Dopo le ultime lacerazioni, che hanno segnato il referendum sul federalismo, si pu˜ riaprire in questa legislatura il dossier delle riforme istituzionali? Sulle grandi questione aperte, come la devolution, il presidenzialismo, i poteri dell'esecutivo e la legge elettorale, sarˆ possibile riprendere il filo del discorso che si è interrotto con il fallimento della Bicamerale? Per cercare di rispondere a queste domande, liberal. ha chiesto al ministro della Funzione pubblica Franco Frattini e al capogruppo dei Ds a Montecitorio Luciano Violante di sedersi allo stesso tavolo e di discuterne. Abbiamo cominciato con una domanda, semplice e impegnativa nello stesso tempo: c'è una disponibilitˆ della maggioranza e ce n'è una dell'opposizione a riprendere il dialogo?
Frattini. Le riforme istituzionali non sono un bene in sé, ma lo diventano se aiutano il Paese e la sua classe dirigente a costruire quello che serve alla societˆ e ai cittadini. In passato - lo sappiamo - maggioranze e governi hanno avuto difficoltà nel realizzare i loro programmi. Ora - malgrado il sistema non sia cambiato, resti il Mattarellum, nonostante non ci sia nella Costituzione l'elezione diretta del Primo ministro, anche se gli italiani lo eleggono nella pratica - una maggioranza stabile c'è e possiamo smettere di usare il vecchio argomento secondo cui le riforme servono perché, senza, il governo non ce la farebbe. Abbiamo dimostrato il contrario e possiamo guardare alla sostanza del problema, cioè come migliorare il tessuto dell'ordinamento. Quindi non solo penso che sarebbe un errore abbandonare in questa legislatura i punti che avevamo indicato nella precedente, quando eravamo opposizione, dalla redistribuzione del potere tra centro e periferia a un più intenso coordinamento del potere centrale attraverso il rafforzamento del ruolo del Primo ministro eletto, a una Camera espressione dei poteri centrali e un'altra dei poteri territoriali, a un arbitro dei conflitti, una Corte che sia allo stesso tempo espressione dello Stato centrale e del mondo delle autonomie. Ma penso anche che un altro errore sarebbe cedere alla tentazione di non aver bisogno dell'opposizione. La maggioranza dˆ una disponibilità che però - lo voglio dire con franchezza - dipende da una pari disponibilità delle forze d'opposizione a definire, attorno a un tavolo, quali siano le regole che si devono scrivere insieme e avere, su questo, un confronto non pregiudiziale. Anche se i primi mesi della legislatura sono, per loro natura, un po' burrascosi, il clima - cos“ come lo si vede dall'ottica della maggioranza - è un po' preoccupante. Non vorrei che questo significasse indisponibilitˆ dell'opposizione a discutere della riforma costituzionale dove invece è necessario un confronto a tutto campo.
Violante. Alcune premesse: la maggioranza ha esordito con alcune leggi-vendetta, quella contro le cooperative, l'inchiesta Mitrokhin, l'inchiesta Telecom-Serbia, e con alcune leggi privilegio come la riforma del falso in bilancio che ha l'unico scopo di garantire la prescrizione dei reati contestati al presidente del Consiglio. Fatti gravi, che hanno logorato il clima politico. Ricordiamoci poi che, nella scorsa legislatura, è stato l'attuale presidente del Consiglio a bloccare il processo riformatore, facendo saltare un accordo che era stato realizzato anche con il voto della sua parte politica sul testo della Bicamerale. Detto questo, bisogna tener conto di due pregiudiziali. La prima è questa: le riforme costituzionali si fanno senza commissioni speciali ma applicando l'articolo 138 della Costituzione. L'esperienza ha dimostrato che le commissioni di carattere speciale non hanno lunga vita e, per di più, creano un problema con il resto del Parlamento che si sente in qualche modo messo da parte. Mentre nella scorsa legislatura, pur in condizioni di grande difficoltà si sono attuate alcune riforme costituzionali - da quelle relative alla giustizia e al giusto processo a quelle relative all'elezione diretta del presidente della Regione a statuto ordinario e a statuto speciale e al federalismo - seguendo la via ordinaria, che si è rivelata la migliore. Seconda pregiudiziale: le riforme non servono al governo , come mi pare dica Frattini, ma all'intero Paese. Se fosse un problema del governo, basterebbe la maggioranza del momento mentre, invece, è un problema del Paese e riguarda tutte le parti politiche. In questo quadro, qual'è il problema? Bisogna modernizzare l'Italia coniugando efficienza e libertà. Secondo quali strade? Essenzialmente tre. Innanzitutto completando il federalismo, in uno scenario dove vedo la Camera delle regioni e dove c'è il problema della riduzione del numero dei parlamentari, sapendo per˜ che il Parlamento deve restare quel grande fattore di integrazione e di unità del Paese, così come è stato dal secondo dopoguerra a oggi. Un'altra strada da seguire è quella che riguarda la sfiducia costruttiva. Ci vuole un consolidamento del governo in Parlamento, tenendo presente che il meccanismo del maggioritario è imprevedibile, perché bastano pochi voti a rovesciare completamente la situazione. La sfiducia costruttiva, con la clausola che comunque entro un anno il nuovo governo vada al voto e sciolga le Camere, pu˜ garantire abbastanza la maggioranza designata dagli elettori. Quanto alla Corte costituzionale, ho un'opinione nettamente distinta da quella di
Frattini. Mi pare pericoloso un organismo con due fonti di legittimazione, perché non ci sarebbero più giudici equi, ma rappresentanti di interessi statali, chi di nomina statale e regionale chi di nomina delle Regioni. Capisco che quest'esigenza c'è, ma una volta istituita la Camera delle Regioni, quello sarà il soggetto - insieme o separatamente dall'altro, si può vedere - preposto a designare i giudici costituzionali, facendo sì che la fonte sia una sola.
liberal. Quindi su una serie di punti è possibile un dialogo tra maggioranza e opposizione? Terreni comuni ci sono al di là delle lacerazioni tra i due schieramenti provocate dal referendum sul federalismo?
Violante. Oggi non ci sono le condizioni. Il domani dipende dagli atteggiamenti del governo e della maggioranza.
Frattini. Il nostro atteggiamento sul federalismo è noto. Abbiamo detto che si tratta di una riforma incompleta. Sul resto siamo disponibili a discutere di tutto. Ad esempio, io non ho una radicale difformità di visione per quanto riguarda la Corte costituzionale. Io non parlo di nomina regionale dei giudici, parlo di legittimazione da parte del mondo delle autonomie e se ci fosse la Camera delle Regioni, questa a mio avviso darebbe una legittimazione sufficiente. Nel merito non ho opinioni molto diverse da quelle di Violante. Ecco, io non sono molto favorevole alla sfiducia costruttiva perché si rischierebbe di legittimare il ribaltone, specie in una maggioranza diciamo poco solida. Però non è qui che ci sarà lo scontro. Lo scontro deriva proprio dal clima che c'è.
liberal. . Allora parliamo del clima·
Violante. Del clima ho già detto. Vorrei invece parlare di un problema che riguarda i Consigli regionali: oggi non sono del tutto in grado di adempiere i compiti affidati loro dalla legge, non hanno il know-how sufficiente dal punto di vista tecnico legislativo. Bisogna riflettere su questo problema perché si tratta del ruolo delle rappresentanze. I Consigli comunali, provinciali e adesso anche regionali - la questione si pone in questa legislatura anche in Parlamento - rischiano di vedere molto ridotta la loro funzione di rappresentanza. Questo avviene perché abbiamo introdotto dei meccanismi pro-esecutivo. Il Consiglio regionale che cos'è oggi? é un vagone attaccato al carro del presidente, è lui che sostanzialmente decide. Il Consiglio comunale e provinciale, lo stesso. E questo mortifica il ruolo del rappresentante. Si stanno creando punti di conflitto tra Consiglio e presidente di giunta in quasi tutte le Regioni. Questa è una materia sulla quale bisogna mettere le mani. C'è poi un altro problema: come si fa ad avere un raccordo tra i Consigli regionali? Pensiamo a una legge sulle discariche industriali. Se le Marche fanno la legge "a" e l'Abruzzo fa la legge "b" che succede? Che una certa azienda va bene in Abruzzo e non nelle Marche? Qui c'è un errore di fondo nel progetto di devoluzione. Tante volte si confondono federalismo e devoluzione. La devoluzione è lo spostamento delle funzioni in una sola direzione, non nella direzione di tutti e infatti l'idea di Bossi è quella di costruire alcune Regioni e basta. Mentre, non so in che termini, non so dove, ma va trovata una sede per evitare discrepanze tali da portare a lacerazioni nel funzionamento del sistema-Paese·
Frattini. Anch'io ritengo che su questo occorra riflettere. Se pensiamo alla devoluzione cominciando a parlarne per funzioni che sono altrettanto e forse più delicate degli standard relativi alle discariche - cioè se parliamo della cultura o dell'istruzione, ma se ne possono citare altri, come i criteri minimi di tutela della salute del cittadino - è evidente che si deve rivalutare quel concetto profondo della Costituzione sui principi unitari dell'ordinamento, i principi guida. Il progetto di devoluzione deve prestare grande attenzione a questa riflessione, una riflessione che da sempre i costituzionalisti fanno sul ruolo non tanto delle leggi cornice, quanto proprio sui principi fondamentali dell'ordinamento che sono di guida, tra l'altro anche nelle Regioni ad autonomia speciale. Non si pu˜ rischiare che il disegno devolutivo porti discrepanze fra pilastri dell'ordinamento che costituiscono la ragione dell'unità dello stesso ordinamento. Ora è chiaro che il rischio è quello che, scendendo verso il particolare, si possa arrivare a negare gli stessi presupposti della devoluzione. é una questione delicatissima, è in fondo un po' l'errore che si fa nel rapporto tra Stati membri e Unione europea, quando l'Unione, per il rischio di rinunciare ai principi guida, emana direttive su micro-questioni. Insomma è un po' il rischio della sussidiarietà.
Violante. Tenendo presente che il clima federale è un clima conflittuale per definizione. Elemento che ripropone il problema delle procedure per prevenire e risolvere i conflitti·
Frattini. Non c'è dubbio. Ed è il problema di un giudice vero.
liberal. . Passi avanti in questa direzione comporterebbero quindi passi avanti anche per tutto quello che riguarda la funzione della politica? Ci sono i capitoli aperti dei poteri dell'esecutivo e del presidenzialismo ·
Violante. Poteri dell'esecutivo e presidenzialismo sono due questioni distinte. Ad esempio, inaugurando la Fiera del Levante a Bari il presidente Berlusconi si è lasciato sfuggire una frase in cui ha parlato del "presidente eletto direttamente". Non è così, si parla di una Costituzione materiale che non c'è. é vera un'altra cosa, che i cittadini quando votavano sapevano prima chi sarebbe stato il capo del governo, però non era un'elezione diretta. Io sono contrario all'elezione diretta del Primo ministro. L'unico caso al mondo è Israele dove - come mi ha detto una volta Peres - hanno due voti, uno per il premier per costruire un governo, l'altro per la Knesseth per buttarlo già. Quindi lasciamo perdere quel sistema. Il centro del problema è costituito dalla individuazione di un soggetto che rappresenti l'unità del Paese. Se penso al Parlamento, penso al Bundestag tedesco che non fa grandi cose ma che rappresenta bene proprio l'unitˆ del Paese. Quanto all'elezione diretta del presidente della Repubblica - esprimo una posizione personale, non so cosa ne pensi la coalizione a cui appartengo - io non la ritengo un errore. Naturalmente c'è bisogno di un sistema di contrappesi, bisogna studiare bene quali devono essere le sue funzioni, ci sono le questioni relative ai conflitti di interesse, è una materia molto complessa. Si tratta di un tema certamente da affrontare, ma non nella chiave della stabilitˆ, che si pu˜ raggiungere per altra via, quanto nel senso di un'autoritˆ eletta da tutto il Paese e che rappresenti l'unitˆ nazionale. Noi abbiamo trovato in un altro modo la garanzia della stabilitˆ, che era la premessa da cui partiva la Bicamerale. Il sistema elettorale assicura maggioranze, lo abbiamo rimesso in discussione un po' frettolosamente, ma non abbiamo bisogno di ritoccarlo, se non forse per la parte proporzionale. Sul presidenzialismo, il discorso si pu˜ fare ma - ripeto - non riguarda i poteri dell'esecutivo quanto una rappresentanza adeguata dell'unità del Paese. Ma a questo punto si porrebbe il problema dei poteri, perché ci sarebbero tre soggetti: il Parlamento, eletto direttamente, il presidente del Consiglio, non eletto ma designato e poi il presidente della Repubblica, rischiamo di creare troppi soggetti forti nel Paese.
Frattini. Sono d'accordo con questa analisi, sì, penso che è stato sbagliato identificare instabilità e sistema elettorale. Così, anche per quello che riguarda il presidenzialismo - che era accostato all'esigenza della stabilità - dobbiamo trovare una nuova giustificazione e dobbiamo chiederci quali altre missioni lo giustificherebbero nel nostro ordinamento. Probabilmente potrà essere, in un futuro ordinamento conflittuale basato sulla sussidiarietˆ o anche sulla devoluzione, quel garante dell'unitˆ dell'ordinamento che allora, caro Luciano, forse è giusto che sia forte. Se tutti i poteri territoriali saranno forti grazie alla legittimazione popolare, sarebbe un paradosso che il garante dell'unitˆ dell'ordinamento sia l'unico a non avere una simile legittimazione. Anche se poi questa è una realtà de facto. Quando Berlusconi dice che "abbiamo un premier eletto dai cittadini" identifica un'immagine con una riforma che non c'è stata, anche se chi ha votato il 13 maggio sapeva che o veniva eletto Berlusconi o veniva eletto Rutelli. Allora una giustificazione del presidenzialismo - per chi come me è convinto che quanto meno una riflessione sul problema si debba tenere aperta - può essere trovata nella risposta a questa domanda: come garantire in un mondo di autonomie territoriali forti, l'unico potere di governo centrale potenzialmente debole? Possiamo blindare il governo centrale in Parlamento, per esempio con la sfiducia costruttiva, ma possiamo anche andare a cercare questa garanzia direttamente dai cittadini.
liberal. . C'è poi il problema dell'unitˆ dell'ordinamento elettorale. Si potrebbe anche sperare che un giorno gli italiani possano votare alla stessa maniera che si tratti dei Comuni, delle Regioni, del Parlamento.
Frattini. Mi pare un po' difficile·
Violante. Bisogna stare attenti, perché l'elezione diretta sta mortificando la rappresentanza·
liberal. . Pu˜ anche essere tutto proporzionale, basta che il sistema elettorale sia unitario per il cittadino.
Violante. Ma Parlamento nazionale, Consigli regionali, comunali, provinciali sono soggetti diversi. Se c'è un sistema regionale presidenziale, non per questo dobbiamo trasformare in presidenziale il sistema. Semmai bisogna dare un ruolo più significativo alle maggioranze dei Consigli comunali, regionali e provinciali, il cui compito è soprattutto quello di spingere il bottone, senza alcuna possibilitˆ di dialettica con l'esecutivo.
Frattini. Forse con una subdistinzione: condivido questa necessità di riflessione per quanto riguarda i Consigli regionali, perché le Regioni sono più legislazione che gestione. Ma nei Comuni e nelle Provincie, probabilmente dove la gestione è minore, l'idea che il piano regolatore lo faccia il Consiglio comunale
Violante. Io comunque vedo dappertutto una tensione molto forte tra Consigli regionali, comunali e provinciali e presidente.
liberal. . Però non è un problema di legge elettorale, visto che ci sono Paesi a regime presidenziale in cui il Parlamento ha un peso, ad esempio gli Stati Uniti, e Paesi come la Francia dove il Parlamento conta pochissimo·
Violante. È un problema di cultura politica, in Francia il presidenzialismo è nato contro il Parlamento. E poi, negli Stati Uniti la Camera conta poco, mentre è il Senato a pesare, fa molte cose e importanti, la grande legislazione di indirizzo e il serio controllo sull'attività di governo. Tornando all'Italia, stiamo già andando verso un sistema legislativo in cui il Parlamento interviene per grandi indirizzi. Fra le riforme costituzionali, aggiungerei anche il mutamento delle regole della produzione legislativa, nel senso che una societˆ che cambia in continuazione ha bisogno di un sistema più flessibile, non si pu˜ continuare a puntare soltanto sull'antico meccanismo della legge delega. Ci vuole un sistema di andata e un sistema di ritorno. La legge delega è il sistema di andata, ma quando il testo torna in Parlamento - lo abbiamo visto nella scorsa legislatura - siamo stretti tra il rischio di arrivare a terze e quarte letture e il rischio di non toccare nulla. Ci vogliono forme nuove, penso alla "riserva di regolamento", già prevista nel testo della Bicamerale. "Riserva di regolamento" significa, come avviene in Francia, che su alcune materie interviene l'esecutivo e non il Parlamento. E poi bisogna riflettere complessivamente sul sistema delle fonti, perché ormai tra fonti europee, fonti nazionali, fonti regionali, si pone il problema della certezza della legge. La questione di fondo per il cittadino è che non sono prevedibili le conseguenze civili del suo comportamento. Da questo punto di vista dovremmo riflettere anche sul peso di alcune decisioni della Cassazione, nel senso che la Cassazione decide "x" ma l'indomani il consiglio del Tribunale decide una cosa assolutamente contraria. In qualche modo bisogna costruire ipotesi per cui alcuni tipi di decisione della Cassazione possano essere superate soltanto con procedure particolari. Se non ci muoviamo rendiamo l'Italia inappetibile nella competizione internazionale.
Frattini. Quest'ultimo punto apre una riflessione interessante, mette in discussione proprio la struttura del sistema giurisprudenziale che abbiamo sempre gelosamente rivendicato con una funzione della Cassazione garante di alcuni principi di indirizzo. Ci si pu˜ muovere proprio dalla giurisdizione, perché se è grave l'incertezza sulla giurisprudenza oscillante in materie che toccano il merito, è ancora più grave l'incertezza sulla giurisdizione. Penso, ad esempio, a quando le Sezioni unite cambiano idea su chi debba essere il giudice di interi settori di conflitti. Quanto alle fonti, credo che la questione debba riguardare non solo il Parlamento ma anche il governo. Analizzando un po' anche quello che si è fatto in settori delicatissimi e centrali, come quello della Pubblica amministrazione, ho visto che noi non proteggiamo gli sforzi di modernizzazione sulle fonti, non solo perché mancano delle riserve, per esempio di regolamento, ma perché mancano delle norme di principio che ci mettano al riparo dalla rilegificazione di materie fino a un certo punto delegificate. Questo è un aspetto che il governo deve affrontare ed è tema che sicuramente si qualifica come questione istituzionale. Vedo qui proprio una mancanza di punti fermi. Sarebbe assai utile se noi potessimo riscrivere le preleggi, con una funzione diversa da quella che ebbero nel '42. E riscriverle introducendo proprio una norma quadro sulle fonti del diritto; riprenderle e dare a esse la natura e la forza di legge rafforzata e non di legge ordinaria.
liberal. . Affrontiamo la questione del clima. L'estate scorsa, dopo che Berlusconi ha lanciato un appello bipartisan sulla gestione dell'ordine pubblico, è nata una discussione che ha dimostrato l'immaturitˆ del nostro sistema politico. Perché? Da una parte c'è stato chi, sia nella maggioranza che nell'opposizione, ha detto "non vogliamo inciuci, non vogliamo commistioni". D'altra parte c'è stato chi è giunto a proporre di nominare insieme i capi dei servizi di pubblica sicurezza. Insomma si nomina la parola bipartisan e si pensa o a governi che possono variare la loro legittimazione popolare oppure che ci sia una cogestione nelle decisioni tra governo e opposizione. Ma il fatto che possano esserci dei valori condivisi da tutti, su cui il Parlamento magari può votare unito, non c'entra nulla con la coerenza di un governo o con il rapporto conflittuale maggioranza-opposizione. Per non parlare della questione a cui voi avete accennato, che è quella del clima politico. Allora questo nostro incontro, in cui siete entrati nel merito delle riforme da fare, può diventare importante per il futuro politico oppure è destinato a rimanere virtuale?
Frattini. Ognuno di noi potrebbe rispondere dicendo che dipende da che cosa farà l'altro schieramento. Io preferisco rispondere in un altro modo. Penso che su alcuni valori condivisi ci si deve in qualche modo trovare. Però, dal mio punto di vista - quando non erano state ancora portate in Parlamento molte di quelle cose che Violante ha indicato come sintomo di un tentativo di vendetta della maggioranza - il fatto che l'opposizione davanti ai fatti di Genova abbia voluto usare, come primo colpo, la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno, è apparsa come una bomba atomica, anche rispetto alla soluzione che si è poi scelto di seguire, dopo che la mozione di sfiducia è stata bocciata, con i toni e con i modi che tutti ricordiamo. Poi, quando noi della maggioranza parliamo di tutela e di rafforzamento del prestigio e della dignitˆ delle forze di polizia, noi diciamo cose che il presidente del Consiglio, il ministro dell'Interno e tutti i ministri di ieri avevano sempre detto e su cui l'opposizione - che è stata forza di governo fino a ieri - aveva pur sempre imperniato la sua politica. Pare strano che tutto ci˜, detto o fatto da un ministro di An o dal vice presidente del Consiglio di An, diventi una tendenza verso una polizia di tipo cileno. Queste sono parole che certo non facilitano il dialogo· Diciamo che c'è una difficoltà oggettiva.
liberal. . Al di là di queste difficoltà, proviamo a rilanciare lo stesso la domanda: secondo lei ce la faremo?
Frattini. Oggi non so dirlo. Non so dire se la maggioranza, sentendosi dal suo punto di vista ingiustamente offesa e attaccata, continuerà ad avere la tentazione di dire: "Proseguo a fare da me, perché forse ce la faccio a realizzare da sola il programma di governo· ". Del resto l'opposizione era riuscita, alla vigilia del G8, a non votare al Senato la mozione che era stata votata alla Camera. Il rischio di avvitarsi è molto forte.
Violante. Ripeto che il clima pessimo e non vedo miglioramenti all'orizzonte, anche se li auspico. In politica estera, se le scelte sono condivisibili, le condivideremo prescindendo dal rapporto maggioranza-opposizione, come avvenuto dopo la strage dell'11 settembre o per la spedizione in Macedonia. Il rischio da evitare quello di programmare le materie bipartisan. Bisogna vedere caso per caso. Del resto la legislatura deve trovare il suo equilibrio ed ancora presto per stabilire che cosa fare.
Frattini. Su quest'ultimo punto sono d'accordo.
Violante. Voglio aggiungere qualcosa su alcune questioni specifiche, ricordate prima da Frattini. Circa la sfiducia nei confronti del ministro degli Interni, ricordo solo che i colleghi dell'attuale maggioranza hanno chiesto, nella scorsa legislatura, ventuno volte la sfiducia dei ministri. Quanto a Genova, Massimo D'Alema non ha parlato di polizia di tipo cileno, ma di fatti cileni e ha citato atti di violenza assolutamente gratuiti su ragazzi e su ragazze, di violenze sugli arrestati. E poi, c' l'altra questione. Vedi Franco, a Genova si rischiata la doppia linea. Scajola e Ruggiero avevano un comportamento conciliante e costruttivo, come stato ricostruito attraverso il lavoro compiuto con l'indagine conoscitiva. Contemporaneamente c'era Alleanza nazionale che martellava sul fatto che ci sarebbero stati scontri, che aveva annunciato la staffetta nelle sale operative dei carabinieri per dare fiducia all'Arma dei carabinieri. Altri episodi hanno creato un clima di scontro. C' un punto politico: una componente molto importante del governo ha giocato a una rottura tra societˆ e forze di polizia, isolando le forze di polizia. Lo dico non per accusare, ma per capire quale meccanismo scattato e per evitare che scatti di nuovo. PerchŽ quelle violenze a Bolzaneto? Se riproduciamo una rottura su questo terreno si crea una situazione di pericolo. Di questo mi preoccupo, inutile fare su questi temi discorsi di parte·
Frattini. é chiaro che nessun governo pu˜ lontanamente immaginare che ci sia un sistema di forze di polizia capace da solo di contenere un'esplosione sociale, oltretutto ora che la sinistra all'opposizione e non al governo. é chiaro che la discussione di questo problema deve avere la sua centralitˆ in una sede parlamentare, anzichŽ sentire tutti i giorni i proclami di Agnoletto e Casarini, che creano una situazione di tensione e di pericolo, nel momento in cui prefigurano che il dibattito vero avverrˆ con l'occupazione delle scuole e delle universitˆ o con gli ospedali che insorgeranno. Per non parlare del fatto che la stagione dei rinnovi contrattuali non pu˜ essere motivo di una preannunciata mobilitazione nelle piazze prima di una discussione nelle sedi istituzionali·
Violante. ·Solo che chi sta parlando di problemi sindacali non ha mai pronunciato la parola concertazione·
Frattini. Maroni s“.
Violante. S“, dopo la polemica, per fortuna l'ha pronunciata. C' un'altra questione di cui voglio parlare. Nella scorsa legislatura la maggioranza aveva 11-12 voti alla Camera, abbastanza pochi, un sostanziale equilibrio. Adesso c' un rapporto completamente diverso. Come si fa a fare in modo che l'opposizione abbia una funzione rappresentativa reale? PerchŽ se negata all'opposizione questa possibilitˆ c' poco da fare·
Frattini. L'abbiamo detto tante volte noi, quindi lo comprendiamo bene. Nella scorsa legislatura ci lamentavamo delle tante deleghe·
Violante. Ne parlavo recentemente col presidente della Camera. Non c' un problema astratto di statuto dell'opposizione, ma se alcune tensioni non trovano un luogo· Quante volte uno scontro in Parlamento diventato uno scontro nel Paese?
Frattini. AltrochŽ. Senza volere aprire qui un capitolo che sarebbe forse lungo, penso per˜ che le varie sfaccettature della sinistra parlamentare oggi dovrebbero essere tutte convinte che questo sia giusto. Ci sono proclami di Bertinotti che danno qualche preoccupazione.
Violante. Per˜ io parlo del 98% dell'opposizione e non del 2% e se ci fosse la possibilitˆ di un elemento dialettico in Parlamento· Anche Rifondazione avrebbe lo spazio parlamentare che le compete.
liberal. . Cosa intende dire?
Violante. Penso alla Finanziaria, alla scuola, penso a quando parleremo dei contratti, ci sarˆ la possibilitˆ di avere una riflessione seria su queste cose? Per seria non intendo dire che si deve fare quello che diciamo noi, ma che si tenga conto che ci sono delle nostre proposte positive e se ne discuta a fondo·
Frattini. Avevo iniziato questa discussione dicendo che i primi mesi della legislatura sono, per loro natura, quelli in cui ci si prendono le misure. La maggioranza deve ovviamente dimostrare anche al suo elettorato che parte in quarta. L'opposizione deve capire - come ha chiesto Violante - se noi siamo disponibili a un supplemento di spiegazioni, di chiarimenti e di confronto o se invece diciamo: "Sai che c'? Questo il decreto legge·". Cos“ ci si sta misurando un po'. Io spero che alla fine di queste misurazioni, senza bisogno di programmarlo - il bipartisan - potremo fare qualcosa su cui apporre tutti quanti assieme una firma, come qualche volta in passato capitato.
Franco Frattini è ministro della Funzione pubblica
Luciano Violante è capogruppo dei Ds alla Camera
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