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Il Tardo Romanticismo dell'allievo romano di Liszt |
LIBERAL BIMESTRALE di Pietro Gallina Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001
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La piccola casa editrice Boccaccini & Spada, attraverso la sigla discografica Arts music, pubblica una rara Antologia pianistica di Giovanni Sgambati, fine musicista romano ingiustamente dimenticato, nato 160 anni fa (1841-1914). Sono giˆ stati distribuiti tre cd sui quattro previsti, che raccolgono composizioni pianistiche note, altre meno note e infine, dopo il lodevole lavoro di ricerca alla biblioteca Casanatense, perfino inediti che sono interpretati per la prima volta dal pianista-musicologo Pietro Spada, il quale ne dˆ una chiara e raffinata lettura. Alcuni inediti sono proprio in questo ultimo vol. 3, altri si annunciano per il prossimo. Sgambati, rimasto orfano di padre all'etˆ di otto anni, fu educato dalla madre inglese, figlia dello scultore Gott. Trasferitosi a Trevi, quando Garibaldi tentava di liberare Roma, vi torn˜ nel 1860 giˆ dotato pianista. AllorchŽ nel 1861 Liszt si stabil“ a Roma, Sgambati prese lezioni da lui e mise a disposizione la sua casa di piazza di Spagna come sede della "Scuola romana". Gli insegnamenti di Liszt lo favorirono nella conoscenza della grande musica europea di cui si innamor˜ e presto ne inizi˜ con slancio l'opera di diffusione. Proprio Sgambati fu scelto da Liszt per dirigere la prima italiana della sua Dante symphonie. Conobbe poi Wagner che gli permise di pubblicare i suoi stimati lavori pianistici dall'editore Schott. Dopo varie tournŽes europee, da Parigi a Londra fino in Russia, divenne un punto di riferimento italiano per composizioni pianistiche; la trascrizione di Sgambati (con il titolo di Melodia) della Danza degli spiriti beati di Gluck, rappresent˜ una gemma del repertorio di tutti i grandi pianisti della fine dell'Ottocento, come anche noto fu il suo Concerto op. 10. Brahms, Anton Rubinstein e Chajkovskij gli furono amici e addirittura gli fu offerta una cattedra al conservatorio di Mosca che egli non accett˜. Doveva tornare in Italia per continuare la sua opera di diffusione della musica strumentale fondando istituzioni quali la Societˆ romana del quartetto, il Conservatorio di santa Cecilia, il Quintetto della regina Margherita (era molto legato ai Savoia) e fu direttore della Filarmonica romana. Nel periodo in cui Sgambati svolgeva il suo intenso lavoro di rifondazione della musica strumentale, l'Italia, appena conquistata l'indipendenza, continuava a dare un'immagine musicale di sŽ deplorevole: il melodramma verista trionfante appariva come il centro di ogni discussione musicale, rimanendo in ci˜ - l'Italia stessa - provinciale e scollegata dal fermento innovativo europeo. Il contributo di Sgambati a tale grande problema fu nullo; ma fu determinante nell'iniziare il lento processo di riunificazione della cultura italiana divisa tra melodramma e cultura accademica della musica strumentale, proprio quella che aveva avuto nei secoli precedenti, grande splendore e prestigio europeo. Il disco contiene un pezzo importante, nella Suite op. 42, la Berceuse-Rverie: di sensualitˆ tale da indurre l'amico Massenet a prepararne una versione per piccola orchestra. Il pezzo Mestizia o il seguente Preludio dalla melodia infinita, tra Mahler e Wolff dei Lieder, dimostrano che la sua musica ha tono tardo-romantico del tutto personale, privo delle fredde atmosfere nordiche perchŽ forse temperato dalla luce magica e calda della cittˆ eterna. Antologia pianistica di Giovanni Sgambati, vol. 3, Arts Music, 13 mila lire
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