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Il dolore…e le parole per dirlo

LIBERAL BIMESTRALE
di Maria Pia Ammirati
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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Anatomia del dolore. Potrebbe essere questo il titolo, o meglio il sottotitolo, dell'ultimo romanzo di Margaret Mazzantini, Non ti muovere (Mondadori). Perché il dolore è protagonista di una minuziosa e impietosa storia narrata in prima persona. E di quale dolore si parla? Del dolore del vivere ogni giorno e del dolore deflagrante e cupo, il dolore più atroce, della morte. E da subito, dall'attacco forte e scandito nel referto, il dolore afferra il lettore o lo conduce nelle stanze di un ospedale dove una giovane adolescente in coma, dopo un incidente in motorino, subisce un delicato intervento alla testa. L'impatto è duro, potremmo dirlo spietato perché in questo libro la sofferenza è vivisezionata nei suoi molteplici aspetti e non lascia spazio ad altro. L'io narrante, intanto, è il padre dell'adolescente, un affermato chirurgo che abituato a tagliare corpi e vedere la morte da vicino, si ritrova a pensare, e a vivere, la morte piú crudele, quella della figlia. La sua scorza di uomo arrivato e intoccabile nasconde una acuta sensibilità che andrà srotolandosi nel lungo tessuto narrativo del romanzo. Nell'attesa che si compia un destino, mentre la giovane figlia viene operata dai colleghi, l'uomo si accascia nei suoi pensieri e quasi morbosamente cerca di allacciare con la figlia morente un dialogo che le possa restituire la forza e la possibilità di vivere. È un uomo che ha bisogno di liberarsi di un maleficio, e del dolore e della morte che lui stesso ha sotterrato fingendo un'esistenza normale, e che sulla soglia della morte dissotterra, forse sperando che la verità possa servire a salvare almeno se stesso, o forse intuendo misteriosamente che per un bilanciamento dei conti la vita potrebbe restituirgli la figlia dopo avergli tolto la donna che amava.
Ritorniamo così all'anatomia del dolore, alle sue varie parti descritte ed esaminate, piccole e grandi, che insieme compongono il corpo della storia: dopo essere stato coinvolto dal dramma, puntigliosamente descritto dal chirurgo, di una figlia in coma, il lettore si mette in ascolto della lunga confessione ben articolata eppure ancorata a un tempo preciso della vita del protagonista, il tempo in cui la figlia, ora in coma, fu concepita. Non ti muovere, non è l'ordine-preghiera del padre alla figlia, ma è il monito che il chirurgo dà a se stesso durante tutta la sua esistenza. Ma la vita, anche a nostro dispetto, si costruisce attorno a strane simmetrie, nel momento in cui il protagonista tenta di muoversi dalla sua apatia e dal suo irremovibile carattere, attorno a lui si costruiscono storie parallele: l'incontro con una donna che diventa l'amante, il desiderio di lasciare la moglie, la gravidanza inaspettata dell'amante, e contemporaneamente quella della moglie, l'aborto della giovane donna amata e la sua morte improvvisa. Ora, nel presente, mentre la vita si coagula attorno al cervello di una quindicenne in pericolo di morte, il destino cosa potrebbe pretendere? In fondo è questa la domanda che il protagonista si fa, per questo prega la figlia di non morire cercando perdono per quel passato dove, per quella stessa figlia e per garantirle la normalità, ha sacrificato un altro figlio e una donna amata disperatamente. Un libro commovente e duro, dove le parole stanno strettamente appiccicate alle cose.
Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Mondadori, 295 pagine, 32 mila lire ^ top
 

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