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La Nouvelle Vague del cinema "minore"

LIBERAL BIMESTRALE
di Claudio Trionfera
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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Non Italia, non Stati Uniti, non Europa. Vale a dire niente di quel cinema che transita di preferenza nelle nostre sale, che determina gusti, crea mode, sventola elementi di riconoscibilitˆ culturale per lo spettatore d'Occidente. Proseguendo il suo lungo viaggio nel cinema di tutto il mondo, Gian Piero Brunetta esplora l'altra faccia dello schermo, quella che, per il pubblico "comune" (italiano, naturalmente), quasi non esiste o se ne ha pallida traccia in qualche resoconto di festival sulle pagine dei giornali quotidiani, o, ancora, mette larghe radici solo su riviste specializzate.Storia del cinema mondiale. Volume quattro su sei. Oltre cent'anni di storia dell'arte popolare pi giovane, nell'ambito di un rinato interesse per questo tipo di imprese editoriali (arriveranno tra non molto una megastoria del cinema italiano e una Treccani del cinema, quasi a voler riannodare i fili con il leggendario ma remoto Filmlexicon). Aggiornamento necessario, anzi obbligato. Specie sui territori che l'odierna sortita di Brunetta tende a esplorare. PerchŽ, se  vero che le cinematografie "emergenti" sono poco frequentate a livello di fruizione ordinaria,  altrettanto vero che il cosiddetto "cinema del mondo" - quello che , appunto, oggetto della presente attenzione - sta diventando un autentico, contaminante crocevia di stili, gusti, opzioni narrative differenti. Esattamente come  giˆ accaduto con la musica.Difficile rintracciare nel volume una organicitˆ di tipo enciclopedico, quella, per intendersi, capace di accostare le "voci" tipiche di un'opera universale a riferimenti storico-artistici tutti decifrabili. Il gran numero di autori chiamati al contributo compilativo  il riflesso di una disomogeneitˆ che resta comunque "funzionale": alla composizione di un quadro assai ampio, che riposa su una serie di singoli saggi di formidabile portata qualitativa. Niente di simile, in tali dimensioni, era mai stato prodotto. Anche - forse soprattutto - per questo,  utile elencare una volta tanto le cinematografie di riferimento: dalla messicana alla turca, dalla araba alla subsahariana fino alla canadese, australiana, neozelandese, indiana, israeliana, iraniana, nero-africana, cinese, sudcoreana, giapponese, indonesiana; e ai grandi blocchi delle repubbliche asiatiche dell'ex impero sovietico, dell'America latina, dell'area coloniale.Non tutto  spartito in termini proporzionali all'importanza dei temi, dei Paesi, degli autori. E le serie riflessioni - che certo non mancano - attorno ai fenomeni storici, stilistici e creativi delle diverse produzioni nazionali, non riescono a unirsi in una trama unitaria e resistente. Per˜ il prodotto finale resta estremamente prezioso. Anche perchŽ mancava da quasi trent'anni, vale a dire dall'epoca delle nouvelles vagues, un aggiornamento cos“ globale e colto sulle cinematografie "extra", sulle loro motivazioni, sul loro radicamento nelle societˆ di appartenenza.é il grande romanzo del cinema che prevale nel kolossal di Brunetta. Con tutto il fascino, le emozioni, le curiositˆ e gli scatti di qualitˆ del progetto autenticamente narrativo. Estraneo, perci˜, alle vocazioni del semplice strumento di consultazione (come pure riesce bene a configurarsi) e forse strutturalmente pi vicino all'arte nella quale si specchia.

Gian Piero Brunetta, Storia del cinema mondiale: Americhe, Africa, Oceania, Einaudi, 1443 pagine, 150 mila lire

 

 

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