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Il telescopio? Lo inventù Bacone trecento anni prima di Galileo

LIBERAL BIMESTRALE
di Emilio Spredicato
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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In una limpidissima notte di febbraio mi trovavo a 1800 metri di altezza sui monti Rodopi, fra Bulgaria e Grecia, presso l'osservatorio dei Balcani meridionali. Avevo osservato un cielo così pieno di stelle solo sorvolando l'Afghanistan. Nel cielo senza Luna dominava Venere ed essa appariva non puntiforme, ma come un minuscolo cerchietto, al limite della visibilità dei miei 11 decimi. L'occhio umano vede distinti oggetti separati da circa un primo, ovvero un trentesimo del diametro lunare. Con cielo limpidissimo, persone con vista eccezionale riescono a vedere anche le fasi di Venere. Ma troviamo in testi antichi affermazioni che non possono essere il risultato di una osservazione a occhi nudi: la Via Lattea, una macchia biancastra all'occhio nudo, consiste di tante stelle (Democrito); sulla Luna ci sono montagne «come quelle della Terra» (Diodoro Siculo, che cita il perduto Ecateo, il quale riferiva di uno strumento per osservare il cielo esistente presso un tempio degli Iperborei, forse quello di Stonehenge); gli antichi babilonesi rappresentavano Saturno avvolto in un cerchio (gli anelli di Saturno non sono, attualmente, visibili a occhio nudo).
Sino a qualche tempo fa si riteneva che gli antichi non possedessero una tecnologia ottica per la visione a distanza o da vicino. Tale opinione era basata sull'apparente assenza di reperti archeologici relativi a lenti ottiche e di riferimenti nei testi antichi sopravvissuti. Ora lo studioso Robert Temple ha dimostrato, nel trattato recentemente pubblicato The crystal sun, che sia gli archeologi che i traduttori dei testi antichi non si sono resi conto del significato di quanto avevano sotto gli occhi. Temple ha verificato l'esistenza nei musei del mondo, spesso in depositi negli scantinati, di centinaia di oggetti che sono chiaramente lenti (convesse, biconvesse,....) utilizzabili sia per un ingrandimento diretto che, opportunamente accoppiate, per telescopi: tali oggetti sono usualmente definiti dagli archeologi come oggetti ornamentali o di uso sconosciuto. Ha dimostrato come le raffigurazioni di persone che osservano in quello che è a prima vista un cannocchiale, siano effettivamente compatibili con l'utilizzo di un vero e proprio cannocchiale, la cui struttura esterna era costituita dal gambo del nartece, gigante varietà del finocchio selvatico, di cui non molti anni fa ne sopravvivevano alcuni esemplari a Schinussa, piccola isola deserta presso Naxos. Temple inoltre discute i testi antichi sulla tecnologia ottica, osservando come i traduttori, convinti dall'archeologia ufficiale della inesistenza di antica tecnologia ottica, abbiamo sistematicamente modificato i passaggi con riferimenti a oggetti ottici, nella ipotesi di un errore nella copiatura del testo originario. Temple ha incontrato il traduttore per le edizioni Loeb della Storia naturale di Plinio il Vecchio, che gli ha confermato come avesse tradotto il testo pliniano contro il suo senso ovvio e gliene ha riproposto una traduzione ora in accordo con l'esistenza di una tecnologia ottica.
È noto che il telescopio non fu inventato da Galileo, esistendone allora già esemplari in Olanda. È meno noto che Roger Bacon costruì oltre 300 anni prima di Galileo un telescopio usando un antico testo di ottica, sembra di Tolomeo, ora andato perduto. Il telescopio di Ba-cone, che permetteva di osservare persone a grande distanza, fece sensazione, fu considerato opera diabolica e fu distrutto, probabilmente con il testo di Tolomeo da lui utilizzato.
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