Dell'imponente produzione di Liszt, circa settecento titoli, che abbraccia quasi ogni genere musicale, vengono per lo più scandalosamente proposti nei calendari delle stagioni sinfoniche o incisi in cd, una sparuta quantità di celeberrimi pezzi pianistici. Liszt è dunque un autore che, sebbene popolarissimo, rimane ancora tutto da scoprire. Già in vita le composizioni orchestrali cozzavano contro un muro di incomprensione per la loro modernità, lasciando perfino i fedelissimi amici abbastanza tiepidi: da Berlioz a Schumann, a Wagner. Era una musica che spezzava le barriere nazionalistiche, costituita da apporti di tutte le culture, al fine di forgiare con audacia il nuovo linguaggio musicale europeo. Liszt ha tessuto come nessun altro il vessillo della musica europea, fatta del patrimonio colto e popolare: dall'Italia gli deriva il virtuosismo paganiniano e la melodia del belcanto; dalla Germania forma e costruzione sinfonica; dalla Francia i colori crudi del suo Romanticismo, spesso violento ed esuberante; dall'Ungh-eria la scala zigana, i melismi dei canti popolari ungheresi; dalla Polonia gli impeti delle Polacche filtrate attraverso Chopin; dalla Russia gli accenti orientali.
Ancora oggi sotto il segno della persistente difficoltà di una completa unificazione europea, la sua musica orchestrale viene digerita a sprazzi secondo mode fugaci: per esempio brani che un tempo trionfavano addirittura come sigle nei programmi della nascente Rai - ed è il caso di Les Préludes - sono quasi scomparsi dal mercato e dalle sale da concerto. Per questo ci è gradito rilevare l'uscita di un cd a opera della Arte nova classics, che raggruppa oltre a Les Préludes per orchestra, anche Totentanz per pianoforte e orchestra e Tasso. Lamento e Trionfo (poema sinfonico n.2) per orchestra. Si tratta di registrazioni effettuate nel 1988 e 1995 dalla Swr Symphonie orchester di Baden-Baden diretta da Zoltán Peskó e con la partecipazione della pianista Jitka Checová, straordinari interpreti i cui meriti richiederebbero uno spazio a parte per la raffinatezza e originalità dell'esecuzione.
Vale insistere invece su Liszt che da alcuni era considerato l'istrione dell'effetto e della vuota apparenza esibizionistica; certo era un dandy fino al punto di prendere gli ordini sacerdotali e indossare la sottana di abate a Roma; cosa che gli procurò un fascino particolare, un frou-frou che non gli impediva di seminare amanti per tutta Europa. Il padre lo aveva avvertito: «Temo per te le donne». Le signore, il pianoforte, il pentagramma furono le costanti della sua vita ed è sbalorditivo pensare dove prendesse il tempo per i continui viaggi, il numero impressionante delle sue composizioni, l'enorme quantità di esecuzioni concertistiche, le infinite ore di lezioni a pianisti di tutta Europa e che dava senza voler essere pagato. «Fu un uomo di una generosità unica, di un'apertura mentale esemplare, era disposto ad accogliere qualsiasi elemento della musica che amava di un amore profondo e universale, conoscendo a menadito tutto quello che di essa era possibile sapere in quegli anni». Uomo modernissimo, Liszt è un caso unico nella storia della musica: dovunque per lui erano trionfi. Un vero faro illuminante per tutti i musicisti del suo tempo, per Wagner stesso e anche per i musicisti a venire, dai Russi fino a Scrjabin, a Debussy, alla Scuola di Vienna, a Bartók.
Les Préludes e Toten-tanz di Franz Liszt, Swr Symphonie orchester di Baden-Baden diretta da Zoltán Peskó, Arte Nova classics, 20 mila lire ca.
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