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Sempre più soli nella globalizzazione

LIBERAL BIMESTRALE
di Claudio Risé
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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Alcune tardive traduzioni, assieme alla pubblicazione di lavori recentissimi, presentano ormai ampiamente in Italia Zygmunt Bauman, uno dei pi interessanti osservatori contemporanei della societˆ postmoderna e delle sue patologie. Bauman, i cui lavori sulla globalizzazione non sembrano purtroppo familiarissimi agli italici Social forum, restii a studiare i temi in nome dei quali chiedono la parola,  un pensatore drammatico. Egli rappresenta bene l'impasse in cui si trova gran parte del pensiero di formazione marxista, quando studia la societˆ postmoderna. é visibile la perturbante nostalgia di un nemico, che ora non ha pi bisogno della tua subalternitˆ. E quindi della tua alleanza. Nasce anche da questo La solitudine del cittadino globale (Feltrinelli): la vecchia passione del potere per uno stretto controllo del territorio  sostituita, nell'epoca della globalizzazione, dalla facilitˆ, e spesso dalla convenienza, ad abbandonarlo. Di questi ingredienti  fatta La societˆ dell'incertezza, di cui parla anche il testo pubblicato da Il Mulino, che ripropone nella seconda parte l'ottimo Catalogo delle paure postmoderne, un capitolo di Life in fragments, Blackwell, 1995. Nei tempi della globalizzazione, non  pi possibile la "secessione dei plebei contro cui nell'antica Roma si lev˜ il monito di Menenio Agrippa". Ora invece basta che i "patrizi" minaccino di fare i bagagli e andarsene, perchŽ i primi si acquietino. La rappresentazione della realtˆ globale proposta da Bauman contiene anche confusioni, e a volte semibanalitˆ. Ci˜ non toglie, come ha osservato lo junghiano Etienne Perrot su Etudes, che "la tesi fondamentale di Bauman, vale a dire la mondializzazione vista come sovversione dei territori per opera dello spazio mercantile, rimane solida", anche se non l'ha scoperta lui. Bauman l'ha illustrata, tra l'altro, anche in Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone (Laterza). Questa "sovversione dei territori", non solo e non tanto fisici, quanto psicologici e culturali, e i rischi da essa prodotti sull'individuo (un tema giˆ impostato, con minor drammaticitˆ, nei lavori di Anthony Giddens), porta Bauman ad affrontare la questione cui sono dedicati in buona parte i suoi ultimi lavori. Come quella Voglia di comunitˆ (Missing Community, nel testo inglese), in cui Bauman, fedele alla vocazione utilitaristica della sua riflessione, propone un ritorno dall'anarchia postmoderna a "una comunitˆ intessuta di comune e reciproco interesse". Gli interessi per˜, come sapeva bene non solo Ferdinand Tšnnies, ma anche Max Weber, non bastano a convincere gli individui ai sacrifici necessari alla comunitˆ. Quest'opus assai pi impegnativo richiede la condivisione di un sistema simbolico. Una questione che Bauman non pu˜ affrontare davvero, perchŽ la sua strada  sbarrata dalla convinzione che "i grandi crimini cominciano dalle grandi idee", che come  noto, rimandano a sistemi simbolici, da cui spesso nascono. Di qui il dramma di Bauman, e non solo il suo. Eppure le scienze umane sanno fin dall'origine che gli ingredienti della Gemeinschaft, la comunitˆ, sono diversi da quelli della Gesellschaft, la societˆ. Se la prima ti fa troppa paura, tieniti la seconda. é impossibile avere Menenio Agrippa, senza l'ordine simbolico cui il suo apologo si riferisce. Zygmunt Bauman, Voglia di comunitˆ, Laterza, 142 pagine, 24 mila lire; La societˆ dell'incertezza, Il Mulino, 149 pagine, 18 mila lire
 

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