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Il nuovo governo e la società della libera scelta

LIBERAL BIMESTRALE
di Ferdinando Adornato

Anno II n. 6 - Giugno/Luglio 2001

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Non è di poco conto la responsabilità che grava sulle spalle del nuovo governo. L'Italia, terra ricca e piena di energie, è stata finora costretta in una camicia di forza che ne ha paralizzato il dinamismo istituzionale, la competitività economica, la vitalità culturale, l'equità sociale. Il nostro Paese deve insomma affrontare una sorta di Seconda Ricostruzione: se fallisse ne risulterebbe inficiato il suo destino, il suo futuro. Auguri di cuore dunque alla squadra che Berlusconi ha messo in campo: perché il suo compito è di quelli storici, che farebbero tremare le vene dei polsi di qualsiasi elite politica. Spetta al nuovo governo inserire da protagonista l'Italia in quel nuovo vento della cultura mondiale che, dopo il fallimento (teorico prima ancora che politico) della cosidetta Terza Via della sinistra, sta già spirando da Washington a Madrid passando ora per Roma e, auspicabilmente, fra poco tempo, anche per Berlino.
Una nuova strada s'impone per le democrazie occidentali: costruire l'avvento della società della libera scelta. Una società che partendo dai principii dell'economia umanistica, del liberismo sociale, del conservatorismo compassionevole, dell'economia sociale di mercato (ciascuna di queste definizioni che attraversano il mondo va bene) si orienti finalmente a superare la deresponsabilizzazione paternalistica favorita dallo statalismo. E consegni nelle mani degli individui, delle famiglie, delle comunità la piena sovranità in merito alle scelte della loro vita quotidiana. In particolare per ciò che attiene alla scuola e alla sanità. Il cittadino deve poter scegliere la qualità: rispetto a un'offerta pubblica plurale, statale o privata che sia.
Solo seguendo ques'orizzonte (sul quale noi di liberal continueremo a lavorare e a riflettere) il governo Berlusconi potrà servire storicamente le necessità di un Paese che attende solo di essere finalmente, guidato dentro la modernità.
Lungo questo sentiero si potrà anche aiutare il sistema politico a chiudere la transizione. Noi, infatti, non smettiamo di sognare un Paese più semplice nel quale l'alternanza si giochi tra una grande area liberal-popolare e una moderna socialdemocrazia, superando, come anche il voto popolare ha suggerito, la frammentazione partitica. E se, purtroppo, per ciò che riguarda la sinistra,uno come Tony Blair da noi è ancora un Godot, sul fronte opposto si apre invece, dopo il 13 maggio, uno spazio enorme, ideala e programmatico, per sviluppare, partendo dal governo, l'unione del riformismo liberala, cattolico e laico, che come chi ci segue sa, è, fin dall'inizio, l'opzione di liberal. Con la nostra identità di sempre, dunque, continueremo a dare una mano perché quest'orizzonte si faccia sempre più vicino.
 

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