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Basta colpevolizzarsi per il Terzo Mondo

LIBERAL BIMESTRALE
di Giancarlo Galli
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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I "fatti" di Genova e soprattutto il fallimento della conferenza di Durban, mi hanno indotto a riprendere la lettura di un saggio di Thomas L. Friedman, editorialista del New York Times uscito qulche mese fa e che non ha avuto l'eco che si meritava. L'autore (nulla a che vedere col liberista Milton Friedman), è un economista della sinistra americana, che s'ispira a Keynes e al kennedismo. Avendo girato in lungo e in largo Terzo e Quarto Mondo, s'è da un lato convinto dell'inevitabilità della globalizzazione ma, non amandola, della necessità di difendere culture e tradizioni locali: per lui "le radici del futuro". Gravi sarebbero per l'autore, le "responsabilità" dell'Occidente. Pertanto, il "mondo ricco" ha da farsi carico, con sensibilità etica unita a una certe dose di rimorso per i peccati del colonialismo, di promuovere lo sviluppo con una più giusta distribuzone della ricchezza e delle opportunità. Nulla da eccepire, semmai tutto da sottoscrivere. Ma non sono questi gli intenti del G8, del Fondo Mone-tario Internazionale, della Banca Mondiale?
È invece accaduto, senza che nessuno avesse previsto il ciclone in arrivo, che Terzo e Quarto Mondo (spalleggiati in Occidente dalla "Quinta colonna" degli anti-global) respingessero con sdegno tali sforzi, che possiamo definire riformistici. Pre-ferendo ingaggiare, come a Durban, un braccio di ferro. All'insegna del rivendicazionismo e cercando non un confronto costruttivo sul domani, ma trovando nelle loro radici le ragioni di un aperto conflitto.
Leggendo le pagine di Thomas Friedman (chissà se non le modificherebbe innanzi agli eventi del presente), emerge l'assenza di strategia del nostro mondo e la sua debolezza di analisi. Perché mai continuiamo a cospargerci di cenere se è vero quello che scrive (su Avvenire, 5 settembre) un padre missionario che opera da mezzo secolo in Africa? E cioè che "il Terzo Mondo è sempre stato povero a causa del suo isolamento, delle guerre tribali... È venuto il colonialismo che, pur con tante colpe, ha introdotto un inizio di sviluppo. Dopo, le dittature militari, coi capi che pensano solo a se stessi o al profitto dei loro partiti tribali o alle loro sette religiose. Purtroppo, gli esperti perdono il loro tempo in feroci discussioni, e c'è chi parte dal presupposto che l'Occidente sia il principale e unico responsabile della povertà del Terzo Mondo".
Ecco allora le speranze che, alla maniera di Thomas Friedman avevamo un po' tutti coltivate, con troppo buonismo e poco realismo, infrangersi al cospetto di una cruda, cinica realtà: la messa sotto accusa del capitalismo liberale, della stessa democrazia. Quanti degli "anti" di Durban, quanti degli "anti-global", da Seattle a Genova, vogliono una crescita nella solidarietà o piuttosto gettano i semi di un conflitto interculturale e persino razziale? Resta da capire in che modo, anziché tentare d'instaurare un dialogo forse impossibile con chi vuole la capitolazione senza condizioni dell'Occidente, anche economisti "progressisti" tipo Thomas Friedman reagiranno.
Thomas L. Friedman, Le radici del futuro, Mondadori, 491 pagine, 36 mila lire

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