Il libro di Manzone, docente allo Sda della Bocconi, affronta il difficile tema del rapporto tra etica cattolica e teorie del mercato. Il tema è irto, in effetti, perché da un lato la Chiesa loda (e come non potrebbe?) la libertà e l'iniziativa privata, dall'altro soffre (e come non potrebbe?) l'egoismo e la diseguaglianza, che della prima, nel pensiero liberale, sono il presupposto e il risultato. Le scelte dell'autore sono esplicite: non a caso taccia di "passatista" la demonizzazione del mercato. Il libro, perciò, ripercorre soprattutto gli ultimi due secoli, e cerca di costruire una "riconciliazione" fra mercato e dottrina della Chiesa.
Dal mio punto di vista la questione non è tanto quella del mercato ma del capitalismo, e in particolare del ruolo che in esso deve giocare la "dignità umana". Diciamo subito che limitare, allora, il dibattito agli ultimi due secoli è limitativo, per quanto approfonditi siano gli assetti storici e teorici a ciò sottesi. Lo è per via del vasto retroterra in cui il pensiero economico si è formato in Occidente, a partire dalla riflessione etica. Il luogo proprio di trattazione dei problemi che oggi chiamiamo economici era infatti quello dei trattati di etica. In particolare le questioni del "contratto" si ponevano nell'ambito della realizzazione della giustizia commutativa. E fu proprio la Seconda Scolastica, la scuola di Salamanca, a realizzare per prima quei modelli, che sarebbero poi stati utilizzati dall'economia politica classica, secondo cui il prezzo determinato dalle libere forze del mercato sarebbe stato il prezzo giusto, quello voluto da Dio. Alcune delle maggiori riflessioni economiche dello stesso Adamo Smith si trovano, più che nella Ricchezza delle nazioni, volto più che altro a indagare come deve essere ripartito tra i fattori interni il surplus creato dal settore delle esportazioni, nelle sue Lezioni di filosofia del diritto in connessione con la teoria della giustizia. Inoltre, varie ricerche hanno mostrato come il retroterra della stessa teoria dell'Homo oeconomicus, e quindi della razionalità economica, vada rintracciato nella teoria della razionalità degli Angeli.
Insomma, l'intrecciarsi della riflessione teologica cristiana con le questioni teoriche dell'economia è molto antica e non c'è dubbio che l'economia debba all'etica e alla teologia molto più di quanto si pensi. La questione più spinosa che si agita negli ultimi secoli riguarda, forse più concretamente, la convivenza del cattolicesimo con le società capitalistiche anglosassoni, i cui valori, la cui estetica, il cui pensiero, sono spesso molto più contrastanti con i nostri di quel che appaia in superficie. La difficile "convivenza" tra Democrazia cristiana e liberalismo in Italia, ne è stato un esempio storico limitato ma illuminante.
E per il futuro? Nel mondo della globalizzazione la Chiesa è stretta fra tre ardui nodi. Una vocazione terzomondista sempre più forte, anche in virtù del diverso tasso delle vocazioni; la necessità di giungere alla chiusura storica della dialettica con l'ortodossia, e cioè con l'Oriente europeo; e l'incognita rivoluzionaria del cattolicesimo Nord-americano. Queste tre vocazioni non possono essere tutte contemporaneamente seguite. Si tratta, ovviamente, di scelte da conclave. Ma, per quanto riguarda l'economia, viene da chiedersi quale dottrina sociale della Chiesa potrebbe scaturire da un Papa, ex arcivescovo della diocesi di New York.
Gianni Manzone, Il mercato. Teorie economiche e dottrina sociale della Chiesa, Queriniana, 522 pagine, 58 mila lire
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