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L'Italia raccontata sulle Mille Miglia

LIBERAL BIMESTRALE
di Paolo Malagodi
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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il 2 dicembre 1926, quando prese corpo l’idea della gara automobilistica divenuta, tra quelle disputate su strada, certamente la più famosa al mondo. Per iniziativa di tre giovani appassionati, allora nei ruoli di presidente, vicepresidente e segretario dell’Automobile club di Brescia; i quali, con l’aiuto di Giovanni Ca-nestrini, giornalista di automobilismo e autorevole redattore della Gazzetta dello sport, pensarono a un percorso che toccasse Roma. Con arrivo e partenza a Brescia, dopo aver attraversato l’Italia dalla costa adriatica alla dorsale appenninica, disegnando una sorta di otto con Bologna al suo incrocio. La distanza risultava di circa 1600 chilometri e venne l’idea di chiamarla «Mille miglia», anche perché il timore di censure per una terminologia anglofana venne subito smorzato da Canestrini, con l’osservazione che i romani misuravano le distanze in miglia.
Spacciata così come un omaggio della nuova era del motore alla cultura classica, la proposta bresciana ebbe nello stesso Benito Mussolini un appassionato sostenitore e l’organizzazione ottenne rapidamente i permessi necessari. Per una edizione, che il 26-27 marzo del 1927, con equipaggi di due persone, vide in gara settantasette auto non solo di tipo sport ma anche da turismo, normalmente in produzione. Delle vetture partite cinquantaquattro tagliarono il traguardo e la prima impiegò poco più di ventuno ore, a quasi 78 chilometri di media; attraverso vie e piazze di grandi città e di piccoli paesi, seguendo itinerari pensati per la mobilità di pedoni e animali, su strade in buona parte non asfaltate.
Nell’idea degli organizzatori quella manifestazione avrebbe dovuto essere unica, ma il travolgente successo di pubblico, avviò la Mille miglia al suo straordinario ciclo. Che vedrà, già alla quarta edizione del 1930, il superamento della soglia dei cento chilometri orari, con il trionfo di Nuvolari su Alfa Romeo 1750, in appena sedici ore e a 100,450 chilometri di media. Sospesa nel 1941 per gli eventi bellici, la corsa bresciana riprenderà già nel 1947, per interrompersi definitivamente nel 1957. Quando vincitore fu Pietro Taruffi su Ferrari, ma con un finale di gara funestato da un gravissimo incidente in località di Guidizzolo, a nemmeno 40 chilometri da Brescia. Per lo scoppio di un pneumatico, in rettilineo e alla velocità di 300 chilometri, l’altra Ferrari del pilota spagnolo Alfonso De Portago era piombata sul pubblico, uccidendo nove spettatori tra cui cinque bambini. Si concludeva così tragicamente la lunga galleria di episodi del motore e del costume, attraverso i quali ci guida il bel libro di Daniele Marchesini (Cuori e motori - Storia della Mille miglia, Il Mulino, 284 pagine, 35 mila lire); durante il trentennio di una leggendaria corsa che, dal 1927 al 1957, ha accompagnato l’Italia dalla prima industrializzazione alle soglie del boom. Seguendo le tappe di un evento straordinariamente popolare, che portò lungo le strade di un Paese in larga misura ancora contadino i sogni e le passioni suscitati dalla rombante modernità dell’automobile e dai suoi temerari piloti.

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