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Chi ha paura della fede

LIBERAL BIMESTRALE
di Angela Pellicciari
Liberal n. 9 - Dicembre 2001/Gennaio 2002

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Tutto è uguale. Tutto è sullo stesso piano. La verità non esiste, esiste solo la libertà di coscienza: è giusto o sbagliato quello che ognuno definisce tale. Il suadente relativismo in cui da decenni siamo immersi ha immediate ripercussioni morali: sposarsi o non sposarsi fa lo stesso; avere figli o no pure; assecondare la propria pigrizia o combatterla è del tutto indifferente; difendere la vita o volerne accelerare la fine con l’eutanasia legalmente riconosciuta rientra nel campo delle opzioni individuali, irrilevanti ai fini sociali. Avere un figlio o abortire sono diritti che stanno sullo stesso piano; praticare l’omosessualità o l’eterosessualità dipende solo dalle inclinazioni personali. Cristianesimo, ebraismo, islamismo, buddismo e via dicendo, tutti stanno sullo stesso piano. Questa libera visione del mondo sponsorizzata negli ultimi anni con crescente determinazione anche dalle Ong (organizzazioni non goverantive) dell’Onu che si sono messe a difendere non i diritti umani validi sempre e dovunque, ma i nuovi diritti umani, è arrivata al capolinea. Tutto questo è finito. A mio modo di vedere il nichilismo in cui ci siamo assuefatti a vivere, la soffocante prigione dell’umana libertà, è, perlomeno momentaneamente, morto. E non per un atto di resipiscenza. Non per manifesta falsità. Solo per necessità. Perché altrimenti i terroristi (musulmani) ci fanno letteralmente a pezzi. Troverà l’Occidente, troverà l’Italia, la forza per combattere un nemico infido, diffuso e determinatissimo nella volontà di imporre le proprie buone ragioni? Questo è il punto. L’amore per il nostro modo di vita libertario sarà sufficiente a reggere l’urto con il moloch del terrorismo islamico? Restando all’interno delle categorie approntate dal pensiero relativista e nichilista mi sembra che la risposta sia obbligata: no. Di fronte alla morte, alla sofferenza, allo strazio della guerra, è probabile che il nichilismo ritenga più utile ripiegare e venire a patti. Barattare un po’ di tranquillità qui e ora. Domani si vedrà. È per questo che, almeno nell’immediato, il relativismo è finito. Se l’Occidente vuole vincere la sfida, se vuole combattere, deve tornare a fare chiarezza. Deve tornare a scegliere nella consapevolezza che non tutto sta sullo stesso piano. Con la lucidità che lo distingue (e che caratterizza da anni quell’incontro fra laici e cattolici che propugna), Ferdinando Adornato si è posto questo interrogativo in una chiacchierata tutt’altro che spensierata con Franco Cardini sull’ultimo numero di liberal. Di fronte a un problematico Cardini che prende atto del nichilismo costitutivo della civiltà occidentale (l’Occidente è in decadenza perché sta perdendo i valori morali; il nemico è anche dentro noi stessi), la posizione di Adornato risulta molto più netta: questa filosofia pubblica io mi sento di dire che è superiore. E penso che in nome di questa filosofia bisogna saper combattere. La posizione che Adornato condivide è in buona sostanza quella dell’Umanesimo di Pico della Mirandola. Nella sua celebre dissertazione sulla dignità dell’uomo Pico afferma che, al momento della creazione dell’uomo, Dio ha già esaurito tutte le possibili opzioni; non ne rimane che una, la natura indefinita: «Tu, non costretto da nessuna barriera, la determinerai secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnerai... Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine». Quando Adornato individua la superiorità dell’Occidente nella possibilità di non mangiare la mela che Dio gli mette di fronte, si pone all’interno della tradizione che, partendo dall’Umanesimo, approda anche, ma non solo, all’odierno liberalismo non pregiudizialmente anticattolico. Il fascino del discorso di Pico a mio modo di vedere non tiene conto - non tiene abbastanza conto - che quando si parla di natura umana il discorso andrebbe precisato. Secondo la dottrina cattolica infatti bisogna distinguere, e con molta chiarezza, fra la natura creata da Dio completamente buona e la natura ferita dal peccato. Agostino (e la Chiesa con lui) ritiene che, dopo il peccato, la natura umana sia ferita, piagata, danneggiata, rovinata: per salvarsi, per scegliere il bene e praticarlo, deve essere assistita dalla Grazia. Da sola non ce la può fare: la buona volontà non basta. L’eresia pelagiana, che non a caso ha trovato in Agostino il suo più fiero avversario, afferma viceversa che per fare il bene e salvarsi basti la buona volontà. Che, per dirla con Adornato, sia sufficiente avere la volontà di resistere al serpente per poterlo fare. L’asserita autosufficienza dell’uomo proclamata con tanta forza da Pelagio - e dalla tradizione moderna che in lui si riconosce - ha regalato all’umanità frutti avvelenati. La fortissima aspirazione alla libertà propria di ogni uomo, se separata dalla verità, genera mostri; quei mostri che la storia degli ultimi secoli è andata uno dopo l’altro sciorinando. L’affermazione di Gesù «La verità vi farà liberi» si inserisce in questo contesto. Cristo pone un legame strutturale fra libertà e verità: senza la verità non ci può essere libertà. La Lettera agli Ebrei afferma che tutti gli uomini sono schiavi. Schiavi della paura della morte e, quindi, di Satana che della morte ha il potere (Eb 2,14). Il primo compito di Cristo è quello di vincere la morte che, col terrore che ci incute, ci rende schiavi. La Chiesa professa questa verità: Gesù Cristo è il Signore. Innanzi tutto il Signore della morte che, infatti, da Lui è vinta. Certi di questa verità i cristiani possono affrontare la morte (il martirio, l’ingiustizia, la sofferenza) perché liberati dalla paura. E quindi liberi nel senso pieno: pienamente signori, non schiavi di alcun potere. Il mondo occidentale è costruito su questa forza: su tre secoli di orribili persecuzioni affrontate dai cristiani - e vinte - per la difesa della verità nella pienezza della libertà. Pascal è convinto della grande ragionevolezza della fede: quella offerta dalla Rivelazione è, secondo lui, la più ragionevole fra tutte le possibili spiegazioni del mondo e dell’uomo. Della vita e della morte. Senza un vero ritorno a Dio, senza un ritorno all’origine della forza dell’Occidente, senza il riconoscimento della contraddittorietà del relativismo, è molto probabile che andremo incontro a nuove catastrofi. La situazione che viviamo ha più di un punto in comune con quella degli anni Venti del secolo scorso, quando il liberalismo relativista non ha retto all’urto della prima guerra mondiale. Invece di cambiare strada, invece di convertirsi, il pensiero occidentale di allora ha abbandonato il liberalismo solo per farsi paladino di orribili totalitarismi. Dal momento che dobbiamo scegliere, dal momento che non vogliamo vivere sotto la pacifica spada dell’Islam, forse ci conviene scegliere per quella Verità che ci ama con la follia della croce e, per questo, ci rende liberi.

Angela Pellicciari insegna Storia e filosofia

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