Un'architettura evanescente, sfumata, nebbiosa: cos“ Toyo Ito, giapponese, sessantenne, tra i pi celebri architetti contemporanei, definisce i caratteri delle sue costruzioni. Sin dalle prime opere, che risalgono all'inizio degli anni Settanta, una domanda stata all'origine delle sue ricerche: come portare alle estreme conseguenze quanto lo sviluppo dei materiali costruttivi permette di realizzare, consentendo all'architettura di ottenere effetti di trasparenza e leggerezza impensabili prima delle conquiste tecnologiche maturate nei primi decenni del Novecento? In altri termini, possibile identificare nella levitˆ il canone su cui fondare la sperimentazione progettuale contemporanea? Chi osservi l'ultima e pi celebrata opera di Ito, la Mediateca completata or non molto nella cittˆ di Sendai, potrˆ cogliere come egli sia giunto a porre in maniera radicale queste questioni. La Mediateca caratterizzata da un involucro trasparente fittamente lavorato, che consente dall'esterno la visione diretta degli spazi interni. é un'architettura smaterializzata e metamorfica, evanescente, inafferrabile, blurring, come Ito sostiene, che offre immagini simili a quelle continuamente mutevoli che caratterizzano il mondo virtuale che i computer consentono di immaginare (ma questi riferimenti hanno acquistato il senso di evocazioni inquietanti e da analizzare con attenzione alla luce delle immagini delle distruzioni subite l'11 settembre da New York). Anche con le sue ultime costruzioni, che si presentano nelle cittˆ come fantasmi, l'architetto giapponese ha tentato di immaginare edifici capaci di proporsi come immagini virtuali, pertanto prive di peso e sospese nel vuoto. Sviluppando le sperimentazioni compiute nell'uso dei computer, Ito ha cos“ affrontato il problema della instabilitˆ, o, per meglio dire, del movimento che le immagini architettoniche concepite grazie all'elettronica debbono acquisire per completare la propria metamorfosi e sottrarsi alla necessitˆ di esprimere il primato della gravitˆ. Ito mira ad attribuire a ciascuna delle sue costruzioni i caratteri della sradicatezza e della provvisorietˆ del mondo contemporaneo, che obbliga a scelte progettuali arbitrarie e autoreferenziali, emblematiche ed espressive allo stesso tempo. Chi visiterˆ la mostra delle sue opere che Toyo Ito ha organizzato nella Basilica Palladiana di Vicenza (sino al 2 dicembre) potrˆ facilmente rendersi conto di come lo sforzo compiuto miri a offrire ai visitatori la possibilitˆ di entrare in contatto diretto con questi meccanismi. L'allestimento della mostra si avvale di mezzi espressivi diversi, di materiali banali e di raffinate attrezzature elettroniche. Lo spazio oscurato delle Basilica scandito da diciannove cilindri trasparenti, alti una ventina di metri. La luce scende dall'alto e i fasci luminosi sono contenuti all'interno degli involucri in tessuto. Sulle superfici interne delle "colonne" (di diametri diversi), sono proiettate le ombre colorate delle immagini dei progetti e delle costruzioni che scorrono sui tavoli luminosi posti nelle basi. Queste immagini in continuo movimento danzano e svaniscono nello spazio, invadendolo con colori nebbiosi e forme instabili. Compiendo uno sforzo e un'esperienza di tipo diverso da quella offerta dalla visione d'insieme, avvicinando l'occhio ai fusti dei cilindri luminosi, si possono vedere le riproduzioni e i plastici di ciascuna delle diciannove opere presentate. Simili scelte espositive dimostrano come quella di cui stiamo parlando non sia una mostra tradizionale quanto, piuttosto, un complesso esperimento e una inusuale proposta allestitiva, che offrono ai visitatori la possibilitˆ di compiere un'esperienza difficilmente ripetibile.
Toyo Ito architetto, Basilica Palladiana, Vicenza, fino al 2 dicembre 2001 (catalogo Electa)