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I dialoghi di Noguchitra scultura e design

LIBERAL BIMESTRALE
diMaria Pinzuti Ansolini
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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Tagli di luce orizzontali e verticali disegnano lo spazio come una geometria di Mondrian; il grigio domina in tutte le sfumature lunari: pareti colorate di perla, alluminio in terra, lastre di cemento a segnare il percorso, adagiate su una distesa di sabbia come in un pallido giardino Zen, e ancora la luce, diffusa dall'alto da pannelli di carta di riso leggerissima. L'americano Robert Wilson, valente scenografo di teatro,  l'autore dell'allestimento della mostra Isamu Noguchi-sculptural design, in questi giorni al Design museum di Londra. Nato a Los Angeles nel 1904, da padre giapponese e madre americana, attraverso una lunga carriera, interrotta solo alla sua morte, nel 1988, Noguchi ha continuamente vagato, senza mai mettere nŽ punti, nŽ limiti, tra l'arte e il design, il figurativo e l'astratto, l'organico e il geometrico, l'unico e il riproducibile. Bambino americano, adolescente giapponese, conosce l'arte contemporanea a Parigi, nell'atelier di Brancusi, del quale  assistente nel 1927, e a New York l'utopia tecnologica di R. Buckminster Fuller, con cui collabora nel 1930. Pensiero modernista americano, tradizione giapponese, arte moderna francese, sono le basi della cultura di Noguchi, svelate dalle sue sculture, dai suoi arredi, dal design di lampade, dall'architettura del paesaggio e dalle scenografie teatrali. Il percorso della mostra identifica uno a uno i temi dell'attivitˆ dell'artista. La lunga collaborazione, nata nel 1935, con la coreografa Martha Graham, durata pi di trent'anni; per i suoi spettacoli, interpretazioni moderne di eventi storici e mitologici, Noguchi pensa e realizza sculture arcaiche e le colloca nello spazio vuoto del palcoscenico, a interagire con la storia, con la musica, con la danza. Negli anni Quaranta e Cinquanta sviluppa la sua attivitˆ di designer, la quale pur essendo finalizzata inevitabilmente alla produzione di massa, scaturisce sempre dalla tradizione artigianale. Il coffee table, pensato nel '44 e prodotto da Herman Miller alcuni anni pi tardi,  una lastra di cristallo a forma libera sostenuta da una struttura biomorfica in legno laccato nero. Il tavolo prodotto nel '54 da Knoll Associates, base in ghisa, piano in legno sostenuto da un fascio di tondini di acciaio cromato, sembra essere stato ispirato dalla forma del lavandino tradizionale giapponese. Sempre negli anni Cinquanta inizia la felicissima produzione delle lampade, interpretazione moderna delle antiche lanterne giapponesi di carta e bamb: le Akari, fornite di luce elettrica e sostenute internamente da uno scheletro in fil di ferro, destinate a diventare addirittura 100 nel corso di trent'anni. Cento sculture di luce, o meglio light sculptures la cui essenza viene rivelata dall'ambiguitˆ del termine inglese dove luce e leggerezza si fondono per Noguchi in una dimensione metafisica dell'oggetto. La mostra del Design museum ha il pregio, come quasi tutte le raccolte monografiche, di raccontare episodi della sua arte sicuramente meno noti di altri, ma principalmente ha rivelato una grande attenzione al principio fondamentale sostenuto dallo stesso Noguchi: l'arte assume il suo vero significato non quando viene esposta in modo solitario, estranea al suo contesto, ma solo quando viene pensata e collocata a dialogare con lo spazio e gli uomini. Isamu Noguchi - sculptural design, in mostra al Design Museum di Londra fino al 18 novembre 2001

 

 

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