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Marmo e Web

LIBERAL BIMESTRALE
di Aleandro Croveri
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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Il restauro del Mosè di Michelangelo è davvero molto di più di un restauro. Si è trattato di uno straordinario percorso di scoperte, coinvolgimento del pubblico, contaminazioni e confronti culturali. Un’operazione che non si è limitata a cancellare i segni del tempo e a ridare alla Tomba di Giulio II la dignità che meritava, ma ha coinvolto centinaia tra studiosi, intellettuali, artisti, protagonisti del mondo delle istituzioni e delle imprese riconvenute a riflettere sui significati e i valori trasmessi da quest’opera e dalla sua storia.
La convenzione, stipulata dal ministero per i Beni e le attività culturali e Lottomatica con l’intento di ultimare il restauro della tomba di Giulio II, esprimeva una precisa volontà: rimettere «in gioco» i beni, le memorie e i valori dell’arte, entrando nelle esperienze quotidiane del grande pubblico. L’intuizione degli uomini di Lottomatica, primo fra tutti l’Amministratore Delegato Marco Staderini, era dunque quella di trasformare questo restauro in una straordinaria occasione di comunicazione culturale. È nato così il «Progetto Mosè», nell’ambito del quale si sono uniti cultura materiale e tecnologia avanzata, marmo e web, valori locali e valori universali. La grande opera di Michelangelo è stata infatti subito resa disponibile su Internet - www.progettomose.it - dove milioni di navigatori hanno potuto e possono tutt’ora seguire il restauro in diretta dal proprio computer grazie a delle webcam installate nella cappella, ma anche accedere a documenti e fonti sino a ieri introvabili. La scelta di costruire un rapporto diretto con l’opera si è concretizzata anche nel ponteggio del restauro, realizzato con nuovi materiali trasparenti e un’architettura d’avanguardia che ha reso la tomba di Giulio II più vicina e fruibile alle migliaia di visitatori che ogni giorno affollano la chiesa di S. Pietro in Vincoli. Il coinvolgimento di intellettuali e artisti ha visto protagonisti tra gli altri Helmut Newton che ha realizzato una serie di immagini del Mosè di squisita raffinatezza e di straordinario impatto emozionale e Michael Nyman che ha composto un’opera musicale dedicata alla scultura, presentata al teatro Argentina di Roma lo scorso ottobre in prima assoluta: Mosè. Sempre a Roma a ottobre, infine, Lottomatica e il ministero per i Beni e le attività culturali hanno organizzato un simposio internazionale dedicato al Mosè, all’opera e ai suoi significati, a cui sono intervenuti da ogni parte del mondo esperti e relatori come James Hillman, Christoph Frommel, André Chouraqui, Gillo Dorfles. Un’occasione di confronto e riflessione non solo sugli aspetti artistici ma, forse per la prima volta a questo livello, sull’icona e sul suo messaggio. Al fine di favorire il dibattito fra discipline diverse, le giornate di studio sono state articolate su quattro incontri. Ogni incontro si è dedicato a un tema: «Progetto e opera», «Alterità e appartenenza», «Legge e passione», «Intorno al Mosè». Gli incontri sono stati diffusi in diretta internet e seguiti da un pubblico selezionato di partecipanti. Il titolo del simposio era Mosè, conflitto e tolleranza, una dicotomia che affonda le sue radici nella storia dell’uomo e che oggi, come non mai, è di straordinaria attualità. Ognuno dei contributi al dibattito ha fornito strumenti interpretativi nuovi della mirabile opera di Michelangelo. Gillo Dorfles, ad esempio, ha evidenziato come «... la scultura di Michelangelo esprime la figura del guerriero che guida il suo popolo verso la patria, non quella del profeta ebraico o del patriarca. Il suo Mosè non indica più l’uomo medioevale o rinascimentale, ancora sottomesso ai dettami della Legge divina, ma un essere che è diventato autonomo». James Hillman ha svolto un ragionamento sul significato alchemico del Mosé: «La sua rappresentazione offertaci da Michelangelo può essere letta come strumento per mostrare la combinazione dell’autorità patriarcale con quella magica: basta osservare per esempio la barba e la posa dell’indice insieme con la preminenza delle corna. Esse rimandano a una duplicità declinabile su più livelli e riunificata nella figura del Mosè: Dio e animale, legge e istinto, dovere e piacere, monoteismo ebraico e paganesimo… Il Mosè di Michelangelo quindi è effettivamente il Mosè alchimista, che eleva il classico principio alchemico - “ciò che è solido va sciolto e ciò che è sciolto va reso solido” - in modo quasi superiore alle Tavole della legge. Queste infatti sembrano scivolare da sotto il braccio, mostrando di non essere fisse, ma mobili. Per fondare la legge, dunque, occorre violarla, così come rispettarla non deve significare idolatrarla. Questo è il messaggio, che giudico estremamente attuale, contenuto nell’opera michelangiolesca». Il progetto Mosè, insomma, si propone come un modello di restauro che travalica il semplice intervento di conservazione dell’opera, per divenire un’occasione di reinterpretazione e approfondimento, inaugurando un metodo che servirà in futuro per qualunque intervento di recupero dell’inestimabile patrimonio artistico del nostro Paese.
 

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