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In missione per conto di Dio

LIBERAL BIMESTRALE
di Padre John Michael Beers
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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Molti anni orsono, andai a trovare un mio amico in Toscana, un artista americano di nome Shelly Goldstein. Shelly dipingeva scorci impressionisti dell'entroterra toscano, pieni di pioppi, olivi, carri trainati da buoi, frutteti, e di solito le rovine di un'antica torre, o una cappella isolata che era già vecchia di secoli quando Colombo era un ragazzino a Genova, o lontano sullo sfondo un tipico borgo toscano parcheggiato sulla sommità di una collina. Shelly dipingeva anche in altre parti del mondo, Africa, Hawaii, New England e il Midwest americano in genere, ma io non ho mai trovato i suoi dipinti ispirati da queste parti del mondo, così belli come le sue vedute della campagna toscana. Durante una visita recente, Shelly mi ha spiegato quelle che lui crede siano le ragioni di questa mia preferenza: ha detto che quello che io vedo nei suoi scorci toscani è la mano dell'uomo che ha lavorato sotto la guida della creazione divina. Questa mano che ha sviluppato l'ambiente è assente nella maggior parte dei suoi lavori in Africa, nelle Hawaii e anche nel New England, perché tutti quei quadri ritraggono una natura primitiva e indomata. Come la mano di Dio aveva creato tutto dal nulla, Lui ha affidato la Sua creazione alla mano dell'uomo per farne qualcosa. Questo è l'obiettivo della creazione: che l'Uomo sviluppi ciò che Dio ha creato.
La Toscana di Shelly Goldstein non è affatto lontana dall'Umbria di San Francesco d'Assisi, celebrato oggi come il patrono dei movimenti più ambientalisti ed ecologisti - ma qual è davvero la relazione fra uomo e natura nel pensiero di San Francesco e nell'arte di Shelly? I buoi non sono rappresentati per preservare qualche specie protetta o ottemperare a qualche trattato comune; piuttosto essi sono dipinti in quanto essi sono d'aiuto ai contadini. E infatti, uno dei segni distintivi della pittura di Shelly è il ritratto di questi tipici buoi dalle lunghe corna che venivano impiegati dai frati francescani nell'aratura dei loro campi. In altre parole, animali che lavorano rendono legittimamente possibile la vita dei contadini, inclusi quei francescani la cui semplicità di vita raccomanda ugualmente di far sviluppare l'ambiente secondo le loro necessità come inteso dalla mano provvidenziale di Dio. Questo prendersi cura della creazione, come ammirevolmente praticato dai frati francescani e dipinto nelle tele di Shelly Goldstein, dipende dall'uso responsabile dei doni della creazione. Un buon fattore non abusa delle risorse che gli sono state affidate, non le lascia crescere a casaccio o sottosvilupparsi. Piuttosto, le usa, le fa crescere e, più appropriatamente, cerca di impiegare al meglio la propria abilità per migliorare la situazione per il bene suo e dei suoi cari. Nel settore dell'impresa, per esempio, gli impiegati dipendono dalla cura del loro datore di lavoro, che ha investito il suo capitale in modo da dar loro lavoro, per il loro mutuo vantaggio, nell'impresa, appunto, di migliorare il loro stato di vita, impossibile dove non ci sia un atteggiamento buono e responsabile. Il profitto che viene dalla cura è mostrato chiaramente nelle Scritture quando Gesù parla di "servitori buoni e fedeli" riferendosi a quelli che realizzano un profitto con atteggiamenti di cura, mentre chiama "senza fede" quelli che hanno fatto a pezzi il loro tesoro oppure hanno meramente raccolto le risorse originali senza incremento alcuno.
Fratello bove e sorella mucca sono così chiamati da San Francesco per il riconoscimento del loro lavoro a vantaggio dei padroni umani; ciò non è certo un atteggiamento restrittivo o abusivo nei confronti degli animali, non più di quanto lo sia aspettarsi che i fratelli e le sorelle lavorino assieme nella fattoria di famiglia. Similmente, San Francesco non fa di ogni animale un Dio più di quanto non avesse fatto Hosea, il profeta dell'antico Israele, che ridicolizzava i vicini pagani di Israele che non credevano che Dio abbia fatto a sua immagine e somiglianza l'uomo soltanto. Viceversa, egizi, babilonesi e tutte le antiche nazioni, eccetto il monoteistico Israele, creavano dei a loro somiglianza, o a somiglianza dei propri animali. O, nel caso di Ashteroth, nella forma di alberi. Come i loro fratelli e sorelle più antichi, i moderni pagani della New Age s'inventano Gaia, la Madre Terra, o i loro surrogati secolari e "protocollati", e fanno dell'ambiente una specie di divinità. Un vitello d'oro. In questo culto della Madre Terra, sembra di capire che si voglia che la mano dell'uomo non la sfiori, che essa non debba mai essere violata.
"Taci, calmati!" (Marco, 4:39). Con questo semplice comando Gesù Cristo si mostra Egli stesso come un Signore della natura cui "anche il vento e il mare obbediscono" (Marco, 4:41). Come Creatore, Egli giustamente richiama la Sua creazione e pretende obbedienza. Già la Genesi mostrava il Creatore come Colui che porta ordine nel caos. Ma se tutte le cose create dal Signore sono "buone", è solo la creazione della natura umana che il Signore dice è "molto buona" (Gen., 1:31). In più, solo la famiglia dell'uomo è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (Gen., 1:26). Solo all'uomo, di tutte le cose create, Dio dà un comando, ed è la sua prima parola imperativa in tutte le Scritture: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra" (Gen., 1:28). Qui, nel primo capitolo della Bibbia, c'è il cuore della fede ebraico-cristiana: cioè che Dio ha creato l'uomo, che la natura umana è un valore sopra tutte le altre forme di vita, e l'umanità si distingue dal resto del creato che l'uomo è chiamato a dominare. Gesù Cristo, "Il Verbo fatto carne" (Giovanni, 1:14), resta muto innanzi ai Suoi accusatori che ne hanno ordinato la crocifissione, ma Egli parla alle forze della natura e domanda il loro silenzio. Dio crea, porta ordine e domanda una pacifica quiete dalla Sua creazione, mentre è lasciato all'uomo soggiogarla e dominarla. Qui sta la relazione fra Dio e l'uomo come fra Creatore ed essere creato che coopera nell'opera divina della creazione facendo qualcosa di ciò che gli è stato dato in dominio.
Dovrei ora soffermarmi su quattro tipologie di cura dell'ambiente descritte nelle Scritture e, dunque, pienamente evangeliche: la vita umana, la cultura umana, il piano del Creatore, e la dignità del lavoro umano. Li collegherò uno per uno al messaggio di Santa Romana Chiesa per come è stato spiegato da papa Giovanni Paolo II nel Messaggio di Sua Santità per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, gennaio 1990. Comincerò ciascuna sezione con la citazione di un testo delle Scritture; quindi è mia speranza dare una visione d'insieme delle posizioni riguardo l'ecologia espresse nella tradizione giudaico-cristiana e, dunque, pienamente coincidenti con la dottrina cattolica.

La vita umana
"Il Signore mi ha creato all'inizio della Sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora./ Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra./ Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;/ prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata./ Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo;/ quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio nell'abisso;/ quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso;/ quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;/quando disponeva le fondamenta alla terra, allora io ero con lui come architetto, ed ero la sua delizia ogni giorno, mi rallegravo davanti a lui in ogni istante;/ mi ricreavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie fra i figli dell'uomo" (Prov., 8:22-31).
Papa Giovanni Paolo II osserva: "La più profonda e seria indicazione delle implicazioni morali che sottolineano il problema ecologico è la mancanza di rispetto per la vita, evidente in molte delle facce dell'inquinamento ambientale". È tragico il disprezzo per la vita umana mostrato da molti ambientalisti che dicono di voler salvaguardare l'ambiente, a spese degli esseri umani. Nulla può essere più lontano dalla fede, del giudaismo e della cristianità, che è la fede di San Francesco d'Assisi, che l'idea new age di una riverenza per l'ambiente che rimpiazza la riverenza per il Creatore. Di conseguenza, il valore riconosciuto alla vita umana è secondario (per gli ambientalisti new age) al valore riconosciuto alla vita animale o addirittura vegetale. Nella tradizione giudaico-cristiana che si dipana per circa quattro millenni, San Francesco giustamente si pone al di sopra di tutti gli altri pensatori religiosi per la sua grande considerazione, il suo amore per l'ambiente, ma egli sapeva espressamente che la natura non è più che un dono del Creatore, dato all'uomo perché egli la domini, la accudisca e la faccia crescere, mentre Dio è il solo Creatore. Come tutti i cristiani, San Francesco sapeva che di tutta la creazione solo l'umanità è stata nobilitata dall'Incarnazione; era nella volontà del Padre che per la nostra salvezza il Figlio dovesse essere uno di noi, un uomo. Per un uomo, quindi, denigrare la sua capacità creativa in nome della deferenza verso un altro essere umano, significa rigettare quella dignità di cui l'uomo solo partecipa, quella dignità che San Francesco riconosceva unica in tutto l'ordine creato. Molti ambientalisti presenteranno il disboscamento della foresta pluviale amazzonica come un argomento per la creazione di ambienti naturali che vengano preservati da tutte le "innaturali" intrusioni umane. Dimostrando così di non aver compreso qual è la natura dell'equilibrio uomo/ambiente - e ignorando che il fatto che l'uomo si prende cura della natura ha originato un'ecosistema più ricco e bilanciato.
Solo l'essere umano, in tutto il creato, è capace di sviluppare altre risorse oltre a quelle già "date" e dunque può arricchire la creazione stessa. Come tutori dell'ambiente, gli uomini sono la più importante delle risorse della terra. La posizione opposta, che rifiuta questo atteggiamento di cura da parte degli esseri umani, finisce per svilire il valore degli esseri umani stessi. Coerente con questo modello è l'idea di controllare la popolazione e la natalità attraverso mezzi artificiali, quali la contraccezione forzata, l'aborto e, eventualmente, l'eutanasia. È specialmente insidiosa l'idea di promuovere politiche simili nelle nazioni in via di sviluppo, dove un gran numero di tutori dell'ambiente è ancora più necessario. E questo pensiero ambientalista che rifiuta la figura dell'uomo come tutore, non solo mette a rischio la vita umana, ma nega alla persona umana la sua dignità come proposta dalla tradizione giudaico-cristiana. Il lavoro per se stesso è parte dell'originale piano divino; altrimenti, Dio non avrebbe incaricato l'uomo del dominio della creazione: questo presuppone e implica il lavoro da parte dell'uomo. Il lavoro non è una punizione: come lavoratore, l'uomo ha un'opera da compiere; e solo facendolo, può essere considerato in cooperazione con Dio che, come creatore di quell'opera che è l'universo, è l'archetipo del lavoratore.

La cultura umana
"Uomo, ti è stato insegnato ciò che a te è buono/ e ciò che richiede il Signore da te;/ praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio" (Michea, 6:8). Come Michea, Papa Giovanni Paolo II identifica la cultura con la giustizia temperata da compassione e umiltà; più precisamente "la crisi ecologica rivela l'urgente bisogno morale di una nuova solidarietà, specialmente nelle relazioni fra le nazioni in via di sviluppo e quelle che sono altamente industrializzate. Gli Stati devono sempre più condividere la responsabilità in modi complementari, per la promozione di un ambiente naturale e sociale che sia sia pacifico che ricco". Coerente con i suoi insegnamenti di sempre, il Papa mette in relazione la questione ambientale con il coinvolgimento dello Stato e, ovviamente, con la forma di governo e sistema economico. Una considerazione etimologica mi sembra appropriata: il vero significato di "cultura" affonda le sue radici nel lavoro. "Cultura" viene dal verbo latino colere, il cui significato si è evoluto da "dissodare il suolo", a "dimorare", e finalmente ad "adorare", quindi noi abbiamo diversi concetti come agricoltura, coltivazione, cultura e culto che derivano tutti dalla stessa radice latina. Mi piacerebbe suggerire che questa evoluzione linguistica non è una mera coincidenza; piuttosto, riflette le circostanze storiche reali: quando la gente piantava sementi da cui si aspettava di ricevere nutrimento, essi facevano bene a cominciare ad avere una dimora stabile; e una volta che avevano sistemato lavoro e casa, hanno potuto darsi al "lusso" della religione. La cultura, infine, è un concetto che abbraccia il dove vivi, l'etica del tuo lavoro, la tua religione e i tuoi valori. Giovanni Paolo II dice che le critiche più significative al Welfare State devono tener conto del diminuito valore del lavoro, che andrebbe a denigrare la nobiltà e l'identità della persona umana. Ma nella nostra vocazione e identità di uomini, la vocazione al lavoro è nobilitata da Dio con la creazione; e come co-lavoratori con Lui, noi, non solo godiamo della Creazione, ma facciamo qualcosa con essa. Letteralmente, i contadini "lavorano" la terra, ma tutti i lavoratori portano un contributo in termini di creatività svolgendo il proprio mestiere; e l'assenza del lavoro va a ledere la dignità dell'uomo. Il Welfare State, mi sembra, non ha dalla sua molto di ciò che è genuinamente cultura. Il che è tragico perché impedisce ai membri del Welfare State di fare parte di una cultura nobilitante. Essi sono le vere vittime di ciò che è ironicamente chiamato welfare, benessere. Nell'ambito ecologico, il Welfare State tende ad avere un ruolo aggressivo, puntualmente a spese del settore privato. E questo va a detrimento del valore riposto nella dignità umana contro la possibilità di promuovere il bene che deve essere realizzato nell'ambiente, come indicato dalla Genesi.

Il piano del Creatore
"I cieli sono i cieli del Signore/ ma ha dato la terra ai figli dell'uomo" (Sal., 115:16). Papa Giovanni Paolo II osserva: "La chiamata di Adamo ed Eva di partecipare al piano di Dio che si svela con la creazione, li porta a impiegare quelle abilità e quei doni che distinguono l'essere umano da tutte le altre creature. Allo stesso tempo, la loro chiamata stabilisce una relazione fissa fra l'umanità e il resto della creazione. Fatti a immagine e somiglianza di Dio, Adamo ed Eva devono esercitare il loro dominio sulla terra con accortezza e amore" (p.216). Nel parlare di uomo e natura, mi piacerebbe condensare i passi della Genesi 1:28-31 nella frase, Omnia dabo vobis, io vi do tutte le cose, abbiate dominio e cura di esse. La frase dabo vobis ha una storia affascinante nella vulgata latina; essa si ripete almeno duecento volte, e con grandissima frequenza nei libri profetici, dove è Dio a parlare; il complemento oggetto coinvolge una gran varietà di cose, letteralmente omnia. La frase si ripete circa ottanta volte in soltanto due dei profeti, Ezechiele e Geremia. Essi specialmente vedono un rinnovamento spirituale come regalo di Dio per la sua creazione. Fra gli oggetti dell'Omnia dabo vobis ci sono: un solo cuore e un solo modo di comportarsi (Geremia, 32:39), un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ezechiele, 11:19), la mia santità (Ezechiele, 37:26).
Particolarmente interessante è la frase in Geremia 3:15, Pastores dabo vobis. Nel contesto dell'ambientalismo evangelico, noi vediamo il concetto della Genesi Omnia dabo vobis inequivocabilmente correlato con il Pastores dabo vobis di Ezechiele, in quanto i beni della creazione sono dati agli uomini per un dominio che è in ultima analisi "pastorale". In altre parole, noi siamo chiamati a provvedere alla cura di quanto ci è stato dato come dominio. Discutendo questo passo della Genesi, è giusto chiarire che il mio approccio ai testi non è strettamente letterale, del resto nulla è più lontano dall'esegesi cattolica. Mi capita spesso di citare il libro di Jastrow, Until the sun dies, dove si avanza un argomento scientifico per l'esistenza di Dio, senz'altro non nell'intenzione di provare che la creazione è avvenuta esattamente in sette giorni, ma a supporto della visione teologica di Dio come creatore. Jastrow, per esempio, sostiene che l'evidenza che il nostro universo si espande costantemente, prova che l'universo è stato creato, al contrario che se i confini dell'universo fossero stabili. In una visione similare, il naturale, continuo avvicendamento delle risorse, è segno della bontà del Creatore. La più valida risorsa nella creazione rimane senz'altro la persona umana, che sola in tutta la creazione ha il potenziale di rinnovare le risorse. Un fatto che sfugge a chi promuove la distruzione della vita umana: con la perdita di vite umane causate dall'aborto, c'è in termini economici la perdita della più importante delle risorse naturali, che è l'unica a poter rinnovare le altre risorse.
E siamo ancora all'Omnia dabo vobis, al Pastores dabo vobis: la scienza economica era sconosciuta ai tempi del libro della Genesi (ispirato da Dio, ma scritto da uomini), ma, nell'età della scienza, la lettura di quel libro non ha perso interesse. Jastrow inoltre scrive che noi non dovremmo mai pensare che i credenti siano in disaccordo con la scienza. E traccia l'immagine di una scienza la cui missione è assimilabile allo scalare una montagna. Quando gli scienziati hanno raggiunto la cima, possono guardare in basso e trovare che dall'altra parte ci sono i teologi, pronti ad accoglierli con un sorriso. Potremmo riassumere, dunque, così, i tre regali dati da Dio all'uomo nel giardino dell'Eden: la mente umana, l'altro, e i doni della natura. Omnia dabo vobis. Pastores dabo vobis.

La dignità del lavoro umano
"Se guardo al tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato/ che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi?/ Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e d'onore l'hai coronato;/ gli hai dato potere sulle opere delle sue mani, tutti hai posto sotto i suoi piedi" (Sal., 8: 4-6).
Il Papa giustamente valuta la dignità umana sotto la luce dell'Incarnazione: "I cristiani credono che la morte e la resurrezione di Cristo abbia compiuto la riconciliazione dell'umanità col Padre, che era compiaciuto attraverso Cristo di riconciliare a se stesso tutte le cose, sia in cielo che in terra, creando la pace col Suo sangue versato sulla croce". Mentre la maggior parte dell'universo ambientalista non è teocentrico, noi dobbiamo stare attenti a non perdere il senso del valore e della dignità umana che ci viene dalla creazione. Troppo spesso il movimento ambientalista premia la vita animale e vegetale a spese della vita umana. Papa Giovanni Paolo II sviluppa quest'analisi nel suo messaggio ai lavoratori del 19 marzo 1994: "Il prodotto più importante del lavoro è l'uomo stesso. Attraverso la sua attività, l'uomo forgia se stesso nel momento in cui scopre le sue abilità e le mette alla prova. Allo stesso tempo, egli così facendo si dà agli altri e a tutta la società. In più, egli stabilisce la propria dignità di essere umano attraverso il lavoro, e diventa in un certo senso un dono per gli altri, adempiendo così alle proprie promesse".
Come il Papa sa fin troppo bene per la sua esperienza personale dei regimi totalitari, il lavoro può anche venire de-umanizzato, e perciò bisogna fare un distinguo: "Il lavoro dev'essere compiuto dall'uomo per l'uomo. Solo così corrisponde all'ordine appropriato. In altri casi il piano del Creatore è disobbedito e distrutto". E conclude: "Questo è il giorno della grande preghiera dei lavoratori: questa è la preghiera per il lavoro. Essa cominciò un giorno in questa vostra terra italiana. Infatti era qui che San Benedetto insegnava alla gente a lavorare mentre pregava, e i monaci che lo seguivano, fedeli al principio ora et labora, gettarono le premesse di una grande rivoluzione, di sicuro non inferiore alla moderna rivoluzione industriale. Il risultato di questa rivoluzione era la santità dell'uomo. Il lavoro faceva l'uomo, santificava l'uomo, nobilitava la sua vita familiare, creava i suoi legami sociali, costellava la storia delle nazioni. Lasciateci ringraziare per gli straordinari frutti di molti secoli della fatica umana in Italia, in Europa, e dappertutto nel mondo. Lasciateci domandare allo stesso tempo che la preghiera possa trovare posto assieme al lavoro umano, anche nel nostro tempo. La laicizzazione e la secolarizzazione del lavoro contribuiscono soltanto a far sì che l'uomo detesti il suo lavoro e veda in esso solamente una fonte di profitto. Lavorando in questo modo, egli non può più vedere un uomo in se stesso ed è incapace di ritrovarsi in tutti quelli che si danno da fare vicino a lui. C'è bisogno di un "lavoro sul lavoro". Che cosa significa? Niente di più di questo: prega e lavora! Lavoro sul lavoro significa lavorare sulla persona che sta lavorando in modo che attraverso il lavoro, come ha detto il poeta polacco Cyprian Norwald, possa elevarsi a scoprire la completezza della sua umanità".
L'uomo, elevandosi alla completezza della sua umanità, esercita quei doni originari del giardino: la mente umana, l'altro e la natura, esercitando il dominio su questi altri esseri come il Creatore ha detto: Omnia dabo vobis. In questo far crescere e prendersi responsabilmente cura della natura, l'uomo gode della dignità che Dio gli ha donato.
Nei primi anni del suo pontificato, Papa Giovanni Paolo II dichiarò San Francesco d'Assisi santo patrono di coloro che cercano di promuovere istanze favorevoli all'ambiente. Con le sue stesse parole, "Egli offre ai cristiani un esempio di rispetto genuino e profondo per l'integrità della creazione". La Chiesa cattolica celebra San Bonifacio come l'apostolo della Germania per il suo aver diffuso la fede cristiana nell'Europa del Nord. Egli promosse la cristianità presso quelle popolazioni indigene pagane che riverivano gli alberi come sacri e li adoravano da generazioni. Non diversamente dai pagani di mille anni fa in Germania, il movimento ambientalista e gli aderenti della New Age avanzano un culto che non è né teocentrico né apprezza la dignità della persona umana. Come Bonifacio, Giovanni Paolo II sviluppa invece un approccio veramente evangelico all'ambiente, che è centrato su Cristo e vede l'umanità fatta a immagine e somiglianza di Dio, e preposta alla cura della creazione.

John Michael Beers è presidente dell'Annency Institute for the Promotion of Virtue and Liberty (New York)

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