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Tutto Bilenchi ritrovato. L'editoria gli rende giustizia

LIBERAL BIMESTRALE
di Leone Piccioni
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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Nella mia rubrica «Riletture» qualche tempo fa segnalai tra gli autori più importanti e più dimenticati Romano Bilen-chi e Pea, anche se di Bilenchi una parte dei suoi scritti era stata pubblicata ma un po' in sordina senza nessuna azione di diffusione o di pubblicità. Ora la possibilità di riavvicinarsi o di conoscere direttamente la grande narrativa di Bilenchi è a portata di mano perché nella Bur di Rizzoli escono quattro volumi che raccolgono quasi tutta l'opera dello scrittore fiorentino: Gli anni impossibili, Conservatorio di Santa Teresa, Il bottone di Stalin-grado, Anna e Bruno e altri racconti. Nei volumi si sono prodotti degli assemblamenti: i racconti, tra i più belli, La siccità del '40 e La miseria del '41 sono stati giustamente uniti al racconto Il gelo dell'82. In questo volume sono raccolti dei veri capolavori. Ma ecco un'altra opera di grande importanza: il romanzo Conservatorio di Santa Teresa scritto tra il '36 e il '38 e pubblicato nel '40; nel '73 riappare con una profonda revisione e altre varianti ci furono in una quarta edizione (Garzanti) nel '91. E stiamo sempre volando ad alte quote narrative.
Viene ripubblicato anche Il bottone di Stalingrado del '72 che è certamente inferiore agli altri esiti, e che si lega alle vicende politiche di Bilenchi: fu un comandante partigiano, si iscrisse al Pci, si dimise dopo l'occupazione dell'Ungheria e rientrò nel Partito negli anni Settanta. Il bottone di Stalingrado è legato, appunto, al rientro di Bilenchi nel Pci. Infine Anna e Bruno e altri racconti. Anna e Bruno è un lungo racconto del '38, che presenta personaggi che potevano stare anche nel Conser-vatorio e che risultano tra i più felici disegnati da Bilenchi. Il volume raccoglie una ventina di racconti tra i quali spiccano Mio cugino Andrea del '43, Un errore geografico e Il bambino. A questo repertorio bilenchiano va aggiunto un volume di grande efficacia, dove Bi-lenchi mostra anche la forza del suo umorismo e della sua ironia, e cioè gli scritti dedicati agli amici. Il volume, infatti, si intitola, Amici. Vittorini, Rosai e altri incontri: fu pubblicato da Einaudi nel '76 e presso Einaudi viene ristampato.
Proprio su liberal del 17 dicembre 1998 scrivevo su Bilenchi quello che ora mi piace confermare: «Bilenchi ci dà pagine e scene di vita ferma, bloccata, in una sequenza di immagini fisse: pagine dense come marmorizzate, sia pure con la levigatezza di una materia completamente finita, ma a quella marmorizzazione, come per incanto, fa contrasto (ma vi si armonizza) un trasalire continuo, un trasparir d'ansia, un'ariosità, una luce, una forza di lievitazione, un'emozione trattenuta. E ti colpiscono, ti danno un senso di esaltazione alla lettura... La luce, la luce di Bilenchi, la luce che esce dal ritmo di quella sua prosa, che si offre in poesia del paesaggio e nella presenza sentimentale: paesaggio e umane vicende che profondamente si uniscono e si intridono». Per «rileggere» Bilenchi siamo dunque a posto. Stesso destino, per ora, non è toccato all'opera di Enrico Pea a cominciare dal suo capolavoro Moscardino.
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