Se nella pubblicistica nostalgica dei dogmi storico-politici di una certa sinistra a corto di idee la parola tedesca Heimat, che corrisponde all'italiano "patria" ma con un radicalismo sentimentale che la maggior parte degli italiani non conosce, viene ancora descritta con i pericolosi accenti che la legavano al fanatismo del sangue e del suolo, nella migliore storiografia contemporanea è stata invece ricondotta al suo significato autentico e rivalutata nel suo ruolo di simbolo positivo dell'identità dei popoli. All'analisi di questo concetto è dedicato il volume collettivo curato da Antonio Pasinato, germanista dell'Università di Padova, il quale rileva fin dall'inizio come Heimat sia una parola che esprime in forma concisa tutte le sfumature dell'idea di "terra natìa" e che, proprio perciò, va valorizzata culturalmente e politicamente nell'attuale momento storico, lacerato fra spinte universalistico-globalistiche e curvature particolaristico-localistiche. La difficoltà di render conto dei vari contributi di un libro collettivo si attenua qui perché tutte le prospettive specialistiche convergono verso un unico tema: le diverse manifestazioni dell'idea di Heimat nelle nazioni e regioni di lingua tedesca e, più in generale, in quelle collocate intorno alle Alpi. L'insieme potrebbe apparire come un'iniziativa folkloristica o meramente provincialistica, ma che non sia affatto così lo attestano molte implicazioni dei singoli interventi, tra le quali vorrei segnalare un interessante apporto alla riflessione sull'Unione europea, cioè sull'assetto politico e sui risvolti storici della costruzione comunitaria. Senza opporsi all'unificazione, è possibile dare vita a un'unione cementata attraverso le relazioni fra le realtà locali e le loro esperienze socioculturali. Pasinato è convinto infatti che "stiano maturando le condizioni di un approccio alla Heimat in armonia col processo di unificazione europea, che deve realizzarsi salvaguardando le individualità culturali da ogni omologazione".
A partire dall'affermazione di un'identità politica non-statale, regionale in un senso però molto ampio, si può arrivare a concepire un federalismo, come scrive Giuseppe Duso nel suo contributo, che trasformi completamente i concetti di sovranità e di indipendenza, un federalismo "che insieme permetta di pensare l'Europa ma anche quelle molteplici realtà che sono ora racchiuse e mortificate nella loro espressione politica, sotto la veste dello Stato". Si tratta di un passo politico assai problematico, ma che, confrontandosi con la realtà statale, non rifiuta l'idea europeistica, ma la accoglie anzitutto in base alle identità regionali. L'attaccamento al luogo d'origine, la scoperta o in taluni casi la riscoperta delle piccole patrie non vanno dunque intesi come sguardi regressivi verso un'arcaicità quasi perduta, come reflussi antimoderni in perenne lotta contro la tecnocrazia. La novità di questa riflessione, che Pasinato mette bene in luce, è legata a una concezione aperta dell'identità locale: "L'impostazione positiva data dall'identità regionale prodotta dalla Heimat permette il superamento delle catastrofi storico-politiche nazionali" (qui l'esempio riguarda la Germania). Si comprenderà così che questa nuova idea di Heimat rappresenta un'"energia vitale che fa tutt'uno con la fiducia nella vita", una "vitalità tanto disarmata quanto impermeabile alle ideologie".
AA.VV. Heimat. Identità regionali nel processo storico, Donzelli, 388 pagine, 45 mila lire
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