In anni recenti sono stati rimessi in discussione i paradigmi scientifici più «forti» e più «duri», quelli in grado di dare le certezze più indistruttibili: basti pensare ai molteplici interrogativi che sono stati sollevati nei confronti di una scienza come la fisica. Un'identica sorte è toccata alla medicina che perdipiù soffre di un problema originario: essa infatti interviene sull'uomo, che non è solo corpo ma anche mente. Non un oggetto ma un soggetto. La critica ha quindi investito proprio in questi anni il fatto che il medico abbia troppo concentrato la sua attenzione sulla malattia e troppo poco sul malato. La diagnosi è stata spesso esclusivamente delegata a una miriade di analisi radiologiche o di laboratorio, mentre l'epidemiologia la faceva da padrona: dati e numeri, mai o quasi persone con la loro soggettività. Se la pars destruens nei confronti della medicina è abbastanza condivisa, più difficile è gettare le fondamenta di una ricomposta scienza della salute. Aldo Stella, medico e filosofo, insegna psicologia medica all'Università di Urbino, e, forte anche della sua esperienza da psicoterapeuta, tenta l'operazione con un libro dal titolo programmatico: Medicare e meditare. Fondamenti per una scienza unificata della salute.
Stella, lungi dal voler cancellare la medicina, ne vuole recuperare tutto intero il suo significato delle origini a partire dalla radice indoeuropea della parola medicina che è med. Da questa radice derivano sia la parola medicare che la parola meditare. «Ricordare che la meditazione - scrive l'autore - è, a rigore un riflettere per curare, e che la medicazione è un curare in virtù della riflessione, nonché evidenziare la ragione profonda per la quale la medicina è essenzialmente speculazione rappresentano nel loro insieme un obiettivo assai importante che mi propongo di raggiungere in questo lavoro».
Occorre smantellare l'idea - secondo Aldo Stella - quantitativa della medicina. Un progetto questo che lo avvicina a Hans Gadamer. «Il vero mistero - ha scritto il filosofo tedesco - si trova nel carattere nascosto della salute. La salute non si dà a vedere. Naturalmente per definirla si possono fissare dei valori standard. Se poi volessimo assegnare tali valori a una persona sana, ne faremmo un malato. È proprio dell'essenza della salute conservarsi secondo i suoi stessi criteri e non lasciarsi imporre dei valori standard, non conformi a essa, i quali vengono accostati al caso singolo secondo una media statistica».
Una scienza della salute non può basarsi dunque solo su osservazioni empiriche, su inferenze induttive probabili, su corrette applicazioni di quadri nosologici generali a casi clinici particolari, su un ricorso sistematico ad analisi di laboratorio, ma - senza rinnegare alcuno di questi strumenti - deve riporre al centro il rapporto che intercorre fra medico e paziente. Di fronte alla malattia infatti «il soggetto non può rinnegarsi consegnandosi totalmente e passivamente al medico, ma, facendo tesoro degli strumenti forniti dalla scienza, deve sapere elaborare un progetto di guarigione autonomo che sia in grado di liberare le energie interiori che sono essenziali per la ricerca di un'autentica salus». Per ottenere ciò non occorre solo un dialogo fra medicina e psicologia, ma è necessario che entrambe, acquisita piena coscienza dei loro limiti, vengano - questo il progetto di Stella - ricomprese all'interno di un progetto unico di ricerca che ponga al centro un paziente ricomposto, fatto di corpo e mente. È questo il fondamento di una nuova scienza della salute.
Aldo Stella, Medicare e meditare. Fondamenti per una scienza unificata della salute, Guerini studio, 334 pagine, 54 mila lire ^ top