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Per Garton Ash è liberale l'Europa del futuro

LIBERAL BIMESTRALE
di Renato Cristin
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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«Storia contemporanea? Vuoi dire giornalismo con note a piè di pagina», disse qualche anno fa a Garton Ash un suo maestro di Oxford, cogliendo nel segno, perché questo libro presenta un interessante problema di metodo: anziché mantenere quella di- stanza nei confronti dei fatti che la grande storiografia ottocentesca esigeva, quest’opera intreccia la descrizione storica con la cronaca giornalistica o, addirittura, diaristica, perché l’autore ha potuto osservare direttamente e ha voluto poi presentare in chiave personale gli eventi che, dopo la caduta del Muro, hanno segnato la faticosa transizione dell’Europa orientale verso la democrazia. Ne è uscita una ricostruzione brillante sotto il profilo letterario e approfondita sotto quello storico. Basta guardare la seconda e la terza di copertina, in cui è raffigurata l’Europa rispettivamente prima e dopo l’89, per cogliere l’essenza dell’attuale situazione geopolitica dell’area centro-orientale e, di conseguenza, dell’intero continente: la complessità. Ma oltre a una positiva soluzione di certi problemi nazionali, questa situazione implica alcuni rischi, come quello di una frammentazione sempre meno controllabile. Tuttavia l’autore pigia sull’acceleratore della complessificazione e, per quanto riguarda l’area orientale, della pluralizzazione nazionale. E considera la questione dell’Est come il punto decisivo di qualsiasi azione europeistica.
Ed è vero: alla domanda «dove sta andando l’Eu-ropa?» si può rispondere oggi con sufficiente precisione: a Est. Il dibattito sull’assetto dell’Unione è dominato infatti dalla questione dell’allargamento, dall’estensione verso quell’Est europeo che va fatto uscire dal limbo storico in cui era stato confinato. La presenza dell’Est, certamente desiderata e attesa, ma anche fonte di grandi preoccupazioni, domina la scena: da Nizza in poi i vertici europei lasciano sempre più spazio ai problemi legati all’allargamento, di cui Garton Ash è convinto sostenitore. La tesi centrale del libro risiede infatti nel concetto di «unificazione», realizzabile solo se applicata nel quadro di quello che l’autore definisce «l’ordine liberale».
Quest’ordine risolve le controversie senza ricorrere all’uso della forza, è un ordine non-egemonico, legittima e rispetta gli interessi interni degli Stati che ne fanno parte, riconosce i diritti delle minoranze e ammette un certo «nazionalismo liberale». In particolare quest’ultimo tratto è significativo della posizione di Garton Ash: l’Europa non deve concepirsi tanto come un singolo soggetto, come «una potenza mondiale in grado di fronteggiare gli Stati Uniti, la Russia e la Cina», quanto piuttosto come un insieme di Stati autonomi e al tempo stesso coesi. L’Eu-ropa del futuro dilatata a Est si costruisce dunque con la diffusione dell’ordine liberale: consolidarlo ed estenderlo a tutto il continente è «un obiettivo molto più urgente e, alla luce della storia, molto più realistico del tentativo di unificare una parte dei suoi Stati. Alla fine quella dell’ordine liberale non è una meta meno idealistica di quella dell’unità. L’unità infatti non si pone anzitutto come un valore in sé, ma come un mezzo per giungere a fini più elevati. L’ordine liberale invece implica direttamente non uno, ma due valori chiave: la pace e la libertà». Garton Ash non ritiene che l’ordine liberale sia più facilmente difendibile nel quadro dell’Unione europea e delle sue strutture sovranazionali, ma al momento questa sembra ancora la soluzione più convincente.


Timothy Garton Ash, Storia del presente. Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani, Mondadori, 427 pagine, 36 mila lire Michael Hardt e Antonio Negri, Empire, Harvard University Press, 478 pagine, $ 18,95

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