Non restava che lui. Il fattorino sessantenne, reduce da una festa, dove non mancava di certo il buon vino... La partita, al campo di San Lazzaro di Savena, sotto una pioggia battente, alla luce dei riflettori, finì 5-3 per i nostri avversari. Tirarono in porta cinque volte e segnarono cinque gol. Il fattorino giurò che i palloni erano il doppio. Il giorno dopo, davanti alla Conti editori c'era una locandina del Guerino, con sopra scritto: «Pastorin come Virdis, storia del più grande bluff del '79».
Cucci urlò per una giornata intera. Per molto tempo smisi di dedicarmi al calcio praticato. A parte una parentesi a Vienna, trasferta della nazionale: un match improvvisato tra di noi, con le porte piccole. Ricevetti i complimenti di Gigi Riva, il breriano «Rombo di tuono». Adesso, rieccomi, alle soglie dei cinquant'anni, con i pantaloncini corti, nella «Osvaldo Soria-no» (lo scrittore argentino, tra l'altro, fu centravanti nel «Confluencia» di Cipoletti, laggiù in Pantagonia e raccontò, in seguito, la solitudine del numero 9). Con me giocano Baricco, Severgnini, Acitelli, Remmert, Mari, Perissinotto, Fabbri, Verri e tanti altri ancora. Abbiamo un mister vero, Giancarlo Magrini, e la nostra Coverciano è un albergo di Cesenatico. La fatica è enorme, colpa dei muscoli ma-landati e di qualche chilo di troppo. Ma la volontà è la stessa di quando eravamo ragazzini.
La Juve mi ha spedito la maglia ufficiale, con dietro il mio nome, Darwin, e il 9. Promette benissimo mio figlio Santiago: destro, sinistro e un senso spiccato del gol, vorrei dire alla Paolo Rossi.Già, calcio mistero senza fine bello! Troviamo i bomber anche nella letteratura.
Mi sovvengono Baricco (City) e Voltolini (Primaverile), soprattutto Manuel Vazquez Mon-talban, nel suo strepitoso Il centravanti è stato assassinato verso sera: «I centravanti hanno la testa di pietra e il corpo di corallo rosa, perciò si spezzano quando finiscono contro le scogliere.
Alla loro ombra crescete voi invalidi che mai poserete per un ritratto epico e con la distruzione dei centravanti voi rinascerete, sul loro cadavere cresce la vostra statura di vinti biologici. Per tutto ciò meritate che il centravanti venga assassinato, all'imbrunire senz'altro. E se mi chiedete perché il centravanti deve essere ucciso all'imbrunire, vi dirò che bisogna farlo prima che giunga la notte e io rimanga solo, nella casa dei morti che solo io ricordo». I gol fatti e i gol subiti rassomigliano così tanto alla vita. E quel pallone che rotola non è che lo specchio incantato delle nostre volontà e delle nostre contraddizioni.
 

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