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Commedia alla fiorentina

LIBERAL BIMESTRALE
di Mattia Feltri
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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A Firenze certi burloni raccontano che Mario Cecchi Gori, saputo dell'imminente matrimonio tra il figliolo Vittorio e la sventolona Rita Rusic (nota ai cinefili per l'interpretazione della signora Attila e ai cinofili per l'interpretazione e basta), convoc˜ il bimbo per dirgli: "Vittorio, al mondo ci sono due categorie di donne: quelle da portare a letto e quelle da portare all'altare. Diciamo che tu stai sposando quella sbagliata". Fu un errore, via. Uno dei pochi commessi dal grande e compianto Mario. PerchŽ se la Rusic ebbe esordi scosciatoni e velleitˆ da attrice, poi si dimostr˜ vera dama e superba talent scout, e cos“ oggi si potrebbe tranquillamente ribaltare la massima di MCG. Ovvero, cara Rita, ci sono tre categorie di uomini a questo mondo. Gli uomini da portare all'altare, gli uomini da portare a letto e gli uomini da portare a letto per poi portarli all'altare e per poi chiuderla l“ (ma un po' alla svelta) e ricavarci un gruzzoletto.La veritˆ vera, quella verissima,  che Rita ha mollato VCG (in ritardo) e gli ha portato via tutto. E qui non si parla tanto di quattrini, quanto di tutto il resto, le idee, i copioni giusti, gli attori, persino la presentabilitˆ e quel minimo di buon gusto indispensabili a un uomo di mondo e in lira come il presidente della Fiorentina. Ora lui, dacchŽ  stato piantato dalla moglie, s' attaccato addosso una tale scalogna che fa impressione. Aveva Gabriel Batistuta, aveva Francesco Toldo, aveva Manuel Rui Costa, aveva Telemontecarlo, aveva il seggio al Parlamento, aveva una florida societˆ di produzione e distribuzione. Era amato, era ammirato. Era, soprattutto, blandito e, diciamolo, un po' usato da tutti quelli che gli giravano attorno, pure i politici, va sottolineato, quelli del Partito popolare, che ora che VCG  cascato in disgrazia lo hanno candidato in Sicilia, ad Acireale, dove  stato sonoramente trombato. Cos“, all'uomo che voleva sfidare Silvio Berlusconi, non  rimasta che Valeria Marini, molto dignitosa nel suo ruolo di amante dell'ex potente, molto fiera, molto riservata, ma pur sempre un biondone di borgata, che senza un po' di fortuna avrebbe finito col vendere cotiche al mercato di piazza Vittorio.Ci sono due aspetti interessanti nel tramonto (ma gli auguriamo che il sole risorga presto) di questo riccone fiorentino. Innanzitutto la teoria del salto generazionale. Ai tavolini delle Giubbe Rosse, piazza della Repubblica, Firenze, sostengono questa teoria, e cio: un babbo con la testa e con le palle non pu˜ che filiare un bimbo grullo, da cui avere, semmai, un nipote cacasenno. é una teoria che respingiamo per motivi vari e in attesa di prove scientifiche, e anche per solidarietˆ con Vittorio, che avendo nemmeno sessant'anni ( nato nel 1942) ha ancora tutto il tempo per dimostrare di non essere un bischero, ma uno (almeno sin qui) decisamente scalognato. L'altro aspetto, appena accennato, riguarda quell'ossessione di VCG, avvelenatissimo con Berlusconi, vorremmo dire invidioso, di sicuro ansioso di fare come lui, meglio di lui, pi di lui. Le analogie sono imbarazzanti. Entrambi con interessi preponderanti nel cinema e nella televisione; entrambi maritati a ex attrici belle, alte e bionde; entrambi con la passione del football; entrambi con la fregola della politica. Sembrava davvero che VCG inseguisse Berlusconi su ogni suo terreno, per confrontarsi, per prodursi in una sfida che s' dimostrata drammaticamente impari per l'uomo del Granducato. Insomma, nel settore cinema a Vittorione non gliene va pi bene una. Tutti i suoi archivi, poi, sono bloccati in pegno per certi prestiti cui, dicono nell'ambiente, VCG farˆ una gran fatica a far fronte. In campo televisivo, non parliamone; giˆ il giovane Cecchi Gori soffriva da maledetti perchŽ le reti di Berlusconi sono sempre andate come treni, mentre le sue due Tmc arrancavano sulle tremende asperitˆ dell'auditel. Fino al giorno in cui, truffa, furbata, affare limpidissimo, com' andata non si sa, a Vittorio gli hanno soffiato i suoi canali. Il cinema non c' pi. La tv nemmeno. La bella moglie bionda ex attrice, vabb, lasciamo perdere. La politica, peggio non poteva risolversi.Vittorio fuori dal Parlamento, Silvio a Palazzo Chigi. Roba da star male sei mesi di fila. Eppoi tutta quella campagna elettorale sgangherata, con VCG che girava per il collegio siciliano promettendo d'acquistare la squadra di calcio dell'Acireale, e di risollevarla dalle polverose arene della serie C sino ai rigogliosi campi del professionismo. Si era capito lontano un miglio che erano promesse da marinaio, e infatti a Roma c' andato il rivale del Polo, un oscuro forzitaliano che disse di non invidiare nulla a Cecchi Gori, nemmeno l'opulenta fidanzata. E non  che avesse tutti i torti (la Marini perdonerˆ, lei non c'entra), vista come  andata a finire questa storia dell'Acireale calcio, cui VCG non ha dato neanche mille lire bucate. E del resto, punto dolentissimo, Vittorio aveva giˆ tutto un casino a Firenze, bilanci sconquassati, squadra precaria (e tuttora in attesa di stipendi arretrati), tifosi furibondi. E dire che erano in fondo passati pochi mesi da quella sera d'estate in cui la Fiorentina and˜ a San Siro a conquistare contro l'odiatissimo Milan la Supercoppa italiana, trofeo che si disputano la vincitrice dello scudetto e quella della Coppa Italia. Fu un mirabolante calcio di punizione di Batistuta ad affondare il Milan e a portare VCG alle vette della sua storia di sportivo. Da quella sera in poi sarebbe stato tutto un ruzzolare gi per il crinale della gloria. Siccome aveva le tasche vuote e i creditori alla porta, Vittorio s' dovuto sbarazzare prima poprio di Batistuta, poi di Toldo, l'eroico portiere della Nazionale agli europei del 2000, infine di Rui Costa, altra fantastica bandiera, e addirittura a Cecchi Gori gli  toccata l'umiliazione di venderlo proprio all'odiato Silvio, col risultato di rafforzare il Milan.Che gli resta, a Vittorio? La bambolona morbidona, s' detto. La battagliera mamma, una signora raggrinzita dagli anni, ma perd“o, dura e tosta, incazzosa, una che prenderebbe a schiaffi il mondo intero, una che non ci sarebbe da stupirsi se prendesse ancora il su' figliolo sulle ginocchia per un bel cic e ciac sul culetto. Una che, ricordiamocelo,  fiorentina cos“ profondamente che un pomeriggio, quando la squadra viola fece fuori la Lazio (solita meravigliosa fucilata di Batistuta) festeggi˜ l'impresa dal prestigioso palco della tribuna d'onore, rivolta al pubblico romano, mano destra a colpire vigorosamente il braccio sinistro piegato ad angolo retto, per simboleggiare dove potevano ficcarsela quella sconfitta. Ma qui c' un altro piccolo dramma per Cecchi Gori junior, perchŽ se papˆ non am˜ Rita Rusic, almeno all'inizio, stavolta  mamma a nutrire perplessitˆ sulla nuova fidanzata, la Valeria. E non  che si maceri nel dubbio silenziosa, no, per niente, rilascia interviste al Corriere della sera e lo dice chiaro e tondo che il pargolo suo ha preso un'altra sbandata e per una donna che a lei non la convince nemmeno un po'; mi sbaglier˜, dice, ma sono preoccupata. Eppoi succede quel po' po' di bordello con la perquisizione della Guardia di finanza, e questa storia mirabolante secondo la quale gli agenti continuavano a chiedere del dottor Cecchi Gori, e la servit a ripetere ogni volta che il dottore non era in casa, e che loro non sapevano dove stesse, e che del resto non erano tenuti a saperlo, e che comunque facessero quello che dovevano fare, e insomma and˜ a finire (ma ci sarˆ da fidarsi?) che uno degli agenti si appoggi˜ al classico candelabro o a qualche marchingegno del genere, e un enorme specchio, come in un film sui fantasmi, si gir˜ su se stesso offrendo ai finanzieri lo spettacolo di una fastosa stanza da letto, occupata dai concubini in desabillŽ, presi in un loro incontestabile diritto a tirar su col naso roba buona. Non s' mai capito se tutte queste fossero panzane oppure fatti visti e verificati (vien da crederci poco), ma di sicuro si presero un grande spazio su tutti i quotidiani. Fu la prova provata che VCG era ormai caduto in disgrazia, altrimenti certi articoli non sarebbero mai usciti, e non tanto per una censura esercitata dal protagonista, ma per la solita, vecchia e collaudatissima autocensura cui ricorrono i giornalisti quando hanno a che fare con quelli che contano. Ma insomma, a ben vedere, chi ne usc“ peggio fu proprio la stampa, non Vittorione, e nemmeno la dolce Marini, che in fondo se ne stavano in camera loro a godere quel che di godibile offre la vita, ora che tutto il resto, i quattrini, i film, le tv, il matrimonio, il pallone e la politica hanno fatto del figlio di Mario uno buono per sketch da seconda serata.

Mattia Feltri  giornalista del Foglio

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