Einaudi sosteneva, giustamente, che lo Stato dovesse intervenire ogni qualvolta la sua azione produceva effetti migliori di quella dei privati e non dovesse intervenire quando invece risultasse inutile o nociva. Ora, se una persona «normale», che abbia un minimo di competenza in materia, esaminasse seriamente la politica turistica in Italia, non potrebbe che indignarsi. Se non lo facesse, vorrebbe dire o che è in mala fede, o che è idiota, perché peggio di così non si sarebbe potuto, né si potrebbe fare. Premetto alcuni dati. Si sa che l'Italia è considerata, da tutti, la nazione più bella del mondo, in assoluto: il «bel Paese» per eccellenza. Abbiamo veramente di tutto, non solo montagne bellissime, laghi stupendi, città balneari eccezionali, terme di ogni tipo, colline deliziose, ma anche storia, castelli, chiese, città d'arte uniche... Si potrebbe obiettare che anche altre nazioni sono belle, anzi bellissime. È vero. Però l'Italia, da sola, ha il 56-58% delle opere d'arte di tutto il mondo, il maggior numero dei siti Unesco del pianeta e il 70% dei beni ambientali e culturali censiti in Europa, 95 mila fra monumenti e chiese, 30 mila dimore storiche, 3500 musei, 2000 siti archeologici, 900 teatri! Ma chi ce li ha? E ricordiamo che tutti questi siti potrebbero trasformarsi in imprese produttive. Soprattutto se si pensa che, nell'anno passato, ben 600 milioni di persone hanno attraversato le frontiere per visitare un Paese straniero e che nei prossimi 10 anni questo numero raddoppierà! Il turismo culturale in Italia fattura 30 mila miliardi e attira il 2% dei turisti internazionali (6,5 milioni di arrivi stranieri, contro i 315 milioni di movimenti totali) e il 3% dei turisti europei. Ma in Italia si continua a puntare, praticamente, solo su un turismo balneare, nonostante le spiagge siano super-affollate, i mari inquinati, la speculazione edilizia abbia deturpato quasi tutti i litorali, non ci siano infrastrutture adeguate, né alberghi che possano reggere il confronto con quelli di veri paradisi balneari, tipo Seychelles, Bermude, Bora Bora e via dicendo. Ebbene, l'Italia, che per secoli è stata meta del grand-tour e la prima tra le nazioni visitate, da dieci anni non fa che perdere posizioni, è stata superata dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Spagna (l'anno scorso si sono avuti 35 milioni di stranieri in Italia, 47 milioni in Spagna e 50 milioni in Francia). Va considerato, inoltre, che in Italia il costo della manodopera (stipendi e contributi insieme!) è tra i più alti del mondo: addirittura di 10 volte superiore a quello dei molti Paesi che sono turisticamente nostri concorrenti, dove un cameriere guadagna 80-100 dollari al mese. Ebbene, dati questi presupposti, (ottima offerta, elevatissimi costi di produzione-gestione) si dovrebbe avere, per inevitabile e logica conseguenza, un turismo qualificato e ricco, come quello appunto che ha la Francia, la Spagna, l'Inghilterra e la Svizzera. Invece no! Abbiamo i «saccopelisti», il turismo assistito, quello della terza età, le gite scolastiche e aziendali e così via! In Romagna, ma anche nel Veneto e in tantissime località italiane, vengono offerte vacanze a 40 mila lire al giorno, per la pensione completa! (camera, colazione, pranzo, cena, cabina alla spiaggia, tasse e iva incluse).
Ho saputo che nella tarda primavera di quest'anno si è arrivati, per gite scolastiche, a offrire 29 mila lire al giorno, sempre per la pensione completa! Ma gli enti pubblici preposti continuano a indossare le penne del pavone sbandierando cifre assurde e inutili, come quelle relative agli «arrivi» o alle «presenze». Ebbene tutti sanno che quello che conta è il fatturato, non il numero dei pezzi prodotti. Se una fabbrica raddoppia la produzione, ma poi non riesce a venderla e per farlo deve ridurre i prezzi di oltre il 50% ha poco da vantarsi e... da vivere! Ebbene, qui in Italia è proprio così: sono anche aumentati gli «arrivi» e le «presenze», ma dove e come? Nei camping, negli agriturismi, negli ostelli, nelle migliaia di «pensioni» familiari che praticano quei prezzi indecenti. E tutto questo perché? Perché è mancata una politica seria, saggia, lungimirante, in materia di turismo. Anzi è mancata proprio una politica turistica. Per decine di anni il Ministero del turismo non ha funzionato e i vari ministri che si sono succeduti accettavano quel Ministero di malavoglia, in attesa di tempi migliori (potrei raccontare decine di aneddoti), sapendo che avrebbero fatto ben poco o niente del tutto; tanto che, alla fine gli italiani, a un referendum specifico, l'abolirono. Ma fu abolito solo perché non aveva mai funzionato, non perché in Italia non servisse un Ministero del turismo. Si sperò che, passando le competenze alle Regioni, le cose sarebbero andate meglio. Ma quando non c'è una cultura specifica alle spalle, poco si può fare e, tantomeno, improvvisare. Così si è caduti dalla «padella nella brace»! Qualche esempio. In Spagna, lo Stato, molto saggiamente, ha creato i famosi «Paradores», alberghi di prestigio, ricavati in stupendi castelli, conventi, palazzi storici, elevando la qualità e lo standard ricettivo e, allo stesso tempo, calmierando i prezzi. In Francia si è fatta una politica di marketing, puntando sulla qualità e sbandierando la «grandeur» in tutti i campi (tutto quello che è francese è migliore, è di lusso, è di gran moda, è di gran pregio... perfino quando, prima, era italiano come la Gioconda o certi vini!...)
In Italia, invece, si sono dati i contributi a pioggia, per far nascere e alimentare una miriade di piccole pensioni familiari (dove questa parola sta per improvvisazione, pressapochismo, mancanza assoluta di professionalità e serietà) che, da una parte, hanno creato un turismo povero, mentre dall'altra, hanno fatto nascere, negli stranieri, l'idea che in Italia non ci fosse serietà o, addirittura, che ci si trovasse in «terra di ladri»! Sì, perché la pensione completa costa pochissimo, ma poi per una bottiglia di vino o per una coppa di gelato si pretende il prezzo di un giorno di mezza pensione! E quando le competenze sono passate alle Regioni, senza una legge quadro, né una benché minima concertazione tra le politiche turistiche regionali, ancor peggio. Ne potrei fare mille, ma mi limito a un solo esempio, che, forse, tutti possono capire, perché viaggiando, l'avranno constatato a loro spese!
Mi riferisco alla classifica alberghiera. Ebbene, abbiamo alberghi a tre stelle che sono cento volte meglio di altri che, invece hanno avuto la classifica a quattro stelle. Cosa che fa indignare, giustamente, gli stranieri, soprattutto quando prenotano alberghi a quattro stelle che non hanno neppure i requisiti standard internazionali delle tre stelle. Altro giusto motivo di lamentele sono le autostrade e la mancanza di parcheggi. In un Paese «turistico» non si possono far pagare esosi pedaggi (dal Brennero alla Costiera Amalfitana, per l'andata e il ritorno, si tratta di centinaia di migliaia di lire!) per autostrade con limiti di velocità, spesso intasate, senza altre strade decentemente alternative: a un tedesco, per fare un esempio, che non è abituato ad alcun pedaggio e che ben sa che gli italiani, quando vanno in Germania, non pagano nulla nelle loro autostrade, dove poi non ci sono limiti di velocità, né file chilometriche. Concludo, per brevità di spazio, non per mancanza di ulteriori lamentele e denunce, con un altro scandalo in campo turistico. In Italia, che dovrebbe essere il Paese turistico per eccellenza, non ci sono mai state facoltà universitarie, specifiche, né una laurea vera e propria. Solo da qualche anno ci sono dei corsi di laurea triennali, ma mancano assolutamente scuole alberghiere moderne, con corsi: per esperto nelle destinazioni turistiche, esperto nelle nuove forme di ricettività, programmatore di eventi, esperto di nuovi modelli di gestione, esperto dei processi di qualità, addetto alla promozione di servizi culturali e ambientali, meeting planner (organizzatore di congressi) gestore di musei, promoter di aree di interesse turistico, organizzatore di festival.
In tutto questo caos e vuoto legislativo, poiché gli spazi vuoti tendono a riempirsi, tutti gli enti si sono messi a far turismo. Così Regioni, Province, Comunità Montane, Camere di Commercio, Comuni, Pro Loco e via dicendo, si sono improvvisati grandi esperti comunicatori, e addetti ai lavori, stampando milioni di dépliants che creano solo confusione, inutile concorrenza e conflittualità, facendo costosi e assurdi viaggi promozionali, in tutte le parti del mondo, spesso promuovendo località assurde che non hanno le benché minime infrastrutture, né addirittura le strutture ricettive! Viaggetti gratis a spese dei contribuenti. Tutte cose che si sanno, che fanno indignare, ma che, da anni, non solo vengono tollerate, ma avallate e, spesso, incrementate con leggi e contributi regionali. Ne do la prova con i seguenti dati: le Regioni, all'estero, si fanno concorrenza tra loro, spendendo per la promozione ben 1574 miliardi, con una distribuzione crescente da nord a sud e un risultato, in termini di arrivi, completamente inverso. In pratica chi più spende meno ha! Ad esempio il Veneto, con 42 miliardi, spende un decimo della Sicilia (424 miliardi) e ha quasi il triplo degli arrivi: 9.395.000, contro i 3.220.000 della Sicilia! Il che dimostra chiaramente quanto inutili o poco determinanti siano queste promozioni turistiche. Ma, poi, il piano paesaggistico non è stato ancora adottato da quasi nessuna Regione d'Italia, né queste hanno mai usufruito dei 5 mila miliardi, per l'obiettivo 1, messi a disposizione dall'Europa e ancora si aspetta (da anni!) una «legge quadro» o le famose «linee guida» per regolamentare uniformemente - si auspica - le classificazioni alberghiere, le figure professionali, le denominazioni degli uffici, le politiche turistico-ambientali e i sistemi locali in «ambiti turisticamente omogenei» (i vecchi «comprensori»), indipendentemente da assurdi confini politici o geografici.
Alessandro Marcucci Pinoli