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Dialogo, ma a queste condizioni

LIBERAL BIMESTRALE
colloquio con Monsignor Fouad Twal di Sergio Belardinelli
Liberal n. 8 - Ottobre/Novembre 2001

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L'attentato terroristico alle Twin Towers di New York ha cambiato non soltanto l'orizzonte fisico, la skyline, di una cittˆ, ma ha scosso l'orizzonte culturale di tutta una civiltˆ. Dopo l'incredulitˆ, lo sgomento, il terrore e la rabbia che, di fronte a quelle migliaia di morti innocenti, hanno pervaso immediatamente l'America, l'Occidente e, per fortuna, anche molti altri Paesi, inclusi gli arabi, a poche settimane da quel fatidico 11 settembre incomincia a delinearsi con sempre maggiore chiarezza quale sarˆ il lascito pi vero di questa tragedia: nazioni che, come le nostre, hanno avuto la grande fortuna di tenere lontana la guerra dai propri confini per oltre cinquant'anni si trovano a dover fronteggiare una "guerra santa". Dichiarata da pochi, in veritˆ, ma pur sempre con l'intento di provocare uno scontro tra due civiltˆ: la cristiana-occidentale e l'islamica. "I cristiani e le altre fedi si uniscano contro la violenza" ha gridato Giovanni Paolo II il 23 settembre, sulla piazza di Astana, in Kazakhstan. "Noi non dobbiamo permettere - ha proseguito il Papa - che quanto  successo approfondisca le divisioni. La religione non deve mai essere usata per combattersi". Oggi non possiamo ancora dire per quanto tempo si protrarrˆ l'azione che il presidente Bush ha chiamato "libertˆ duratura". In ogni caso, fermo restando il diritto del popolo americano e di tutti i popoli civili a fare giustizia, a colpire coloro che hanno colpito, sappiamo tutti che non sarˆ un'impresa facile. Pi che un'impresa militare si tratterˆ infatti di un'impresa culturale. Mobiliteremo certo soldati e mezzi che servono a fare la guerra, ma dovremo mobilitare soprattutto le nostre risorse morali; dovremo essere ben consapevoli di ci˜ che facciamo e del perchŽ lo facciamo; in una parola, dovremo ritrovarci, dovremo ritrovare il senso profondo della nostra identitˆ di popoli occidentali e trarre dal rispetto di noi stessi le ragioni per il rispetto degli altri (in una cultura cristiana e liberale ci˜  possibile!). Soltanto cos“ potremo valorizzare a pieno quel sussulto d'orgoglio che sembra averci pervasi dopo la tragedia; soltanto cos“ potremo fare giustizia senza spirito di vendetta, senza offendere la dignitˆ degli "altri" e cercando finalmente di instaurare un autentico dialogo. Per certi versi pu˜ sembrare paradossale, ma soltanto a condizione di riscoprire il senso della sua identitˆ culturale l'Occidente pu˜ evitare oggi un pericolosissimo scontro tra civiltˆ. Proprio sulle ragioni di un dialogo autentico con la cultura islamica, liberal ha intervistato Monsignor Fouad Twal, Arcivescovo di Tunisi, una cittˆ di frontiera dove i cattolici rappresentano soltanto una piccola minoranza nel gran mondo dell'Islam.
Nel volume L'Europa e l'Islam, Bernard Lewis sostiene che, da un punto di vista storico, la sfida islamica all'Europa  l'aspetto pi eclatante della dialettica tra le due pi importanti religioni universalistiche. Anche alla luce della sua esperienza di Pastore, pu˜ aiutarci a comprendere il significato culturale della presenza dei musulmani in Europa? é possibile percorrere le strade dell'integrazione e della convivenza o  inevitabile l'epocale Scontro di civiltˆ preconizzato da Huntington?
In primo luogo  necessario riconoscere un fatto: i musulmani che vivono in Europa sono milioni. Possiamo incontrarli come cittadini europei, come rifugiati politici oppure come emigrati che condividono lo stesso destino, soffrono gli stessi problemi economici e familiari. é interessante osservare un fenomeno accentuatosi negli ultimi anni: i musulmani sono passati, almeno in parte, dallo status di operai immigrati a quello di cittadini organizzati, ben coscienti delle "opportunitˆ" e dei diritti che offrono le democrazie occidentali. Che lo vogliamo o no, che loro lo vogliano o no, noi e loro siamo "condannati" a vivere insieme, per motivi demografici e politici e per interessi comuni. Tocca a noi scegliere il modo di convivere con un'altra cultura, diffidente e allergica all'intregrazione. Il problema consiste nel chiedersi se  possibile (ed eventualmente come) far s“ che questa presenza diventi una convivenza, un essere cio nŽ accanto, nŽ contro, ma insieme, nonostante gli interessi politici, il fanatismo religioso, dichiarato oppure sottaciuto, e le insormontabili differenze di credo.
Quale dovrebbe essere il ruolo e la responsabilitˆ dei cristiani in questo difficile cammino che va dalla semplice compresenza alla convivenza?
In primo luogo, penso che occorra una fede cristiana profonda e solidamente radicata, capace di testimoniare con nobiltˆ l'amore di Dio e di servire tutti gli uomini in modo vero e disinteressato. Bisogna bandire ogni spirito di ripiego, di difesa e di disprezzo: la paura pu˜ far nascere solo aggressivitˆ e violenza. Alcuni anni fa, il Santo Padre in visita alla Diocesi di Tunisi disse queste parole: "Nella vostra testimonianza, il rapporto con i credenti dell'Islam occupa un posto particolare. Voi fate spesso l'esperienza della vulnerabilitˆ del piccolo gregge e a volte sopportate prove che possono giungere fino all'eroismo. Tuttavia fate anche l'esperienza della gratuitˆ di Dio, che desiderate vivere con tutti. Ci˜ che voi testimoniate cos“ nella fede vi fortificherˆ per un rapporto sempre pi profondo e pi spirituale con i musulmani, che vi porterˆ a scoprire con essi i benefici di Dio, ad accoglierli e a condividerli". Noi cristiani abbiamo perci˜ prima di tutto il compito di convertire noi stessi, di avere un'altra mentalitˆ. Questo farˆ anche in modo che l'immigrazione non sia un'invasione caotica ma un arricchimento umano e culturale, una forza nuova per lo sviluppo, un'occasione, ad esempio, per la donna musulmana di emanciparsi e di negoziare la propria libertˆ. é poi urgente anche una conoscenza dottrinale, giuridica e storica dell'Islam per appoggiare le "buone volontˆ" musulmane che lottano per l'apertura, la collaborazione e la convivenza. Se metteremo pi al centro la persona umana, creata a immagine del Creatore, con la sua capacitˆ di fare il bene (ho incontrato tanta brava gente in Tunisia, colpita dalla nostra testimonianza), e metteremo un po' da parte lo spirito apologetico e di difesa, l'avventura con la "mezzaluna" sarˆ pi facile. Se facciamo, sull'esempio del Santo Padre, un esame di coscienza, franco e sereno, troveremo che il primo ostacolo alla convivenza potrebbe venire dalla nostra poca fede in Dio, dalla nostra troppa fiducia in noi stessi, e dalle nostre ragioni umane, compresa quella, anche motivata, di un certo senso di superioritˆ. Da un punto di vista giuridico e politico,  necessario che i Paesi europei difendano i diritti di milioni di cittadini, operai, funzionari, religiosi, che operano nei Paesi musulmani. Va reclamato, in primo luogo, il diritto, spesso negato, alla pratica e alla libertˆ religiosa. Poco fa ha parlato di musulmani di "buona volontˆ", ma  innegabile, anche alla luce dei tragici fatti di attualitˆ, che il fondamentalismo sia all'interno dell'Islam una posizione in ascesa. Per quale motivo? é possibile individuare in modo schematico alcune cause del fondamentalismo: a) il malcontento prodotto in alcuni Paesi musulmani da fattori economico-sociali. Tuttavia questa non pu˜ essere l'unica causa perchŽ in altri Paesi una simile situazione di difficoltˆ non conduce necessariamente a tali eccessi; b) i Paesi musulmani sono in ritardo e hanno un complesso di inferioritˆ rispetto all'Occidente nel campo scientifico, della libertˆ di pensiero, della democrazia, dei diritti umani e cos“ via; c) alcuni centri educativi hanno esercitato un'influenza nefasta sull'opinione musulmana, fomentando il fanatismo e presentando l'Islam non come una religione, ma come un'identitˆ e come un sistema giuridico e politico; d) ci sono poi nel Corano stesso anche passi che incitano letteralmente alla violenza: "Non siete stati voi a ucciderli, ma  Dio che li ha uccisi"; "Uccidete gli idolatri, ovunque li troviate. Prendeteli, assediateli, tendete loro ogni sorta di insidie"; "Lanciatevi dunque all'attacco con armi leggere e con armi pesanti e lottate con i vostri beni e con le vostre persone per la causa di Dio"; "O voi che credete! Combattete i miscredenti che vi stanno vicini! Trovino in voi tempra durissima! E sappiate che Dio  con quelli che lo temono".
Alla luce di queste considerazioni, quali sono i sentieri che il mondo musulmano dovrebbe percorrere per voltare le spalle al fondamentalismo e aprirsi alla possibilitˆ di un'autentica convivenza?
Da parte musulmana,  necessario rimediare alla quasi totale ignoranza del cristianesimo dogmatico. Il poco che sanno - e che spesso  anche falso - viene dall'insegnamento del Corano. Conoscono meglio la nostra testimonianza, la nostra caritˆ: vi fanno appello e a volte ne approfittano. Ne sono stupiti con un pizzico di diffidenza. é auspicabile poi che nel mondo islamico cresca la conoscenza e l'applicazione delle Convenzioni internazionali (relative ai diritti umani, alla dignitˆ della persona umana, alla libertˆ di coscienza) e degli accordi stipulati, in alcuni casi, con la Chiesa cattolica. é importante sottolineare che questo spirito di apertura e di convivenza troverˆ terreno fertile solo se riuscirˆ a entrare nei programmi scolastici e nelle prediche degli imam nelle moschee.
A conclusione di questo colloquio, quale le sembra essere dunque la prioritˆ per portare avanti un dialogo difficile e allo stesso tempo necessario?
Voglio concludere con un messaggio di speranza che nasce dall'esperienza vissuta nella mia Diocesi: la caritˆ gratuita, la vita quotidiana vissuta con fede, la fedeltˆ alla nostra identitˆ cristiana si fanno strada nei cuori e finiscono per essere annuncio. Faccio presente con gioia, a titolo di esempio, l'interesse crescente di alcuni professori musulmani per l'insegnamento del cristianesimo, tratto dai nostri libri di teologia pubblicati in lingua araba; la fondazione a Tunisi, a opera dell'Unesco, della Facoltˆ di Religioni comparate; l'attivazione, sempre a Tunisi, della Biblioteca diocesana che fornirˆ un valido supporto ai due punti ora citati. Abbiamo bisogno di una franchezza fredda e rispettosa per guardare in faccia la realtˆ oggettiva. Di bei discorsi, e di falsi discorsi, che nascondono spesso un mancato coraggio, ne abbiamo ormai abbastanza. Siamo tutti invitati a estirpare ogni forma di fanatismo con l'educazione, l'amicizia e la conoscenza reciproca.

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