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Che grande ambizione voler dimostrare l'esistenza di Dio

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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Michael Dummett  un filosofo inglese ben lontano dalle chiusure che a volte affliggono la "filosofia analitica" dominante in area anglosassone - e alle quali ovviamente corrispondono le chiusure della cosiddetta "filosofia continentale". Questa sua libertˆ di pensiero  confermata anche nel saggio La natura e il futuro della filosofia. Mi compiaccio con lui; ma vorrei anche dirgli che questa sua libertˆ sconfina a volte con una disinvoltura forse eccessiva nei confronti della storia del pensiero filosofico. Ad esempio Dummett, che si dichiara cattolico, sostiene che la ragione ha la possibilitˆ (ancora non realizzata) di dimostrare l'esistenza di Dio. Scrive: "Il prezzo di negare l'esistenza di Dio  l'abbandono dell'idea che vi sia qualcosa come il modo in cui la realtˆ  in se stessa", al di lˆ e indipendentemente dal modo soggettivo in cui la percepiamo. Infatti le "cose in sŽ" sono la realtˆ cos“ come essa  conosciuta da una mente onnisciente, quale  appunto quella divina.Ora,  interessante che un filosofo analitico non consideri la metafisica (al cui centro sta l'idea di Dio) come un luogo di vaneggiamenti e di affermazioni prive di senso, e che non ritenga degno di un solo cenno la critica rivolta dal "neopositivismo logico" al pensiero metafisico. Si rimane invece alquanto stupiti di fronte alla tranquillitˆ con cui Dummett tende ad affermare l'esistenza della realtˆ come  in se stessa, ossia delle "cose come sono in se stesse". Intendo dire che esiste... Kant, il quale nega la conoscibilitˆ delle cose in se stesse, e la nega in base a un formidabile discorso che prende posizione rispetto all'altrettanto formidabile discorso della tradizione metafisica greco-medioevale e moderna. Dopo Kant esiste, a sua volta altrettanto formidabile, l'idealismo tedesco (e il perfezionamento che esso ha avuto nel neoidealismo e soprattutto nel neoidealismo di Giovanni Gentile), in cui si mostra l'impossibilitˆ stessa di una "cosa in sŽ", e anche qui con non trascurabili argomentazioni. Ebbene, di tutto questo, nel saggio di Dummett, non c' traccia; e l'impressione filosofica che si ricava da questa assenza  che, nonostante le indubbie e brillanti competenze di Dummett in campo logico-matematico, in campo filosofico egli compia (insieme a tanti altri) un'operazione analoga a quella di chi oggi riproponesse con tutta naturalezza l'astronomia tolemaica. Non intendo dire che non si possa pi parlare di "cose in sŽ", ma che se ne deve parlare tenendo presente come se ne  parlato. Lo so: in Italia si scrivono quintali di inutilitˆ su Heidegger e si va in visibilio se un filosofo d'Oltreoceano affronta problemi sui quali il pensiero filosofico ha meditato a fondo cinquecento anni fa. Ma vorrei sperare, per quanto riguarda questo secondo italico vezzo, che un filosofo aperto come Dummett possa e voglia dare una mano a chi desidera rimettere un po' le cose a posto e adoperarsi affinchŽ la filosofia contemporanea faccia veramente i conti con la grande storia del pensiero filosofico.

Michael Dummett, La natura e il futuro della filosofia, Il Melangolo, 155 pagine, 25 mila lire

 

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